Riceviamo e pubblichiamo – Il funerale ha dimostrato quanto Oreste fosse amato.
Gli voleva bene la gente del popolo, gli operai, gli ultimi perchè sapevano che Massolo si era sempre speso e battuto per il riscatto del popolo, come del suo Partito, il Pci. Ancor oggi sono di attualità le idee e le proposte elaborate dal Pci, di cui Oreste era il segretario provinciale, nella piattaforma di sviluppo dell’Alto Lazio.
Gli voleva bene l’intellighenzia (molti erano i professori universitari presenti) perché lui era un vero intellettuale organico (come allora si diceva). Memorabili i suoi interventi in Consiglio Comunale di Viterbo per trasformare la Libera Università della Tuscia in Università Statale e per fargli assumere un ruolo di volano dello sviluppo del viterbese.
Gli volevano bene gli avversari politici, perché nonostante la sua vera appartenenza politica, lui era un uomo di equilibrio, forte, battagliero, ma sempre pronto a riconoscere le qualità umane e le ragioni dell’avversario politico.
Gli volevano bene i suoi compagni di partito perché lui con mano forte e decisa, ma sempre rispettosa del dibattito, aveva fatto fare un notevole balzo in avanti al Pci facendo crescere sotto di lui ed insieme ad Assuero un notevole gruppo di giovani dirigenti del partito che avrebbero poi continuato e sviluppato la politica per la crescita del partito e della società viterbese.
Gli volevo bene io, che giovane giovane (avevo 17 anni) mi iscrissi al Pci e trovai gente come lui, Assuero, Sposetti, Giovagnoli, Trabacchini, Polacchi, Pollastrelli, Pinzi, Strich, Grazini, Morvidi, Sarti, Marchi che tutto mi insegnarono della battaglia politica, ma che soprattutto mi insegnarono a difendere gli ultimi, a rispettare gli avversari, a lavorare senza badare agli interessi personali.
Oreste era amato, stimato, gli si voleva bene per davvero.
Nel suo partito è stato uomo di primo livello, di grande capacità.
E’ stato segretario Provinciale.
E’ stato membro della segreteria regionale e soprattutto membro del Comitato Centrale (quando lui fu eletto per noi fu un vanto ed un successo politico).
E’ stato consigliere comunale e capogruppo.
E’ stato consigliere regionale per 2 legislature, diventando anche importante assessore e vice presidente.
Ad Oreste, così come ad altri, si deve la grande crescita del Pci nel viterbese(ricordo che superammo i 9.600 iscritti provinciali dandoci l’obiettivo dei 10.000, il radicamento in tutti i gangli della società; ma soprattutto a lui si deve la capacità del partito nell’elaborare piattaforme di lavoro e sviluppo del viterbese.
L’idea di Viterbo città d’arte e di cultura, ganglio di collegamento tra l’est e l’ovest d’Italia con la realizzazione della superstrada, la realizzazione del centro merci di Orte e lo sviluppo delle aree artigianali ed industriali nei paesi.
Oreste ha vissuto intensamente la politica, anche quando fu colpito dalla grave malattia ai reni, prima la dialisi, poi il trapianto.
Rallentò, accettò con la comprensione dei comunisti il suo minor ruolo politico, ma sempre attento al dibattito, all’evoluzione, alla trasformazione del suo partito.
Partecipò alla formazione del Pds, così come ai Ds ed infine al Pd.
Certo non condivideva tutto, ne ho la prova nei tanti incontri e discorsi che facevamo, ma era sempre attento affinché al centro delle discussioni, dei dibattiti, all’attenzione del partito come obiettivo ci fosse l’uguaglianza tra le persone, si premiassero sempre la capacità e professionalità a discapito dell’arrivismo e del personalismo.
Accettò, su mia proposta, con grande entusiasmo, nonostante non fosse nella migliore forma fisica, di fare il presidente della Fondazione “Gualtiero Sarti”. Mi chiese soltanto di sollevarlo dalle questioni legali e finanziarie di cui con piacere accettai di assumere io la responsabilità.
Nella Fondazione Oreste ha messo tutte le sue ultime energie; era contento ed entusiasta di poter contribuire alla salvaguardia del patrimonio materiale ed immateriale del Pci viterbese, ma soprattutto era entusiasta di poter contribuire a far conoscere le idee del Pci e della sinistra viterbese e a salvaguardare le cose fatte.
Decidemmo insieme di consegnare all’Archivio di Stato, l’archivio storico del Pci e di fare un progetto, insieme all’Università di Viterbo sotto la direzione del prof. Ridolfi e del prof. Cruciani per l’organizzazione dell’archivio, per renderlo fruibile da tutti.
L’ultima sua opera, dopo l’organizzazione di iniziative per ricordare Masini e Sarti e dopo cicli di studi insieme all’Università, è stata quella della pubblicazione di un libro fotografico sulla storia del Pci Viterbese fatto sempre insieme all’Università, nell’ambito della riorganizzazione dell’archivio storico.
Nell’ultimo consiglio di amministrazione della Fondazione aveva predisposto un notevole piano di lavoro con iniziative celebrative, ma anche con iniziative rivolte ai giovani.
Grazie Oreste per la tua opera, mi impegno a portare a termine il tuo lavoro.
Credo che ad un uomo di tale levatura il Comune di Viterbo debba intitolare una via della città.
Faccio appello al sindaco Michelini perché si impegni per realizzare tale obiettivo.
Ermanno Barbieri
Presidenti del Comitato dei Fonadatori
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