– E’ assessore alla Cultura da nemmeno due mesi e c’è già chi chiede la sua sfiducia. Un poco invidiabile primato per Giacomo Barelli, che deve fare i conti con una serie d’iniziative che lo hanno messo al centro dell’attenzione e sopratutto delle critiche.
Se gli spettacoli a Ferento dovevano rilanciare il sito archeologico, a lui hanno portato un’infinita serie di grattacapi. “Non mi sono documentato bene, ma non credo che tecnicamente un gruppo di consiglieri possa sfiduciare un assessore”. E’ un atto politico. “Certo e il punto vero è questo: posso io avere la fiducia da parte di chi ho combattuto dal primo giorno? Non ritengo d’avere la fiducia del Pdl e nemmeno l’ho mai cercata. Detto questo, mi pare un’operazione strumentale.
Mi chiedono la sfiducia su un atto, la consegna della documentazione che riguarda Ferento, su cui non ho competenza”.
Dall’esterno molte critiche, lei che voto si dà pensando al lavoro fin qui svolto?
“Mi do tra il sei e mezzo e il sette. Questo per una ragione: il mio settore si è trovato subito a dover lavorare rispetto ad altri. L’estate, il settembre, Santa Rosa li devi organizzare. E chi ci ha preceduti ci ha lasciati il vuoto. Siamo arrivati a giugno senza che ci fosse una programmazione. Un conto è muoversi da gennaio per l’estate, diverso è farlo in venti giorni. Così non c’è stata possibilità d’intervenire, fare modifiche”.
Cultura, una delega che scotta
Viva Viterbo, la sua formazione politica, ha appoggiato Michelini al secondo turno. Viva Viterbo è nata grazie a Filippo Rossi. Filippo Rossi è l’ideatore di Caffeina, grande contenitore culturale estivo, ma anche destinatario di contributi da parte dell’amministrazione. Se sotto un profilo formale lei non ha conflitti d’interesse, da un punto di vista d’opportunità politica, non era meglio un’altra delega? Le avrebbe evitato critiche e l’essere sempre sotto perenne osservazione.
“Io faccio riferimento a Viva Viterbo. Su Caffeina, per quanto riguarda la mia posizione non ci sono conflitti”.
Infatti nessuno ha detto che ci siano. Si parla d’opportunità politica.
“Come Viva Viterbo abbiamo puntato molto sulla questione turistica e culturale. La delega alla Cultura che ci è stata assegnata è frutto del lavoro e delle idee che portiamo avanti. Ritengo che si debba stare attenti, su questo mi impegno come detto in passato, ma ancora di più a fronte delle polemiche che ci sono state a evitare qualsiasi tipo di sospetto”.
In questa situazione anche l’assenza alla conferenza stampa del Tuscia Operafestival a Roma diventa notizia. Perché lì no e alla conferenza di Caffeina sì?
“Alla conferenza di Caffeina mi ci sono trovato perché ero a Roma per altre ragioni. Ero lì. Noi dobbiamo lavorare per attuare i nostri punti programmatici ed evitare errori che possono essere stati commessi e che possono avere dato luogo a interpretazioni per cui si pensa che ci sia una differenza tra un soggetto e un altro, fra associazioni. Su questo mi prendo un impegno forte.
Se c’è stato da parte mia un minimo di superficialità su alcune cose ne faccio ammenda. Sicuramente non c’è mai stata malafede. Mi sento di garantire parità di trattamento al cento per cento a tutti, che non ci sia nemmeno l’ombra del dubbio su una disparità di trattamento”.
Viva Viterbo è Filippo Rossi. Qualche malalingua vorrebbe che sia lui l’assessore ombra alla Cultura.
“Lo dice chi non mi conosce. Io politicamente esisto ancora prima di Filippo Rossi. Non ho mai preso ordini da nessuno, penso di essere abbastanza grande e vaccinato per poter ricoprire questo ruolo. Quello che mi dispiace è che non mi venga riconosciuta un’autonomia culturale e politica, cosa che invece affermo con grande forza. Dispiace a volte che non mi si consideri per quello che sono”.
