Viterbo – E’ vero, sono problemi quelli della destra, tra decadenza e germinazione; della sinistra, fra lancio di un nuovo prodotto, clienti affezionati al gusto di Pci e Dc e pure quelli cui piace il mix; del centro tentato di guardare indietro dove son rimaste solo orme.
Intanto, però, riecco il 2 novembre, col memento mori che, ad ogni latitudine e rito, certifica la verità assoluta e ineludibile di morte e ignoto.
Due novembre, due riflessioni.
Anzitutto, un ricordo per chi è rimasto senza l’affetto degli ormai troppi viterbesi così angosciati da varcare la stretta porta del suicidio: la cruda statistica conferma la tragicità di un viterbese che si toglie la vita ogni 15 giorni. L’ultimo caso, il 31 ottobre e, nemmeno una settimana prima, un altro.
Asl e Servizi sociali dei comuni hanno un progetto comune di sensibilizzazione e di aiuto mirati? Dovrebbero esserci, in proposito, anche istruzioni e compiti da adempiere dettati dalla Regione e dallo Stato. Qualcuno dalla Cittadella della salute può rassicurare?
Seconda osservazione: atei e credenti dialogano al massimo livello e sembrano trovarsi d’accordo. Che succederà dopo la morte?
Il primo ottobre, papa Francesco – il quale “crede in Dio” – a Eugenio Scalfari che, invece, “crede nell’Essere, nell’Energia caotica ma indistruttibile e in eterna caoticità”, ha detto: “la nostra specie finirà, ma non finirà la Luce di Dio che a quel punto invaderà tutte le anime e tutto sarà in tutto”.
Riecheggia la “convergenza di vedute” riscontrata nel 2000 da un cardinale di Santa Romana Chiesa, il pur “tradizionalista” (ma quanto valgono questi aggettivi?!) Silvio Oddi e Virgilio Gaito, Gran Maestro del Grande Oriente D’Italia, la Comunità Italiana della Massoneria Universale.
I due firmarono insieme una lettera a Giovanni Paolo II nella quale – di fronte al rischio di una tecnologia che ci mette tutti (ora, perfino la Merkel) in mano a Grandi Fratelli che ascoltano e per tutti decidono – richiamarono l’urgenza di “allontanare insieme il gregge dal precipizio” e per questo invitarono (il laico e il cardinale) a “guardare nel cielo, nel quale ci ritroveremo tutti allacciati in una catena di Amore eterno”.
Papa Woityla ufficialmente non rispose, ma i vescovi italiani – e per essi anche un viterbese – avviarono incontri e confronti.
Ora, Francesco riapre il discorso perché, dice: “non esiste un Dio cattolico, esiste un Dio”. Potrebbe essere la “Luce” ed anche l’“Amore” oltre la morte e per tutti, credenti o no?
Perché non pensarci il 2 novembre?
Laicamente.
Renzo Trappolini
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