Riceviamo e pubblichiamo – Il potere benefico delle acque termali del nostro territorio è noto sin dall’epoca etrusca.
Furono però i Romani, dopo aver conquistato la zona, a iniziare uno sfruttamento organico di queste acque dalle proprietà miracolose, costruendo grandi strutture termali, i cui resti sono visibili e in parte utilizzabili ancora oggi.
Una di queste si trova all’estremità meridionale dell’area termale di Viterbo, in corrispondenza dello svincolo della superstrada Orte-Viterbo sulla Cassia Sud, ed è nota come “Le Masse di San Sisto”.
Il nome fu conseguenza del lungo periodo di sfruttamento del materiale da costruzione presente nell’area per i nuovi edifici che venivano mano mano realizzandosi. Questo lento ma inesorabile saccheggio ne provocò la scomparsa persino dalla memoria.
Tra i reperti ancora oggi visibili, sono degni di nota l’imponente ninfeo, le fondazioni dell’antica ed ampia piazza porticata, l’acquedotto – con la torre di elevazione e relativa vasca adiacente – che portava l’acqua dai monti Cimini alle fontane e alle abitazioni private, la via romana, il cui basolato fu rimosso durante i lavori per la creazione dello svincolo della superstrada ai bordi della quale sono ancora visibili i muri delle antiche botteghe.
Sono così tanti e importanti i rinvenimenti archeologici, in tutta la zona, da consigliare di astenersi dalla costruzione di edifici permanenti o invasivi, fino a quando uno studio più approfondito permetterà di portarli alla luce nella loro complessità. Potremmo trovarci di fronte ad un impianto urbanistico di città romana ancora intatto, fatto pressoché unico nel suo genere.
Noi di Viterbo Venti Venti abbiamo a cuore lo sviluppo turistico e termale della nostra città, ma vogliamo anche puntare un faro sull’enorme valore storico culturale di quell’area, che richiederebbe una attenzione e una cura particolari da parte degli organi preposti al controllo. Anche l’utilizzo poco attento dei mezzi meccanici per uso agricolo può infatti produrre danni e disperdere importanti tracce di un così imponente passato.
Alcuni cittadini ci hanno di recente segnalato lavori di pulitura dai rovi in un prato adiacente le antiche mura dell’acquedotto romano che sarebbe bene seguire con attenzione, per verificare che detti lavori vengano svolti con cautela, onde evitare il pericolo di una rovinosa caduta delle Antiche mura stesse, che sono testimonianza della storia delle antiche terme di Viterbo.
Marco Metelli – Viterbo Venti Venti
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