Viterbo – “L’accordo raggiunto è solo una pezza”.
Non è soddisfatto Fortunato Mannino della Cisl che questa mattina, insieme ai rappresentati di Cgil e Uil, era sotto la Regione per rappresentare gli oltre duemila lavoratori viterbesi che aspettano di conoscere il loro futuro professionale.
L’intesa raggiunta sulla cassa integrazione in deroga, che è un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese o lavoratori che non possono attingere agli altri ammortizzatori sociali, come artigiani o lavoratori di piccole società, non convince Mannino. “E’ stato siglato un accordo che è una pezza – dice -. Il governo non ha ancora dato la copertura finanziaria per i mesi di novembre e dicembre 2013 e la Regione non ha un centesimo. Si è trovata una soluzione che per me è un palliativo anche se permette ai lavoratori di rimanere agganciati alle aziende”.
In base all’accordo raggiunto, le parti si impegnano a concordare tutte le soluzioni utili, come permessi non retribuiti, aspettativa non retribuita, ferie, flessibilità d’orario e altri istituti contrattuali, per evitare i licenziamenti di fronte alla mancanza di fondi statali.
“Le aziende – continua Mannino – possono anche fare ricorso alla cassa integrazione in deroga, ma senza fondi statali, devono individuare, attraverso le more del contratto nazionale di appartenenza, come arrivare al 31 dicembre. E’ un sacrificio per i lavoratori e le imprese. Provando a vedere il bicchiere mezzo pieno, questa soluzione permette ai lavoratori di andare avanti in qualche modo fino alla fine dell’anno. Dopodiché non si sa“.
Da qui i dubbi di Mannino. “Possibile che la Regione non riesca a trovare 25 milioni in un bilancio di oltre 25 miliardi – si domanda -. Non voglio fare populismo, ma secondo me si potrebbero limitare per due mesi consulenze o spese superflue per reperire le risorse e garantire più sicurezza ai lavoratori”.
Necessario, per il sindacalista, l’intervento della classe politica. “Serve una reazione immediata conclude Mannino -. Noi come sindacati continueremo a fare pressione sui politici perché alla fine si possano trovare le risorse o a livello ministeriale o del bilancio regionale per permettere ai lavoratori di arrivare alla fine dell’anno più sicuri. Oggi, il rischio di mandare a casa 2000 persone è stato scongiurato, ma questo non ci basta. La nostra classe dirigente deve darsi una svegliata per reperire i fondi. E’ una situazione vergognosa. Se hanno a cuore il lavoro e l’occupazione facciano qualcosa “.
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