– E’ l’ultimo anno, ma in qualche modo, pure il primo per Fiore del cielo.
Quinto trasporto per la Macchina ideata da Arturo Vittori, ma per le novità apportate, dal colore alle luci, il 3 settembre sarà una sorta di nuovo debutto.
Ieri di buon mattino, intorno alle 7, al cantiere a San Sisto è arrivato Vittori per fare il punto della situazione. Sotto lo sguardo curioso dei viterbesi che a ogni ora passano e si fermano a osservare.
Più che un cantiere, sembra un teatro. Va in scena l’ennesima replica di uno spettacolo sempre nuovo.
“Ognuno ha il suo ruolo – scherza Vittori – io sono l’ideatore, un ruolo piccolino e poi gli attori cambiano, anche se i personaggi restano. Quest’anno per esempio è il quinto per Fiore del cielo”. All’orizzonte si profila un cambio e per l’occasione la Macchina si veste di bianco.
“I colori che abbiamo scelto hanno un significato. Il bianco rappresenta ad esempio la purezza. Fino allo scorso anno era usato solo per la santa.
Adesso Fiore del Cielo diventa parte integrante del corpo di santa Rosa, simbolo della sua purezza, mentre il rosso è la passione che ha suscitato nella città”.
Le novità non si fermano al bianco e vanno oltre la statua della patrona. C’è un faretto proprio sopra la santa, che proietterà un fascio di luce verso il cielo.
“In realtà non si tratta di una novità. E’ una parte integrante del progetto, prevista fin dall’inizio. Nei rendering del concorso si vede in cima alla santa questo fascio di luce che punta verso l’alto.
E’ un elemento importante nell’apparato scenografico, perché è un crescendo.
S’illumina la parte in basso che rappresenta la vita terrena, quindi la mediana, i miracoli della santa, poi viene l’ascesa in cielo di Santa Rosa con l’ultima sfera e infine il fascio di luce a indicare il passaggio dalla vita terrena a quella spirituale.
Non avendo finora realizzato questo elemento, era come non aver dato la parola alla creatura. Ce l’abbiamo fatta, grazie all’impegno dei costruttori Cesarini e Fiorillo.
Essendo l’ultimo anno, ma anche il primo con questa innovazione, speriamo di riuscire a calibrarla in modo adeguato”.
E’ il quinto trasporto, ma potrebbe essercene un sesto. Eventualmente ha in serbo altre novità da proporre?
“Certo. Il progetto di Fiore del cielo era di una macchina in trasformazione, in evoluzione nei cinque anni.
A ogni trasporto doveva esserci sempre una novità. Cosa che non si è verificata purtroppo, perché il progetto non è stato recepito, non c’è stata quest’attenzione da parte dell’amministrazione comunale.
Però quest’anno stiamo dimostrando che la Macchina si presta a modifiche, anche con una spesa economica contenuta.
Se ci siamo riusciti, devo dare merito a Vincenzo Fiorillo che mi ha chiamato a fine maggio chiedendomi di vederci per parlarne.
Ci siamo incontrati e mi ha spiegato che voleva fare qualcosa per apportare modifiche, sapeva che di idee ce n’erano. Perciò ci siamo impegnati sull’importante modifica che riguarda l’aspetto del colore e la resa estetica della macchina.
Segnerà un cambiamento, ma ci sono tante altre modifiche che abbiamo progettato e non abbiamo ancora mostrato, che vorremmo proporre per un eventuale prossimo trasporto, semmai dovesse esserci.
Una proroga ha senso solo se sarà possibile attuare modifiche, altrimenti riproporre la stessa macchina non è il caso, dopo cinque anni è giusto arrivare a un nuovo concorso e un nuovo modello”.
Già quest’anno si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un’altra macchina rispetto a Fiore del cielo dello scorso.
“Appunto. La parte interessante è questa, poterla modificare a ogni trasporto, pur lasciando la stessa struttura di base, proponendo novità. Rinfrescando l’immagine e rinnovando l’interesse della gente.
Per il tre settembre prossimo, comunque ci sono piccole sorprese in serbo che non si sa fino all’ultimo se riusciremo a mettere in atto, ma so che i costruttori Cesarini e Fiorillo ci stanno lavorando”.
Novità lungo il percorso? “Sì lungo il percorso”. Saperne di più, impossibile.
Com’è stato l’impatto con la “nuova” Fiore del cielo, come se lo immaginava?
“Avevamo ovviamente fatto rendering, simulazioni al computer, che però non rendono, per ragioni di scala. Il pc è una cosa, dal vivo è un’altra.
Devo dire che effettivamente è bellissima.
Non perché il bianco sia più bello del color oro. Era questa l’idea, offrire percezioni diverse della stessa struttura. Cambiare il colore è una piccola parte dell’insieme architettonico.
E’ importante valutare Fiore del cielo anche nella sua capacità d’evoluzione e di trasformazione. Questa macchina è stata progettata proprio per essere ampliata nella sua geometria e composizione architettonica. Non solo le modifiche cromatiche”.
Dal dorato al bianco, cambia pure l’illuminazione. Come?
“Immaginare come apparirà è difficile. Faremo simulazioni, ma l’unico modo è vederla il 3 settembre accesa e capire l’impatto.
I punti luci saranno regolati di conseguenza, lo faremo la sera della prova luci, quando calibreremo tutto l’apparato illuminotecnico.
Ma anche quella sera non avremo un’idea definitiva, perché non accenderemo le candele. Sono quasi mille, hanno un forte impatto”.
Com’è ogni anno tornare a San Sisto?
“E’ sempre un’emozione rivedere la macchina montata e prepararsi per il trasporto, ma soprattutto è bello vedere quando ci sono novità, l’effetto che hanno.
Questa voglia di fare, questa passione che si respira fra le persone che partecipano all’evento è emozionante.
Devo dare merito ai costruttori. Sono quelli che per primi trasmettono entusiasmo e voglia di fare al gruppo.
Sono contento che a un certo punto del cammino abbiamo incontrato queste persone”.
Giuseppe Ferlicca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY