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Servizi - Intervengono Chiara Frontini e Francesco Lombardi, referente viterbese del forum italiano dei movimenti per l’acqua

“Vanno tagliati i costi della Talete e non le utenze”

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Chiara Frontini

Chiara Frontini 

Riceviamo e pubblichiamo – Siamo sempre più convinti che l’amministratore unico nelle partecipate comunali sia uno dei primi atti che questa amministrazione dovrà realizzare. Un amministratore che non dovrà essere scelto in base a logiche politiche, come è accaduto fino ad oggi, ma in base alle competenze.

Adesso veniamo alle recenti dichiarazioni del presidente di Talete Fedele. Dopo tre anni di presidenza si accorge che i crediti da riscuotere sono tanti, certificando le difficoltà economiche di Talete,  nonostante l’aumento delle tariffe ai cittadini, senza risolvere il vero problema: l’arsenico. Anche se  la colpa per l’arsenico non è, per amor di verità, solo di Talete, ma della Regione in primis e dell’amministrazione comunale in secundis, che poteva fare investimenti in attesa dei fondi regionali. E questo da 15 anni. Ci sono stati comuni della Tuscia dove i sindaci hanno risolto il problema senza attendere i tempi biblici della regione. Non bisogna dimenticarci che per un periodo abbastanza lungo il governo nazionale, regionale, Provinciale, comunale, è stato guidato dagli stessi colori: qualcuno dovrà spiegare ai cittadini, prima o poi, perché non è stato fatto nulla, considerato che la maggioranza era composta dagli stessi partiti politici che governavano tutti gli enti.

Ma torniamo al punto. Viterbo 2020 chiede al presidente Fedele di fare lui un primo passo tagliando i costi del cda di Talete.  Perché non sarà colpa sua dei crediti, non sarà colpa sua dell’arsenico, non sarà colpa sua dell’aumento delle tariffe, però i problemi irrisolti ci sono e i cittadini pagano un servizio di cui non possono usufruire per non mettere a rischio la propria salute.

Siamo convinti che questa nostra proposta sarà recepita, in attesa di un amministratore unico capace (oltre che di denunciare falle e malfunzionamenti) di trovare le soluzioni.  Tagliare i costi del cda di Talete sarebbe un bel gesto: aiuterebbe le casse di Talete e, non da ultimo, darebbe un segnale di responsabilità quanto mai necessario per recuperare credibilità.

Naturalmente questo principio non deve essere applicato solo alla Talete, ma a tutte le società partecipate del comune di Viterbo.

Per quanto riguarda il taglio dell’acqua annunciato, ci sembra di rivivere la storia di Equitalia. È chiaro che bisogna rientrare delle situazioni debitorie – anche perché così facendo forse la stessa Talete rientrerà delle voragini debitorie che ha nei confronti del comune di Viterbo – ma con un volto umano, considerando le difficoltà delle famiglie e delle imprese in questo momento storico. E senza dimenticare l’articolo 4 della “Carta dei servizi di Talete”che recita: “ l’acqua è un diritto fondamentale, irrinunciabile ed inviolabile  dell’individuo”. Chiediamo quindi che vengano messi a punto dei piani di rientro a seconda delle reali esigenze delle famiglie e delle imprese, evitando la chiusura dei rubinetti almeno nelle famiglie più bisognose.

Chiara Frontini


E’ la Talete che si deve chiudere non i rubinetti !

L’incredibile dichiarazione del presidente della Talete che annuncia la chiusura delle forniture idriche agli “utenti morosi” lascia stupefatti. Prima di prendere decisioni in merito va accertata la reale morosità, ed i motivi che eventualmente l’hanno determinata, non escludendo nemmeno il comprensibile rifiuto o limitazione del pagamento di alte tariffe, sproporzionato al servizio offerto dalla società il cui deficit non è certo dovuto a qualche moroso ma ad anni di pessima gestione e di scelte legate alle convenienze politiche di cui tutti paghiamo le conseguenze.

A dimostrazione di ciò basta ripercorrere la vicenda “arsenico” : a tutt’oggi non esiste un piano convincente, sia tecnicamente che economicamente ,di intervento sul territorio viterbese ,per ora affidato solo ad interventi della regione, con il solo utilizzo ( quando e se ci saranno ) di depuratori costosi e in qualche caso di dubbia efficacia. Questo a distanza ormai di anni dall’esplosione dell’emergenza!

Premettendo che il servizio idrico ha un costo e che l’acqua va pagata, non è accettabile la completa chiusura delle forniture ma il recupero con altri mezzi delle somme eventualmente dovute.

Il coordinamento regionale acqua pubblica del Lazio, proprio in questi giorni ha partecipato ad una serie di incontri, presso la VI commissione ambiente della regione, perché proceda speditamente l’iniziativa del referendum propositivo, da trasformare in legge, per la ripubblicizzazione e la riorganizzazione del servizio idrico nel Lazio, proposta sottoscritta da oltre quaranta comuni laziali e da circa 40.000 cittadini, per porre fine alle gestioni private e di carrozzoni come la Talete che diffidiamo dall’intraprendere azioni vessatorie contro gli utenti promuovendo, se necessario, azioni legali .

Si scrive acqua, si legge democrazia!

Francesco Lombardi
Referente viterbese del forum italiano dei movimenti per l’acqua


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7 luglio, 2013

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