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Economia - Infrastrutture - Il quotidiano raccoglie il grido di allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Cna

Sul “Fatto quotidiano” le aziende locali fuori dal corridoio tirrenico

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Corridoio tirrenico

Aziende locali tagliate fuori dal Corridoio Tirrenico, se ne occupa anche “Il Fatto quotidiano”. 

Il giornale di Antonio Padellaro ha dedicato un ampio servizio all’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Cna di Viterbo e Civitavecchia: l’Autostrada Tirrenica non è roba per le imprese viterbesi.

Come scrive Nicola Caracciolo, una sola impresa locale è riuscita ad aggiudicarsi una fetta dei lavori. Un bottino scarno per una zona che, come si legge nell’articolo, “si aspettava di rinascere grazie alla cessione del’Aurelia, strada statale, a un gruppo di privati chiamati dalla Sat, società autostrada tirrenica”.

Poteva essere la luce in fondo al tunnel. E’ diventata una delusione. “Un sistema di scatole cinesi”, lo chiama il giornalista, che descrive il complicato meccanismo di affidamenti presumibilmente architettato “per mettere il tutto al riparo da domande indiscrete”.

Le ditte sono di Roma. Ancona. Udine. Treviso. Mai di Viterbo e provincia. 

E così, tra aziende che si ritirano e altre che subappaltano, viene fuori che “le piccole imprese locali hanno rinunciato agli appalti. Perché? – si chiede Caracciolo -. Perché non ci sono margini di guadagno. Altrimenti rischierebbero la rovina”.

Per il giornalista, la Sat lavori avrebbe stabilito i prezzi per le materie prime in base ai livelli del 2008, ma nel frattempo, i costi sono aumentati. Eppure “si sa di molti pagamenti in contante – continua il giornalista -. Ditte disposte a lavorare in perdita sono state trovate”.

Il sospetto, neanche troppo velato, di Caracciolo è che l’affare corridoio tirrenico corra un alto rischio di infiltrazioni. “C’è in Italia, grazie alla mafia, alla camorra e alla ‘ndrangheta, una massa enorme di denaro da riciclare, capace di sopportare un costo anche alto – conclude il giornalista -. La Tirrenica distrugge il paesaggio di una delle zone più turistiche d’Italia. E’ lecito il sospetto che possa distruggere anche qualcosa di intangibile, ma tuttavia molto importante: la pubblica moralità”.

 


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6 ottobre, 2013

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