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L'irriverente - Dedichiamo la girata della Macchina di Santa Rosa a chi soffre la vita

Nella Tuscia un suicidio ogni quindici giorni

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

– Non c’è, scriverebbe Francesco Guccini, “un musico fallito, un pio o un teorete, un Bertoncelli o un prete” a parlarne. E neanche un Savonarola a rammentarne la tragedia loro e le colpe degli altri. Eppure, in meno di sei mesi, 12 viterbesi hanno deciso di suicidarsi.

Uno ogni quindici giorni, l’ultimo per Ferragosto.

Meno male che talvolta qualche buon samaritano gli è passato vicino ed ha chiamato carabinieri e polizia: forze della ragione e dell’altruismo che ne hanno salvati alcuni.

Se in 12 hanno deciso così (nessuno sopra i sessant’anni, tre donne e troppi i giovani), c’è più di qualcosa che non funziona pure da noi: solitudine e abbandono di chi è in maggiore difficoltà economica o psichica sia dalle istituzioni, sia da parte di ognuno degli altri.

Sociologi e psicologi, preti ed economisti sapranno spiegare e può darsi che serva a dare buoni consigli se non si è stati capaci di buoni esempi.

Tra qualche giorno, intanto, si celebrerà quel rito magico collettivo che è il trasporto della “macchina” dedicata a una ragazza che, otto secoli fa, conobbe la solitudine e l’incomprensione dei suoi e del potere politico ed economico. Seppe reagire alla crisi andandosene in esilio e tornandone più forte (in questo senso, il percorso Viterbo Soriano e ritorno che Silvio Cappelli e i suoi organizzano da anni sul cammino di Rosa è di grande significato e stimolo alla riflessione comune).

Non tutti hanno, però, la forza della concittadina che, direbbe papa Francesco quando parla di santi: “è una grande”. Ad essi, a chi non ce l’ha fatta, perché non dedicare allora un ricordo pubblico che sia di incoraggiamento a guardare oltre, sull’esempio di Rosa?

Quando la “macchina”, in piazza del comune, gira su se stessa e la comunità profitta per dar memoria di personaggi morti nell’anno, se ne avrebbe a male Rosa se lo speaker la indicasse in quel momento – o magari la invocasse – a sostegno di quanti soffrono la vita, ricordando i troppi tra suicidi e chi ha tentato di esserlo?

Sarebbe un atto di civiltà, perché dodici casi sono da emergenza sociale. Della globalizzazione economica e culturale non si può accettare tutto in silenzio.

Renzo Trappolini


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17 agosto, 2013

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