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– Fin dai primi secoli del cristianesimo, filosofia e teologia crescono confrontandosi continuamente l’una con l’altra, a volte dialogando, a volte scontrandosi.
Il profondo rinnovamento dei saperi cominciato con l’Umanesimo e il Rinascimento induce molti filosofi a dedicare un’attenzione particolare alla figura di Cristo, interpretata in modo molto diversificato. Per alcuni la natura divina quasi scompare e Gesù assurge a modello di perfetta umanità, accanto a Socrate.
Per altri invece è l’aspetto umano che passa in secondo piano, mentre viene esaltato il ruolo di mediatore tra finito e infinito. Per altri ancora Cristo è un esempio di legislatore, di fondatore di religioni, come Mosè, Numa Pompilio e Maometto. Oppure è solo un impostore. Sempre però la sua figura è significativa e suscita importanti interrogazioni filosofiche sulla natura dell’uomo, su quella del divino, su quella del legame sociale.
Consapevoli di questi nodi problematici e del loro rilievo storiografico il dipartimento di studi umanistici e sociali dell’Università della Tuscia e la Sapienza Università di Roma (nell’ambito del Prin 2010-2011 Atlante della ragione europea. XV-XVIII secolo, Unità di Roma La Sapienza) organizzano a Viterbo per il 25 e 26 settembre (inaugurazione 25 settembre 2013 alle 10 – Aula 6) il convegno Il tempo del Figlio. I filosofi e il Cristo all’inizio dell’età moderna.
Partecipano studiosi italiani e stranieri, che confronteranno diversi itinerari di ricerca fra l’età dell’umanesimo e l’età barocca. I lavori si terranno nella sede del Distu, Complesso di San Carlo, via San Carlo, 32.
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