![]() Chiara Frontini |
Riceviamo e pubblichiamo – Il ricambio al vertice della Francigena dopo le dimissioni del presidente Di Toro ci impone una seria e attenta riflessione sulla situazione generale e la gestione del trasporto pubblico locale a Viterbo.
E’ inutile negarlo: l’opzione pullman, a Viterbo, non è proprio contemplata. E prendere il pullman urbano, soprattutto a sentire i giovani, è “da sfigati”. Nonostante gli aumenti registrati nel 2012 – si parla di una forbice tra l’8 e il 14%, molto più probabilmente dovuta alla crisi –, basta passeggiare per la città per notare pullman semi deserti e frequentati prevalentemente da anziani. Per gli abitanti degli ex-comuni, poi, prendere un pullman è un’odissea, ma lo è anche per molti cittadini dei quartieri periferici: ad un semplice computo economico – dove per economia si intende il tempo trascorso, che è denaro – conviene la propria auto, o addirittura andare a piedi.
Viterbo necessita di un mobility manager. Un nuovo presidente della Francigena, amministratore unico selezionato in base a elevati criteri di competenza ed esperienza, al passo con i nuovi standard di una città smart. Ma oltre alla riduzione dell’inquinamento ambientale e alla semplificazione dei tempi di vita, un trasporto pubblico efficiente è fondamentale per il turismo: parcheggi e ripensamento delle linee di trasporto sono provvedimenti che l’amministrazione comunale deve intraprendere per creare le condizioni di base per poter parlare di turismo.
Viterbo2020 ha presentato in tempi non sospetti un ordine del giorno sull’introduzione dell’amministratore unico per le partecipate pubbliche – come la Francigena – che ci auspichiamo di poter discutere al termine di queste lunghissime, interminabili, vacanze estive del consiglio comunale.
Sono lacune del sistema che, presto o tardi, diventeranno emergenze. La Francigena già ne ha vissuta una, recentemente, – mi riferisco ai lavoratori ex-Autoservice – così come l’arsenico, la questione Esattorie e i dipendenti della sanità. Tutte “falle” del sistema che, poiché non affrontate in maniera lungimirante quando c’era ancora tempo, sono diventate emergenze, e anche gravi. Un costo sociale che noi tutti paghiamo per l’incapacità dei nostri amministratori, nelle varie epoche, di vedere poco al di là del proprio naso. Senza la possibilità di poter individuare, spesso, ragioni, volti e meccanismi di tali perversioni, perché guai a ricercare le responsabilità. Adesso abbiamo una doppia missione: risolvere le emergenze che ereditiamo e voltare pagina.
Il rinnovo dei vertici di Francigena è l’occasione per il sindaco Michelini di dare un primo vero segnale di discontinuità con il passato. Come? Intanto con l’amministratore unico, promessa fatta in campagna elettorale dalla sottoscritta e dallo stesso Michelini. Con la clausola fondamentale, però, che l’amministratore unico non sia selezionato in base al principio di chi “è più amico ed è più fedele alla componente politica di maggioranza di una delle forze che sostengono il sindaco meglio se del Pd”, tanto per essere chiari, ma tramite un bando di evidenza pubblica con elevati requisiti per mobility manager. Competenza, non fedeltà politica. Su questi temi bisogna sapere dove mettere le mani, un po’ come un bravo cardiologo. Su questo noi vigileremo e, se necessario, daremo battaglia.
Chiara Frontini
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