– Le quattro taverne delle quattro contrade sono ponte per il “Convivum Secretum”. L’evento che si terrà oggi giovedì 3 ottobre a Soriano nel Cimino per la XLVI sagra delle castagne. Ogni taverna, per la speciale occasione, ha allestito e organizzato un menù diverso e una scenografia diversa per riportare tutti al tempo del Rinascimento.
Contrada San Giorgio – Taverna del drago
Della aspera e crudele fame … per quella mala recoita sequitao la fame si orribile che forte cosa pare a contare, a credere …. infinite femine fuoro le quale iettaro loro onore per avere dello pane …. Fuoro vennute palazza, possessioni de campi e vigne, e dati per poca cosa, per avere dello pane .. .Incresceme de contare tante tristezze …. ”
Così un anonimo trecentesco descriveva una delle omblli carestie che nel corso del XIV secolo flagellarono l’Europa. Lo spettro della fame tornava a colpire con violenza diverse regioni del continente, Italia compresa, dopo un lungo e florido periodo che aveva portato le città a crescere e fiorire. Di lì a poco, l’avrebbe seguito lo spettro delle peste, ancora più nero e distruttivo. Se generalmente i cittadini erano più protetti rispetto al rischio delle fame di quelli delle campagne, durante le carestie peggiori, proprio gli abitanti del contado riuscivano a mettere insieme poche povere cose, comunque utili per sopravvivere. Oppure ci si affidava alla generosità di pochi benefattori o all’operosità di monaci che accoglievano poveri bisognosi, malati o pellegrini stanchi e affamati. È poi ovvio, che potenti signori e ricchi gentiluomini non avevano gli stessi problemi e magari “manicavano la carne, chi ne aveva, senza pane”. D’altra parte la cucina ricca, quella alta delle corti e case signonli, deve molto alla cultura popolare, soprattutto quando si parla di ingredienti semplici, umili, come verdure, legumi e cereali inferiori, tipicamente associati alla mensa contadina o comunque povera.
Bastava, al cuoco del signore, nobilitare la pietanza con l’aggiunta di ingredienti associati alla ricchezza ed al potere. le spezie, lo zucchero diventavano dunque un lasciapassare per la mensa aristocratica che non disdegnava, soprattutto in periodi di crisi alimentari, neanche ingredienti come cavoli, aglio o legumi. Se, quindi, nella casa del povero in campagna ci si doveva accontentare di una minestra di fagioli o magari di cicerchie, arricchita quando si poteva con poca carne secca di porco, 11 signore poteva mangiare anche le parti solitamente scartate degli animali, ma confezionate in pasticci speziati. Se poi, i “guanti, cioè ravioli” fritti e inzuppati nel miele, nascondevano un cuore a base di legumi, poco importava: stava al discreto cuoco confezionare la vivanda nella migliore maniera per 11 proprio signore. Passando per le caotiche, colorate e maleodoranti strade del Medioevo, ci si accorgerebbe in fin dei conti, quanto sia grande 11 debito della nostra tradizione culinaria con quelle preparazioni povere, talvolta di fortuna, che permettevano anche nei momenti peggiori di sopravvivere fino alla stagione successiva. Ecco infatti, arrivare l’autunno ubertoso coi suoi frutti, comprese le castagne, vero “pane dei poveri” soprattutto nelle zone ove si sostituivano i boschi alle coltivazioni dei cereali. Dunque come passano le stagioni, passao la carestia e venne lo tiempo della lieta fertilitate. La fame e l’abbondanza.
Contrada Trinità – Taverna della vecchietta
Alla fine del XIV secolo le popolazioni della Tuscia potevano contare Sul supporto e l’ausilio di curiosi personaggi velati di nero: le Beghine, qui conosciute come Bizzoche. Laiche, spesso vedove e appartenenti a famiglie facoltose, le Bizzoche erano dedite alla carità, alla cura degli infermi e si prendevano cura degli orfani.
Inizialmente mal viste dalla Chiesa, soprattutto per 11 loro uso di leggere in Volgare le Sacre Scritture, ma anche per lo sfarzo e per 11 loro discreto tenore di vita, ebbero comunque un destino meno duro dei loro “colleghi” maschili, i Begardi, che vennero accusati di eresia e perseguitati.
