– La Banda del racconto presenta “Il mio nome è Checchibronzi”, versi e racconti di Spartaco Compagnucci, poeta popolare e memoria storica della Maremma cornetana.
Con Pietro Benedetti, Alfonso Prota, Antonello Ricci. Introduce Marco D’Aureli. Con un omaggio al poeta estemporaneo Riccardo Colotti.
L’evento si svolgerà venerdì 25 ottobre alle 18 a Tarquinia presso la Società tarquiniese d’arte e storia.
“In certi villaggi africani, quando muore un griot, la gente piange come se una biblioteca fosse andata a fuoco. Perché il griot è il cantastorie della comunità. Vero e proprio archivio che cammina, egli incarna declama tramanda tutta la memoria del suo popolo: eroi e leggende di fondazione, lignaggi parentele e discendenze, usi e costumi, motti di saggezza pratica e sapienza rituale, fatti memorabili della storia locale.
Il griot ricorda e insegna alla comunità il suo stesso esserci: da dove viene, la sua destinazione. Un po’ come Omero o come la Genesi, tanto per intenderci.
Tutto questo è stato Checchibronzi, alias Spartaco Compagnucci, per il paesaggio e per la gente della sua Maremma: la Maremma di Corneto. Checco di nome, bronzo di natura: Spartaco era stato forgiato al mondo nella rude fucina di una Maremma d’altri tempi; nell’incanto di una natura non ancora redenta da paludi e forteti (terra feroce e splendida, come doveva essere stata fin dai tempi del brigante Riniero e dalla similitudine del XIII canto dell’Inferno).
Un’infanzia, la sua, amara e schietta: povera certo, ma anche viva di sano vigore, di intelligenza delle cose, di dignità irrinunciabile.
Nei suoi endecasillabi Spartaco volle fermare salvare e custodire, prima del precipizio di quel mondo millenario, tutte le parole che ne avevano nominato uomini cose azioni: le erbe, i toponimi, i personaggi, le ricette, i racconti storici e quelli leggendari, le radici etrusche e l’occupazione delle terre nel secondo dopoguerra, la riforma agraria varata fuori tempo massimo (malfatta oltreché tardiva), l’abbandono selvaggio delle campagne, i malinconici butteri della domenica, fighetti dell’oggi consumista, novellini e sprovveduti.
Lui, anzi, lu’, che la sua Tarquinia amava ribattezzarla Crognoleto, rispolverandone cioè, via Cardarelli, un fantasioso etimo da corniolo (crògnolo in dialetto). Dal bronzo al legno. Nomen omen. Spartaco e Corneto. Una comunità e il suo griot”.
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