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Viterbo - Da mesi vive in un casottino di legno - Il giudice ne ha ordinato la demolizione

Invalida e su sedia a rotelle “sfrattata”

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La signora Lidia Angeli e il suo casottino in legno

La signora Lidia Angeli e il suo casottino in legno

La signora Lidia Angeli e il suo casottino in legno
La signora Lidia Angeli e il suo casottino in legno

L'avvocato Roberto Rossi

L’avvocato Roberto Rossi

Invalida al cento per cento, vive in un casottino di legno di pochi metri quadri. Il tribunale di Viterbo la “sfratta”: vuole demolirlo e la condanna a pagare 4750 euro.

Una multa salata per Lidia Angeli. Viterbese, 66 anni compiuti a febbraio, vive con tutte le difficoltà di chi è costretto su una sedia a rotelle.

Scale e barriere architettoniche le hanno completamente sbarrato l’accesso alla sua abitazione al secondo piano, in via Postumia, al quartiere Ellera.

Lei non si è scoraggiata: ha fatto montare un prefabbricato in legno in cortile e si è trasferita lì. Per poter vivere, se non dentro, almeno accanto alla sua casa.

Ma è durata solo pochi mesi. Il casottino in legno viene montato nel novembre 2012. A maggio, alla signora Angeli è stato notificato il decreto penale di condanna per abuso edilizio. Il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato è lapidario: il prefabbricato è abusivo. Piazzato nel cortile in totale assenza di autorizzazioni. Per questo va demolito.

L’avvocato della signora, Roberto Rossi, ha fatto subito opposizione.

“Chiediamo che sia fissata l’udienza per poterci difendere al processo – spiega il legale -. La signora Angeli è mia cliente da tempo. Purtroppo ho visto peggiorare le sue condizioni di anno in anno. Ha solo cercato di adattarsi senza gravare su nessuno, accontentandosi di qualche metro di spazio e di una cucina da campeggio”. 

Per la signora, al momento, quel fabbricato è l’unica sistemazione possibile. “Nulla vieta che in seguito si possa fare una domanda per chiedere un’autorizzazione – afferma l’avvocato -. Per ora, quello che ci interessa è che la signora non sia condannata. Anche perché l’unica sua colpa è quella di aver cercato di riorganizzare la sua vita in completa autonomia e senza scomodare nessuno”.


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1 luglio, 2013

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