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Lettere - La turista Romina Mattioni esprime la sua delusione dopo una visita a Viterbo denunciandone la mancata valorizzazione

“Una città sporca, nell’incuria e piena di cacche”

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Un'immagine di Viterbo

Riceviamo e pubblichiamo – Gentile redazione,

vi scrivo con un po’ di ritardo rispetto alla visita turistica che ho effettuato a Viterbo alcuni giorni or sono.

Al ritorno da un soggiorno al mare al sud, infatti, io e la mia famiglia abbiamo deciso di deviare per una meta da tanto agognata: Viterbo, appunto.

Forti di una passione per le città d’arte, stimolati dalle notizie storico-artistiche promulgate da una autorevole guida, abbiamo pernottato in città. Beh, cosa dire: il biglietto da visita di ogni città è il suo ingresso. E difatti, entrando da porta Faul, già si rimane interdetti: manutenzione delle cunette totalmente assente, più che di entrare in una città ricca di storia sembra di entrare in una palude.

Ovunque vegetazione foltissima e canneti talmente fitti e alti da coprire il cartello Viterbo; la strada prosegue fino a un parcheggio ma poi, per poche centinaia di metri, c’è divieto di accesso al centro per cui per arrivarvi è necessario inerpicarsi attraverso una stradina in salita che attraversa il quartiere medievale per cui Viterbo dovrebbe essere famosa.

E se nel medioevo non c’erano automobili, e le strade erano percorse da uomini e cavalli, al più carretti, come è possibile per una station-vagon camminare per queste stradine? A fatica, ve lo dico io, rasentando muri e portoni.

E si rimane allibiti che un quartiere medievale venga non solo non valorizzato, ma reso asse viaria, per qualche decina di metri di divieto. Illogico. Ma, andando per le spicce, visitare il centro è stato veramente triste: la città è preda dell’incuria più totale, è sporca e piena cacche di piccioni ovunque, camminare è veramente poco piacevole, anche per il traffico che al centro la fa da padrone.

Il colmo è stato entrare in quello che potrebbe essere il gioiellino di Viterbo e cioè il cortile del palazzo dei Priori, (sede comunale) con quella che potrebbe essere una bella vista panoramica sulla valle del Faul: la sporcizia e il guano erano presenti in abbondanza, una fontana pregevole totalmente invasa da muschi che dal profondo salivano verso l’alto, la panchina presente lorda come tutto il resto. Da una parte, mobili rotti e sacchi di immondizia neri accatastati.

Era il 18 agosto, periodo intenso di turismo, infatti insieme a noi erano altri da varie parti d’Italia e tutti noi non sapevamo dove mettere i piedi. La fontana poi ci ha lasciati veramente disgustati e siamo rimasti avviliti e tristi, tutti quanti. Il bello è che sotto l’arco d’entrata c’è l’ufficio del Turismo il che dimostra l’assoluta cecità di chi ci lavora e di chi ci comanda.

Per il resto, trovare un posto dove mangiare è stato abbastanza arduo e il giorno dopo eravamo talmente stufi di stare in mezzo a tutto questo degrado che ce ne siamo scappati a Tarquinia. In altre città visitate nei nostri giri siamo ritornati, in una Viterbo così non ritorneremo più.

Questo per rendere una testimonianza che non vuole essere solo denigratoria, ma costruttiva; infatti quello che ho visto io lo hanno visto anche gli altri, e da tifosa quale sono per la manutenzione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico, unico sicuramente nel mondo per la storia millenaria dell’Italia, mi è sembrato giusto dire la mia, magari per aprire un po’ gli occhi a chi potrebbe fare qualcosa per una città che potrebbe avere tanto da dare.

Romina Mattioni


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30 agosto, 2013

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