– Si parla sempre dei “primi cento giorni” per significare il tempo in cui una nuova amministrazione compie alcune scelte caratterizzanti, magari simboliche, che servano a dare una impronta ai successivi cinque anni.
In tal senso, Ignazio Marino ha lanciato un segnale fortissimo: la chiusura al traffico veicolare privato di via dei Fori Imperiali intorno al Colosseo.
Non si tratta certo della soluzione degli enormi e innumerevoli problemi della Capitale, ma esso segna uno scatto di concretezza, che i cittadini (ma anche i turisti e gli altri ospiti della città) possono immediatamente comprendere e apprezzare, determinando un elemento di consenso indispensabile per costruire le altre scelte di lungo periodo.
Orbene, mentre il sindaco di Roma giungeva in Campidoglio in bicicletta, a Viterbo Leonardo Michelini celebrava da sopra il predellino di un trattore la sua vittoria, che di per sé rappresenta un punto di rottura con i diciotto anni precedenti.
La democrazia ha bisogno anche di alternanza: quando il potere si cristallizza perde la sua capacità di guardare lontano, si pone sulla difensiva, perde lo slancio e comunque è noto che la scopa nuova spazza meglio.
Peraltro le elezioni hanno dato alla città un consiglio comunale profondamente rinnovato, ringiovanito, femminilizzato, tutti elementi che potenzialmente offrono alla nuova amministrazione la possibilità di mettere in moto una notevole spinta al cambiamento.
Non vorrei sbagliarmi, ma fino ad ora dei primi quaranta giorni di Michelini riesco solo a ricordare l’ordinanza “anti-bivacco”, che non mi pare proprio un elemento da esaltare. Per il resto i conflitti nella maggioranza, magari pure amplificati, e le improprie richieste di pareri sulle incompatibilità di alcuni eletti sono l’unica traccia rilevabile finora.
Da poco tempo è scomparso il senatore Andreotti, il quale nel bene e nel male ha rappresentato un modo di essere della politica italiana, che oggi pare riaffacciarsi con forza, per quanto in modalità riveduta e corretta, a livello nazionale. Sappiamo quanto la cultura politica andreottiana abbia innervato anche Viterbo e le sue amministrazioni e pure questa appena insediata è da ritenere che non ne sia del tutto indenne.
Avendo sostenuto l’esperienza vittoriosa di Michelini e intendendo continuare a farlo, mi permetto di interpretare il sentimento di una parte della coalizione (coalizione che ha pur trovato modo di allargarsi, ma farebbe un errore molto grave a snaturarsi): non si pensi sia “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”, tanto più che le fibrillazioni dell’imminente congresso del Pd rischiano di farsi sentire, eccome, su palazzo dei Priori.
Per questo mi sento di rivolgere un invito, se non proprio un appello, in primo luogo alle giovani e ai giovani assessori e consiglieri e quindi al sindaco Michelini: avete 60 giorni per stupirci con effetti speciali.
Non pensiate sia sufficiente seguire la macchina la sera del 3 settembre per captare la benevolenza popolare. La città è stanca, ripiegata su stessa: fate venire fuori la fantasia e la concretezza di una idea bella e riconoscibile.
Poi, a seguire, ci sarà da rispettare gli impegni presi, a partire dallo stop all’urbanistica negoziata per affidarsi finalmente a una vera pianificazione integrata per uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile. Servirà collegialità tra le forze della maggioranza e buone prassi partecipative con i cittadini.
Ma intanto, abbiate uno scatto d’orgoglio, fateci credere che la buona politica intende amministrare Viterbo, magari con idea del tutto inedita e mai discussa negli ultimi venti anni: chiudere il centro storico al traffico privato, almeno un po’…
Valerio De Nardo
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