Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Interviene Andrea De Simone direttore di Confartigianato

“La burocrazia italiana paralizza le imprese”

Condividi la notizia:

Andrea De Simone

Andrea De Simone

Riceviamo e pubblichiamo – La burocrazia italiana è ormai un male che paralizza l’Italia, avviluppando cittadini e imprese in un intricato sistema fatto di sprechi di energie produttive. Tempo, denaro e idee vengono quotidianamente svilite da questa gigantesca matrioska che sembra aver ingurgitato il paese, sfiancato da una recessione che non vuole mollare la presa.

Le piccole e medie imprese, colpite a ogni livello, sono allo stremo e i segnali che costantemente lanciano all’apparato politico, affinché intervenga invertendo la direzione di marcia, indicano il disagio e le difficoltà che la nostra economia sta patendo.

Semplificazioni burocratiche, rapporto con il credito, pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione sono divenuti punti di confronto quotidiano: non è difficile immaginare che l’attuale difficile momento storico verrà ricordato proprio attraverso queste tematiche, vere e proprie chiavi di lettura di una generazione alle prese con uno Stato economicamente e politicamente paralizzato.

Eppure l’empasse può essere superata. Eppure margini d’azione ci sono e più volte sono stati indicati da tutte quelle realtà, come la nostra, impegnate nella ricerca di soluzioni mirate a recuperare le forze che potrebbero traghettare l’Italia fuori dal pantano.

“Il tempo – spiega Andrea De Simone, direttore di Confartigianato Imprese di Viterbo – è la risorsa che il paese ha speso senza risparmiarsi. Ora, però, non c’è più tempo, non si può più attendere per realizzare quegli interventi chiesti, con cadenza settimanale, da due anni a questa parte. Non ci sono più margini d’errore, perché le nostre imprese, così come i cittadini, non possono più garantire per gli errori e i ritardi della politica”.

Tra i primi interventi necessari e impellenti c’è la riforma dell’apparato burocratico che opprime l’Italia. La proliferazione eccessiva di leggi e procedure, unita all’inadeguatezza dei tempi di risposta delle pubbliche amministrazioni, stritolano qualsiasi attività imprenditoriale.

Le imprese che più soffrono questa situazione sono quelle attive nel settore edile che, con una chiusura del 2013 che prevede un calo del 5,6%, sono scese in piazza per manifestare la propria rabbia. Se l’8 luglio scorso i “caschi gialli” hanno riempito Piazza Affari a Milano, la situazione non cambia esaminandola dal punto di vista di qualsiasi altro settore imprenditoriale, perché l’insensato spreco di tempo e risorse economiche causato da una burocrazia ossessiva è un prezzo che pagano tutti.

Un rapporto redatto dal centro studi di Confartigianato dimostra che dal 2008 a oggi sono state approvate 491 norme tributarie, delle quali 288 hanno reso la vita più difficile alle imprese, contro le 67 che invece, sulla carta, le semplificavano: per un totale di 4,3 complicazioni per ogni semplificazione, a dimostrazione del fatto che l’andatura della burocrazia italiana assomiglia più al passo di un gambero frenetico.

All’enorme mole di norme che annualmente vengono approvate, bisogna poi aggiungere i relativi decreti attuativi: perché la legge, in assenza del decreto ministeriale, rimane carta inutile. I decreti, a loro volta scritti dagli uffici preposti, non arrivano mai da soli, basti pensare, ad esempio, alla legge varata nell’estate del 2012 per rilanciare lo sviluppo, che per essere attuata ha avuto bisogno di 74 norme di secondo livello. È come dire che per consultare un vocabolario è necessario dotarsi di un’apposita enciclopedia.

“I problemi per le nostre imprese – spiega De Simone – non si limitano certamente al solo labirinto burocratico. Pensiamo alla lentezza surreale della giustizia italiana, che ne è diretta conseguenza. Proviamo per un momento a immedesimarci con un titolare d’impresa che per un procedimento civile per inadempienza contrattuale deve aspettare 1210 giorni, mentre al collega francese ne occorrono solo 390. Non ci si può stupire poi se le imprese hanno ridotto all’osso gli investimenti nel nostro paese”.

