Viterbo – La caffeina può essere una necessità per il corpo, la Caffeina con la c maiuscola è una necessità per Viterbo.
Anche se, ascoltando il presidente della fondazione Michele Pepponi, in città non tutti sembrano essersene accorti.
“Per il 2014 – spiega Pepponi – vorrei realizzare uno studio sull’impatto economico del festival sul territorio, per non basarci solo sulle nostre sensazioni.
Mi auguro che faccia ragionare di più sulla necessità di Caffeina per Viterbo”.
Una polemica che non vorrebbe quasi fare, forse perché parla all’assemblea dei soci riunita ieri sera per il primo compleanno della fondazione o forse: “Mi dispiace – osserva Pepponi – che la polemica venga raccolta”.
Il primo compleanno è importante, si ricordano i traguardi raggiunti, l’ultima Caffeina: “La più bella di sempre”, ma da Andrea Baffo, passando per Filippo Rossi e quindi lo stesso presidente, è chiaro che il festival è a un bivio e la strada è obbligata. Deve crescere, perché l’altra via ha un futuro molto incerto. Ma servono fondi. Soldi.
“Oggi diamo del tu ai migliori appuntamenti nel settore in Italia – osserva – da settembre abbiamo cominciato a lavorare alla nuova edizione e siamo al lavoro anche per il secondo appuntamento a Pienza e per il Festival della Val D’Orcia.
Questo non vuol dire andare via da Viterbo, ma far conoscere Viterbo al di fuori.
C’è un treno che siamo chiamati a non perdere. Se lo perdiamo, perde tutto il territorio.
I festival chiudono. Quello internazionale di giornalismo a Perugia con 522mila euro dalla regione di fondi, 62mila dal comune, 86mila dalla camera di commercio, finanziamenti che pure in tempo di spending review Repubblica ha definito una miseria, ha chiuso”.
I soldi, appunto: “Noi dalla regione – continua Pepponi – abbiamo ottenuto in sette anni trentamila euro e non voglio dire quelli del comune”. Zero lo scorso anno e gli altri attorno a ventimila euro.
“Il nostro progetto di rendere sistematica la produzione di cultura si scontra con la necessità di risorse congrue. Il mio è un accorato grido d’allarme. Cittadini, soci, commercianti hanno fatto tutto. Di più non possiamo chiedere.
Servono risorse per lo sviluppo del festival. Dobbiamo valorizzare il nostro know how, non possiamo permettere la fuga di cervelli, abbiamo spese, contratti da rinnovare.
Non credere in Caffeina vuol dire per noi non investire sul vero petrolio viterbese, soprattutto in un momento di crisi”.
In sala, oltre ai soci c’è l’assessore comunale Giacomo Barelli, poi arriverà anche il consigliere regionale Enrico Panunzi.
“Con Barelli vorrei fare un patto – sostiene Pepponi – credete in noi e supportateci, non per amicizia, ma sul merito. Vi ripagheremo con gli interessi.
La fondazione è un patrimonio di tutti quelli che amano la nostra città”.
Quale sia la strada per Caffeina, la indica ancora meglio il direttore artistico Filippo Rossi: “Dobbiamo trasformare Viterbo in capitale globale della cultura italiana. Oppure possiamo ridimensionarci, pensare in piccolo – dice Rossi – rifare un piccolo festival. Io personalmente nella prima ipotesi metterò tutto me stesso, nella seconda non metterò niente di me stesso”.
Rossi ha una convinzione: “Viterbo è la città ideale per un grande festival culturale del centro Italia, per attrarre turismo.
Caffeina non è fatta per i viterbesi, ma è fatta da viterbesi per le persone che vengono in città. Ne usufruiscono anche viterbesi, ma è pensata per attrarre gente.
Ci siamo riusciti, perché siamo bravi e perché il posto è giusto”. Il direttore artistico guarda a un festival che vada oltre i libri: “Un luogo dove migliaia di persone arrivano e trovano la cultura d’Italia. Non solo libri, ma musica, teatro, arti visive”.
Ad Andrea Baffo in qualche modo tocca il ruolo di contabile del festival, raccontando in numeri Caffeina.
L’8 novembre è la data di nascita della fondazione Caffeina: “Da 37 i soci fondatori sono diventati 40 e sommando quelli benemeriti, gli amici e i sostenitori in tutto sono 538. il direttivo è composto da dodici persone, ma sopratutto abbiamo oltre duecento volontari, che sono il festival di Caffeina”. L’anno passato è stato difficile. “Lo è per tutti – osserva Baffo – ma nonostante questo, l’ultimo è stato il miglior festival realizzato, perché c’è la fondazione.
Quattrocentomila visitatori, diciannove arene, quaranta eventi al giorno per un totale di 450. Sono stati 150 i biglietti aerei e di treno acquistati per i nostri ospiti. I nostri autisti per accompagnarli hanno fatto 16mila chilometri.
Abbiamo occupato, sempre per chi ha partecipato al festival, duecento camere d’albergo e consumato settecento pasti. Sempre solo per gli ospiti”.
Giuseppe Ferlicca
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