Tante critiche su Ferento, ma anche sulla proposta di un coordinatore – omogenizzatore delle attività culturali. Critiche da associazioni, dall’organizzatore di Tuscia in jazz, Leali che ha annullato quattro concerti a Bagnaia.
“L’organizzatore io penso che sia utile per coordinare tutti gli appuntamenti sul territorio. Non è una novità, in altre città esiste. L’ingenuità è stata di fare tutto in fretta, potevo aspettare, capendo che dare input diversi poteva generare critiche. Ma è tutto in buona fede, Per me una sorta di direttore artistico può rivelarsi molto utile.
Per le quattro date a Bagnaia del Tuscia in jazz vale la stessa regola: si fa l’evento, poi una volta approvato il regolamento per l’erogazione dei contributi, li erogheremo. L’evento è di valore.
Un aspetto va chiarito: i contributi si chiedono per appuntamenti che chi li propone, comunque li fa. Tuscia Operafestival mette in piedi il cartellone, Ludika lo ha fatto, poi il comune contribuisce. A un qualcosa che viene già organizzato. Il contributo non copre mai tutta la spesa sostenuta, ma una parte e soprattutto, vuol dire che le spese sono già state sostenute. Non si erogano soldi prima.
Questo è il contributo, a meno che non arrivi qualcuno e proponga d’acquistare uno spettacolo. Ma non è più un contributo. Non ci sono altre strade e non so in passato le cose come funzionavano, ma questa è la legge.
Tuscia Operafestival, giusto per fare un esempio, propone un programma lungo tutta l’estate e chiede al comune un contributo. Non è che vengono e dicono mi dai i soldi o lo spettacolo “x” non lo faccio. Il comune contribuisce, il termine è chiaro, partecipa”.
Giunta Michelini, assessori poco solidali
All’assessore Barelli tante critiche, ma dalla maggioranza si sono mossi in pochi in sua difesa. Il sindaco Leonardo Michelini e l’assessore Alvaro Ricci. Non sembrate proprio tutti d’un sentimento in giunta.
“A me il clima all’interno sembra buono”.
Non sembra una squadra omogenea. Ogni tanto qualcuno interviene, quando interviene, propone qualcosa, magari slegata da quella precedente, pronunciata da un suo collega.
“Non è che la squadra non è omogenea, dobbiamo organizzarci meglio”.
Pure alla giunta serve un omogenizzatore?
“In realtà quello è il sindaco, che coordina. E lo fa anche bene. I tanti problemi e cose da fare che si siamo trovati, non ci hanno permesso d’allenarci o fare spogliatoio. Siamo come una squadra che è subito dovuta scendere in campo. Lo stesso sindaco è oberato”.
La primogenitura su Ferento
Con Ferento non avete peccato di presunzione? L’avete presentato come un evento eccezionale. Il comune lo riapre, ci organizza spettacoli. Accade da venti anni, la stagione teatrale della provincia si è appena chiusa. Sull’idea del sindaco di riaprirla, come? E’ un sito privato sottoposto a vincoli.
“Può darsi che sia passato un messaggio polemico, ma non era questa l’intenzione”.
Ma il presidente della provincia Meroi e il suo collega alla Cultura Fraticelli se la sono presa.
“Ma non era indirizzata a loro la nostra azione. All’amministrazione provinciale va dato atto di quanto sta facendo, ma noi volevamo puntualizzare il mancato impegno del comune su Ferento negli anni passati, un rinnovato interesse. C’è una convenzione coi privati e l’università e sulla base della quale stiamo lavorando per la riapertura.
Almeno da aprile a ottobre. Sul fronte spettacoli, l’idea nostra è non solo organizzare spettacoli, ma realizzare produzioni a Ferento”.
Quattordicimila euro per Gaber, in totale un impegno di spesa per due appuntamenti pari a 36mila euro, ridotti a 26mila tra sponsor e biglietti, non comunque molto in tempi di crisi?
