![]() Marco Mancini |
– Marco Mancini oggi se ne va da Viterbo. Va a ricoprire un ruolo di prima grandezza al Miur: capo dipartimento per l’università e la ricerca. Uno snodo centrale in un ministero guidato da Maria Chiara Carrozza, ex rettore della scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Come dire due pezzi da novanta della struttura universitaria italiana che si trovano ai vertici di un ministero che forse è l’unica speranza per questo paese.
Marco Mancini è arrivato a Viterbo che era un ragazzo. Qui è diventato professore ordinario e poi rettore per 14 anni.
A Mancini va riconosciuta una grande capacità manageriale, che ha fatto superare all’ateneo gli scogli della riforma. Ha portato l’ateneo dentro la città. Espandendosi e allargandosi. Recuperando strutture che forse sarebbero andate in malora. Mancini in questi anni somigliava a certi castori che tronco dopo tronco costruiscono la loro casa, che allo stesso tempo è una diga e un ponte.
Nella teoria della computabilità, in relazione alle macchine di Turing, si parla di busy beaver quando la macchina è particolarmente efficiente. Ecco Marco Mancini in questi anni è stato un “castoro indaffarato”, sempre pronto a recuperare il legno buttato via dagli altri per arricchire la sua università.
Un lavoro incredibile, visto a posteriori.
Va riconosciuta a Mancini una intelligenza notevole. E di questi tempi è cosa sempre più rara. Un’intelligenza che lo ha portato a rivoluzionare l’Unitus. Con una tenacia e un’attenzione per il dettaglio degna del fine glottologo.
Per dirla tutta questa città deve molto a Mancini. Gli deve perfino un certo distacco dalle minuterie politiche di questa provincia. Che ha nei suoi giganti politici in realtà dei nani.
Nanismo che spesso, non sempre, colpisce anche il mondo universitario e non solo viterbese.
Con Mancini se ne va da Viterbo un punto di riferimento solido che non sarà facile sostituire. Se ne va una capacità di interpretazione della realtà, che non è stata sfruttata a fondo dai viterbesi. Se ne va un uomo capace. Se ne va una mente fin troppo lucida e per alcuni versi algida. Una mente che ha fatto del principio di realtà la sua pietra angolare. Ma di queste menti oggi abbiamo bisogno più che mai. Visto lo stato disperato di questo paese.
A Marco Mancini auguriamo di poter mettere a frutto le competenze e capacità, acquisite in questi anni a Viterbo ma anche alla Crui, Conferenza dei rettori delle università italiane, nel nuovo ruolo di capo dipartimento per l’Università, l’Afam e la ricerca. Auguriamo, una volta entrato nella stanza dei bottoni, di trovare questi benedetti bottoni. Le leve che permettano di dare una spallata a un sistema universitario e della ricerca che oggi caccia le sue menti migliori e pratica un nepotismo privo di senso.
Gli auguriamo di diventare un pezzo di quel volano della rinascita del paese che appare sempre più necessario. Senza magari tagliare del tutto il filo rosso che pure continuerà a legarlo a questa dimenticata marca di confine dell’impero.
Ciao Marco e in bocca al lupo.
Carlo Galeotti
Ps: Sono veramente curioso di vederti alle prese con l’Afam e in particolare con l’alta formazione nella danza.
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