Dato 11 grande lavoro svolto in ambito sociale, anche la Chiesa dovette ricredersi sulle loro intenzioni: E’ 1’11 luglio 1399, e con una Missiva di Papa Bonifacio IX, si celebra l’annessione delle Bizzoche della Tuscia all’interno dell’ordine Agostiniano.
Contrada Papacqua – Taverna delle acque
Il percorso storico rievocativo della contrada Papacqua e la presentazione scenorafica allestita sia all’esterno che all’interno della taverna, si svolge attorno alla settima decade del secolo XVI.
All’interno è stata ricostruito lAn banchetto rinascimentale di ambiente nobile. Siamo all’interno della corte cardinalizia del Cardinal Madruzzo a cui era stato concesso il feudo di Soriano proprio in quegli anni; la tavola principale è stata allestita, come in uso all’epoca, con fiori e trionfi.
Importante, in questo contesto, la presenza dello scaleo; figura di rilievo nei banchetti rinascimentali, che doveva essere di origini nobili e conoscere i gusti del suo Signore e dei commensali, egli si occupava di attribuire le parti di cibo secondo una certa gerarchia. Era responsabile, inoltre, anche dell’allestimento della tavola ed era ormai di uso comune usare tovaglie bianche, ma anche colorate, con sopra stoviglie d’oro o d’argento. I bicchieri di vino e le caraffe, dovevano venire distribuiti con effetti decorativi, nel mezzo stavano le saliere e le ciotoline con le spezie, ne’ potevano mangiare fiori e marzapane al centrotavola.
A differenza del Medioevo, invece di bardare i piatti per suscitare stupore, i cibi venivano disposti artisticamente secondo i dettami di veri e propri artisti della tavola.
La scena conviviale è stata ricostruita come era d’uso fare negli ambienti aristocratici, intendendo cioè il banchetto non solo come una cena vera e propria ma come uno spettacolo; ad allietare il ricco pasto dei nobili saranno presenti infatti i musici con delle danzatrici che balleranno su musiche rinascimentali.
La scelta delle vivande è stata fatta seguendo principalmente le ricette di Bartolomeo Scappi, cuoco “secreto” (cioè personale) di Papa Pio V e che, tradizionalmente, era costituita da varie portate di “credenza” e di “cucina”.
Nel menù tra le altre cose sarà possibile degustare: tortelli alla lombarda, fricassea di pollo al limone, spinaci all’uva passa, croccante, frittelle di mela aromatizzate alla cannella
Contrada Rocca – Taverna dell’orso
Siamo nell’anno del signore 144 7. E’ un periodo di particolare benessere per Soriano, sotto il pontificato di Niccolo V Peruntucelli (144 7-1455): infatti si effettuano numerose opere di ristrutturazione della Rocca, di costruzione ( come per esempio la stupenda fontana a fuso ancora visibile in via della Rocca) e innovazione di natura giuridica e amministrativa.
Grazie al suddetto Papa viene concesso al nostro Comune di redigere statuto. In seguito alla stesura dello Statuto vengono assegnate delle cariche ai cittadini (Podestà’, Noterò, Sindaci, Cancelliere comunale Priori, Visori, un Consiglio di creclenza, fattore di camera, Consiglio Generale) e stasera alla locanda dell’antico borgo di Soriano, si festeggiano i capi famiglia che faranno parte del Consiglio Generale. Intorno a loro, figure animano la scena e partecipano al gaudio popolare.
Musica, vino e gentil sesso sono la cornice di una serie che potrebbe essere uguale a tante. Gli amici di sempre intersecano le loro vite, giocando, mangiando e bevendo con altri uomini che. neDa baldoria, climenticano le fatiche e i pensieri di una giornata di lavoro. Tutti ruotano intorno aDa locanda per intrattenersi e divertirsi, ma soprattutto per usufruire del suo desinare che in questo periodo si trasforma, diventando sempre più curato e saporito conquistando anche i palati più fini, senza din1enticare il cibo modesto per i meno abbienti e tradizionale per i più nostalgici.
Nella nostra degustazione potrete assaporare: lenti altramente (purè di lenticchie), De ovis, primo de implendis (uova ripiene), Mistembec (frittelle), e inebriarvi con l’immancabile Ippocrasso ( vino speziato )
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