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Viterbo - Per le spese sostenute per riportare nei limiti la sostanza - Dopo la sentenza che ha condannato Talete, Cna e Confcooperative

Arsenico nell’acqua, parte l’offensiva delle imprese

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Luigia Melaragni e Bruna Rossetti

Luigia Melaragni e Bruna Rossetti

Luigia Melaragni

Luigia Melaragni

Bruna Rossetti

Bruna Rossetti

Riccardo Catini

Riccardo Catini

Massimo Pistilli

Massimo Pistilli

Riccardo Catini, Massimo Pistilli, Luigia Melaragni e Bruna Rossetti

Riccardo Catini, Massimo Pistilli, Luigia Melaragni e Bruna Rossetti

– Arsenico nell’acqua oltre i limiti, per imprese artigiane ed esercizi pubblici, costretti a sobbarcarsi i costi della depurazione, adesso si apre uno spiraglio e deriva dalla sentenza con cui il giudice di pace ha dato ragione a tre residenti a Capranica, concedendo loro la riduzione del 50 per cento della tariffa e un risarcimento di mille euro ciascuno da parte di Talete.

L’azione è stata promossa dallo studio legale Pistilli, dopo l’intesa fra Confcooperative e Cna dello scorso mese di aprile.

“Le imprese artigiane – spiega Luigia Melaragni, segretaria Cna – spendono fino a duemila euro per i dearsenificatori, ogni tre mesi devono far analizzare l’acqua in laboratori accreditati, per cento euro a volta.

Quindi ci sono i filtri e la manutenzione, altri trecento euro l’anno. La situazione è diventata insostenibile”.

Ma con la sentenza, qualcosa potrebbe cambiare: “E’ una svolta storica – dice Bruna Rossetti, presidente Confcooperative Viterbo – per le nostre imprese, cui vanno riconosciuti diritti. Proprio per questo, potenzieremo il servizio di supporto”.

Se vale per i privati, ancora di più vale per gli esercizi pubblici. La domanda é: è giusto pagare una tariffa per avere un servizio che non è qualitativamente come dovrebbe?

Nel caso specifico, si paga per acqua potabile, ma non lo è. “E’ il principio per cui – spiega l’avvocato Massimo Pistilli – il giudice ha concesso la riduzione del 50 per cento della tariffa e un risarcimento di mille euro per il disagio sopportato.

Abbiamo affermato un principio in base al quale erogando un servizio, se c’è una diminuzione negli standard qualitativi, c’è pure una responsabilità civilistica.

Nel caso dei pubblici esercizi, hanno l’obbligo di utilizzare acqua pulita, che però chi dovrebbe conferirla non lo fa e quindi devono sopportare costi aggiuntivi per mettersi in regola”.

Le tre sentenze danno ragione ai privati, adesso ci saranno gli altri gradi di giudizio da passare: “Ma mi aspetto – continua Pistilli – che il criterio della riduzione del canone in virtù di un servizio non erogato come avrebbe dovuto, passi.

La cassazione ritengo questo deciderà e se il giudice lo ha stabilito per i privati, per gli esercizi pubblici è ancora più semplice, in quanto le spese sostenute per mettersi a norma sono documentabili”.

Ottenere la riduzione in bolletta e un risarcimento, sono due obiettivi dell’azione, ma ce n’è una terza: “Far comprendere che non è così che si amministra – spiega Pistilli – Talete, Ato, Regione, i comuni, hanno avuto quindici anni per mettersi a norma con i valori.

Noi non entriamo nel merito di chi siano le responsabilità, ma c’era un problema da risolvere e non lo hanno fatto, facendo scadere tutte le proroghe concesse”.

Una serie di ricorsi, ponendo che siano tutti vincenti, per Talete sarebbe un duro colpo “Ci pongono in molti la domanda – osserva Riccardo Catini, avvocato che per lo studio Pistilli ha gestito le pratiche – sarà colpa degli utenti se va in malora?

Il punto è che gli utenti hanno diritto ad avere un servizio e a pagare un giusto corrispettivo.

Non dimentichiamoci che la concentrazione d’arsenico nell’acqua oggi l’Europa stabilisce che deve essere massimo di dieci microgrammi litro, ma è una deroga. Dovrebbe essere pari a zero.

Ci sono casi d’acquisto di abitazioni in zone con un’elevata percentuale della sostanza, in cui è stata chiesta la risoluzione del contratto di compravendita.

Le imprese artigiane è giusto che si vedano corrispondere i costi sostenuti per essere conformi alla legge”.

Giuseppe Ferlicca


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30 settembre, 2013

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