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Viterbo - Andrea De Simone (Confartigianato) commenta le parole del ministro Saccomanni

“La crisi non è finita, serve prudenza”

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Andrea De Simone

Andrea De Simone

Riceviamo e pubblichiamo – È facile immaginare l’espressione sgomenta del titolare di piccola azienda che, a cena con la famiglia depressa da un caldo opprimente e dall’impossibilità di fuggire per le agognate ferie estive (perché, anche quest’anno, bisogna stringere la cintola!), nel sentire le parole del ministro Saccomanni, durante il telegiornale, ha rischiato di strozzarsi.

“La crisi è finita”, andate in pace. Perché sì, l’ottimismo è il profumo della vita, ma le bugie hanno le gambe corte e l’Italia, quella fatta dagli italiani che ogni giorno cercano di non lasciarsi vincere dalla recessione e dallo scoramento, è stanca di sentirsi ripetere che “siamo al punto di svolta”.

“Bisogna essere limpidi e non avallare mezze verità, o mezze menzogne – puntualizza Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese di Viterbo –. I nostri dati sono chiari: la crisi non è finita e, se questa è un’estate davvero calda, l’autunno non sarà migliore. Il che non vuol dire che non si stia effettivamente registrando un timido segno positivo negli indici economici, ma è giusto e sano contestualizzarlo e renderci pienamente consapevoli del fatto che gli ostacoli sono ancora molti (troppi quelli che dipendono da mancate riforme di Governo) e la strada per la ripresa è ancora purtroppo lunga”.

Cautela, dunque, e realismo. Perché se il ministro Saccomanni vede la luce fuori dal tunnel, i vertici di Confartigianato guardano piuttosto alle incognite di settembre: tra il +1 dell’Iva, la Tares che incombe e lo spettro dell’Imu c’è poco da stare tranquilli. Non siamo ancora fuori e certamente non lo saremo fintanto che non saranno gli indicatori più attendibili a dirlo: finché imprese e famiglie non sentiranno i benefici dell’agognata ripresa è quantomeno inutile e irritante gridare alla fine della crisi.

“Il Governo deve inevitabilmente confortare e cercare di tenere alto il morale di tutti quegli italiani ai quali è stata chiesta e imposta una mole di sacrifici soffocante – continua De Simone – ma i mali che affliggono il Paese meritano e pretendono atteggiamenti diametralmente opposti all’avventato ottimismo degli annunci politici”.

Per poter dichiarare la fine della crisi sono necessari interventi concreti e decisivi sulle infrastrutture, sull’edilizia, sul fisco e sul costo del lavoro. “Quando torneremo ad essere competitivi – conclude il segretario provinciale –, quando cioè le nostre imprese saranno messe nelle condizioni di rilanciarsi, allora inizierà la vera uscita dalla recessione. Fintanto che il costo del lavoro impedirà l’assunzione di nuove forze; finché il fisco stritolerà imprese e privati; fino a che la pubblica amministrazione non pagherà i propri debiti e fino a quando il Governo non interverrà con riforme mirate a dare respiro agli italiani, la situazione non potrà davvero cambiare”.

Se è vero che chi non crede nei miracoli non è realista, è vero anche che non si deve dire gatto (in questo caso “fine della crisi”) se non lo si ha nel sacco.

Confartigianato Viterbo


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9 agosto, 2013

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