![]() La droga sequestrata nel corso dell’operazione Drum ![]() Il materiale sequestrato nel corso dell’operazione ![]() La droga sequestrata nel corso dell’operazione Drum ![]() Il capo del Nucleo investigativo Giovanni Martufi ![]() Il colonnello Gianluca Dell’Agnello ![]() Il sostituto procuratore Renzo Petroselli |
– Si è avvalso della facoltà di non rispondere come tutti i suoi parenti. Alla fine, neanche Giuseppe Cherubini ha parlato.
Il 65enne di Marta, arrestato nella maxi operazione Drum (fotocronaca * gli arrestati nella Tuscia * video * video2), è comparso ieri mattina davanti al giudice Salvatore Fanti.
Dopo la moglie e i tre figli, è stato l’ultimo a sottoporsi all’interrogatorio di garanzia. Come loro, non ha risposto alle domande, riservandosi la possibilità di un’eventuale richiesta di remissione in libertà al tribunale del Riesame.
Se per lui il ricorso è incerto, per la moglie e le figlie è praticamente cosa fatta. L’avvocato Marco Russo lo ha preparato sia per la signora Maria Teresa Bartolacci che per le figlie Santina e Simona. L’udienza davanti ai giudici romani è fissata al 5 luglio.
Nelle carte dell’inchiesta, Cherubini è noto anche come “Mozzicone”. Gestisce tre forni a Viterbo e l’agriturismo “Il Castellaccio” a Marta, a conduzione familiare. E’ chiuso da giorni. Nessuno può andare a lavorare: tutta la famiglia è in stato di arresto.
Solo Giuseppe Cherubini è ai domiciliari per malattia. La moglie e i tre figli sono in carcere da martedì scorso per detenzione ai fini di spaccio di droga.
Il più compromesso è l’unico figlio maschio: il 33enne Oliviero. Il suo nome ricorre in circa un quarto dei 463 capi di imputazione. Si tratta di singoli episodi di spaccio di cocaina, marijuana e hashish. Tra gli stupefacenti sequestrati dai carabinieri anche la nuovissima amnè: marijuana imbevuta di eroina e metadone che può provocare perdite di memoria.
L’imponente operazione dei carabinieri era stata preceduta da un blitz nell’agriturismo dei Cherubini. A fine maggio, i militari di Marta e Capodimonte, insieme agli uomini del nucleo radiomobile di Montefiascone, arrestarono Giuseppe Cherubini, una delle sue figlie e la fidanzata di Oliviero. Lui era riuscito a scappare, ma in macchina e nell’agriturismo i carabinieri trovarono droga per un totale di un chilo e duecento grammi.
Il 33enne fece perdere le sue tracce. Dopo qualche giorno si costituì. Ieri mattina, era fissata l’udienza per discutere il ricorso al tribunale del Riesame presentato dopo il suo arresto. Ma, visti gli ultimi sviluppi dell’operazione Drum, la difesa ha rinunciato.
Il destino dei sessanta arrestati è un’incognita. Sulle istanze di scarcerazione delle difese, il gip di Viterbo Salvatore Fanti non si è ancora pronunciato. Molti non ne hanno fatto richiesta, ritenendo di avere poche speranze di vedersi scarcerati dallo stesso gip che ha firmato un’ordinanza da 607 pagine. Hanno preferito passare per il vaglio del Riesame.
Gli interrogatori, intanto, continueranno fino a giovedì.
L’unica novità di rilievo è la revoca degli arresti domiciliari a una giovane donna incinta. “A suo carico non c’erano elementi – spiega il suo avvocato Franco Taurchini -. E’ incensurata. All’interrogatorio ha risposto a tutte le domande del gip. Non ha mai spacciato droga in vita sua”.
Il compagno, invece, è ancora in carcere e, probabilmente, tenterà la via del Riesame.
Discorso diverso per il carabiniere di Tuscania Paolo Conio, arrestato nella retata e per il quale la difesa ha chiesto al gip di pronunciarsi quanto prima. L’accusa è pesante: spaccio, falso ed estorsione, per presunte richieste di denaro in cambio di informazioni riservate a un indagato. Per il suo avvocato Floro Sinatora, si tratta di un “errore giudiziario”.
A carico del militare ci sarebbero solo intercettazioni del fratello Alessandro, impropriamente attribuite a lui. Sarebbe sempre Alessandro Conio, inoltre, a millantare la possibilità di fornire a un indagato informazioni interessanti tramite il fratello. Ma di questi accordi, il carabiniere ha detto di non sapere nulla all’interrogatorio di garanzia. L’unico cui ha assistito anche il pm Renzo Petroselli.
Stefania Moretti
