“Abbiamo impegnato fondi specifici che c’erano. Se vogliamo realizzare cose importanti, dobbiamo affrontare costi. Gli spettacoli li abbiamo ottenuti a prezzi di costo, con ottimi risultati. Lo spettacolo su Gaber ci ha consentito di finire anche sulla stampa nazionale”.
Non era la prima volta. Viterbo c’è andata anche in passato.
“Allora diciamo che ci siamo ritornati e ha funzionato. La nostra idea è quella d’esportare Viterbo, dove ci sono bellezze come Ferento e dove si organizzano eventi come quelli messi in piedi. Secondo me ha funzionato, ho visto anche tanta gente da fuori, da Roma”.
Un settembre che sa di “Marini”
Il settembre viterbese come sarà?
“Sostanzialmente come lo scorso anno, non prevedo grosse modifiche. Così come per i contributi a chi organizza gli eventi. Una volta approvato il regolamento. Contribuiremo, tenendo conto di tutto. La precedente amministrazione ha predisposto il 24 aprile scorso un avviso pubblico, nemmeno un bando, a chi interessato a proporre iniziative. Io non voglio entrare in polemica, ma questo vuol dire che chiunque può farsi avanti e poi l’amministrazione sceglie. Non è un bando”.
Tutto ruota attorno al regolamento che non c’è e che ha creato problemi.
“Il centrodestra lo aveva predisposto, ma lo poteva pure approvare. Io ho parlato con l’ex vice sindaco Buzzi, facendogli presente che c’era il problema del regolamento ed essendoci quello già proposto dal loro, ho proposto di lavorare su quello e approvarlo direttamente in consiglio comunale. Mi ha detto di no. Doveva passare in commissione. Mi è sembrata una cosa paradossale. Ti dico che noi vogliamo approvare un documento che loro avevano predisposto e tu rifiuti, facendolo passare in commissione? Non essendoci la volontà da parte della minoranza, abbiamo deciso di passare a una nostra bozza. Adesso è in commissione”.
Viterbo città d’arte e cultura?
Come vede la Cultura a Viterbo? Si arriverà ad avere appuntamenti sparsi lungo tutto l’anno o continueremo a fare indigestione tra giugno e luglio, poi settembre e durante e poi il nulla?
“Io penso che se ci sono tanti eventi concentrati in un periodo, non vadano diluiti, piuttosto, se ne inventino altri e coprire periodi vuoti.
Viterbo dal punto di vista culturale non può morire il 5 settembre, dopo la fiera. Anche l’inverno e l’autunno la città deve esprimere le sue potenzialità. Dando per scontato che in estate le esprima tutte. Io credo che pure qui si possa fare di più, aumentando la presenza turistica. Stiamo lavorando a una sorta di Natale viterbese, a valorizzare tesori che abbiamo ad esempio al museo civico”.
Ma al museo la struttura ha problemi. Marini voleva trasferire parte delle collezioni all’ex mattatoio a valle Faul. Voi avete un’idea diversa a quanto pare.
“Abbiamo accantonato il trasferimento, perché gli spazi all’ex mattatoio non erano sufficienti, semmai lì faremo altro. I problemi strutturali al museo civico sono non complessi, ma vasti e occorrono parecchi soldi. Ma una parte, quella verso piazza Crispi, a fronte d’interventi più limitati potrebbe essere riaperta”.
Pure il teatro Unione è ancora chiuso per lavori.
“Stanno lavorando alla parte del riscaldamento, ma so che pure il tetto ha problemi. Ci stiamo impegnando, ma il punto è che nemmeno per la prossima stagione potremo usufruire della struttura”.
Di nuovo all’auditorium dell’università?
“Sì, ma ci sono anche altre idee, magari utilizzare anche siti che abbiamo in città da sfruttare per il cartellone. Purtroppo per ragioni di spazio non avremo la possibilità di portare compagnie molto grandi. Anche con gli spettacoli teatrali, dobbiamo anche trovare il modo di comprendere anche la parte economica e turistica della città. Chi viene a vedere uno spettacolo, poi deve anche avere la possibilità di girare il centro storico, andare a cena fuori, fare due passi tra i negozi”.
Giuseppe Ferlicca
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