Come se gli ostacoli fin qui descritti non fossero sufficienti, ci sono altri (troppi) macigni che vanno a gravare pesantemente sulle spalle di chi si azzarda a produrre. Nel nostro Belpaese si parla sempre più frequentemente di smart cities, e non sono pochi gli esempi che già fanno capolino in molti centri urbani; eppure questi slanci innovativi vanno a cozzare con l’arretratezza tecnologica cronica della pubblica amministrazione che, se superata, andrebbe ad alleggerire in maniera sostanziosa il carico burocratico.

Nel 2013 la totalità dei Comuni italiani dovrebbe essere in grado di svolgere tutte le pratiche per via telematica, compresi i pagamenti, contribuendo ad estirpare il brutto vizio del “ritardo” con cui il pubblico onora i propri impegni. Al momento, però, siamo ben lontani da quest’idillio tecnologico, visto che, su oltre 8mila Comuni, solo 928 si dimostrano davvero smart. Nella nostra Provincia, ad esempio, solo 6 Comuni su 60 rispettano i dettami della riforma sugli sportelli unici per le attività produttive secondo la quale l’invio e la ricezione delle pratiche deve avvenire tramite canale telematico.

“Senza uno sforzo che punti a sdoganare quest’aurea di arretratezza che aleggia sulle nostre amministrazioni – puntualizza il segretario provinciale – siamo destinati a continuare a faticare il più delle volte inutilmente per poter mandare avanti le nostre attività. È lecito domandarsi per quale ragione un imprenditore edile italiano debba impiegare in media 234 giorni per ottenere un permesso edilizio, mentre il collega tedesco ne impiega soli 97. Per non soffermarsi poi sull’intricato gioco di scatole cinesi che bisogna affrontare per districarsi tra la quantità di strumenti urbanistici nel caso di opere più complesse rispetto ad una semplice ristrutturazione”.

Gli imprenditori, così come i cittadini, devono cimentarsi in quella che ormai sembra essere una sadica caccia al tesoro o peggio un labirinto di Arianna che li lascia stremati e sempre più spesso demotivati, per non parlare di quanti, di fronte alla muraglia burocratica, desistono dal voler imprendere, dichiarandosi sconfitti.

Nel frattempo, mentre il Pil pro capite crolla, la spesa pubblica sale, superando di slancio il 50% il prodotto interno senza, tuttavia, far crescere la ricchezza nazionale. A voler cercare la motivazione di un tale paradosso si ricade inevitabilmente nell’analisi delle scelte politiche pregresse. La riforma del titolo V della Costituzione ha moltiplicato i centri di spesa privandoli dei necessari controlli dal centro. Si è così arrivati a contare 23mila stazioni appaltanti e un aumento vertiginoso della spesa pubblica.

La sanità pubblica è il settore che, con un aumento della spesa di 50 miliardi in dieci anni e un peggioramento della qualità, meglio esemplifica questo fenomeno: solo nella regione Lazio a fronte dell’eliminazione di 5 mila posti letto è corrisposto un aumento del 17% della spesa per l’acquisto di beni e servizi.

“Evidentemente è necessario rivedere molti aspetti della conduzione del nostro Paese e, allo stesso tempo, è fondamentale rendersi conto che se non si favoriscono le imprese, restituendo loro dignità e fiducia, difficilmente si potrà impedire che la paralisi economica diventi irreversibile. La semplificazione di norme e procedure è imperativa, così come lo sono l’allentamento della morsa fiscale e le facilitazioni al credito. Ancora, è necessario uno snellimento sostanziale della mole di leggi e cavilli, in modo tale che anche la pubblica amministrazione riesca a farvi fronte nei tempi dovuti. Poche regole certe e certezza dell’azione amministrativa. È questo che chiedono le nostre imprese per investire sul futuro dell’Italia”.

Confartigianato Viterbo 


Condividi la notizia:
15 luglio, 2013

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/