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Riceviamo e pubblichiamo – Salve,
sono una cittadina viterbese e vorrei rivolgermi al sindaco Leonardo Michelini e al vescovo Lino Fumagalli per segnalare la situazione di degrado in cui versa una parte significativa del monumento più importante della città: Palazzo papale.
Mi rivolgo a entrambi, Comune e Curia vescovile, perché in tutta sincerità non so a chi appartenga la zona sottostante alla loggia del palazzo, quella a cui si accede scendendo dalle scalette di piazza San Lorenzo da un lato e da via San Clemente dall’altro. Ma sicuramente quanto sto per illustrare interesserà entrambi.
Da molti anni quest’area è completamente abbandonata e lasciata in balia dei vandali e dell’incuria. Dalle foto potete vedere il pilastro che sorregge la loggia papale totalmente imbrattato da scritte spray e addirittura macchiato da quelli che sembrano dei “gavettoni” di vernice. Tutto intorno altre scritte sulle antiche pietre di peperino, cumuli di escrementi di piccioni, pietre abbandonate, erbacce, immondizie varie.
Ora, cari sindaco e vescovo, capisco che ripulire e rimettere in sesto l’intera città è un’impresa quasi impossibile, tante sono le situazioni di abbandono, ma almeno il Palazzo papale, cioè il monumento simbolo della storia di Viterbo, potrebbe essere tenuto meglio. E’ necessario un intervento deciso per sistemare tutta l’area e per controllarla anche di notte, attraverso un sistema di videosorveglianza così come già è stato fatto per altre zone della città.
Non basta presentare ben pulita solo la facciata: i turisti si muovono e molti di loro vedono benissimo che sul retro del palazzo l’abbandono è regnante. Che figura ci facciamo? Penso sia ora di dire basta a queste situazioni: vi immaginate se il retro del Duomo di Orvieto o di Firenze venissero imbrattati e non importasse niente a nessuno?
Allo stesso modo ritengo deprecabile che i bagni pubblici sotto la scala siano chiusi e che la rampa che scende ai piani inferiori sia costantemente utilizzata come parcheggio.
E’ ora di cominciare a rispettare i nostri monumenti e la nostra storia.
Chiara Martiri
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