Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Senza nessuna vena polemica, nei confronti dei politici del Pd che hanno detto la loro a seguito di una visita dell’istituto di Mammagialla, riteniamo sia necessario chiarire che la fondatezza delle lagnanze del personale di polizia penitenziaria dell’istituto non è da ricercare nei numeri sviscerati e riportati nell’articolo del 4 novembre.
E’ chiaro che in termini numerici, se confrontiamo la situazione di Viterbo, con ad esempio quella romana (Rebibbia e Regina Coeli) possiamo sicuramente ritenerci fortunati.
Il problema però non sta nella quantità di detenuti, ma è da ricercarsi nella loro personalità che molto spesso è poco incline al rispetto delle regole.
Per l’appunto non comprendiamo per quale motivo ai politici del Pd non sia stato detto che a Viterbo sono ospitati detenuti trasferiti per “ordine e sicurezza” o perché la percentuale di detenuti affetti da patologie psichiatriche è molto alta.
E’ a nostro modesto avviso questo il vero problema a Viterbo, ovvero vi è un’enorme difficoltà nel gestire questi soggetti del tutto particolari, sotto tutti i punti di vista.
Ecco il motivo per il quale il personale di polizia penitenziaria non è sufficiente. Ecco perché occorrerebbe una implementazione delle altre figure professionali che gravitano intorno al mondo penitenziario (Educatori, Assistenti Sociali, Mediatori Culturali, Medici). Ecco perché questa estate si sono registrate molteplici aggressioni in danno al personale di polizia penitenziaria.
Si tende sempre a sottarcelo, ma in sezione, così come in tutte le altre attività l’unico rappresentante dello stato in prima linea che si prende carico delle problematiche dei detenuti è sempre il poliziotto penitenziario.
Così come asserito dai politici del Pd l’amnistia e l’indulto non sono misure che possono risolvere il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari. Ma secondo noi neanche un più ampio accesso alle misura alternative e alla messa alla prova utilizzata nel sistema dei minori.
Il cittadino, secondo noi si aspetta uno stato che sappia garantire sia la certezza della pena che la sua funzione retributiva e non una politica del tutti fuori.
Per questo c’è bisogno di strutture penitenziarie in linea con i dettami della legge 354/75 e del DPR 230/00 e di un massiccio incremento di tutte quelle figure professionali che diano concretezza alle normative citate, perché siamo del parere che si debba ammettere un soggetto che ha violato la legge a un percorso alternativo alla detenzione, solo quando abbia realmente compreso l’errore fatto e non con il mero obbiettivo di tenere basso il numero dei soggetti ristretti in carcere, anche se condividiamo il fatto che un ragionamento serio sull’utilizzo della custodia cautelare in carcere vada necessariamente fatto.
Danilo Primi
Delegato regionale
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