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Soriano nel Cimino - Cento anni fa la novella fu pubblicata sulle colonne del Corriere della sera

Pirandello e la sua storia d’amore a Soriano nel Cimino

di Silvio Cappelli
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La casa di Pirandello a Soriano nel Cimino

La casa di Pirandello a Soriano nel Cimino

Pirandello in visita all'ospizio di Mendicità sorianese

Pirandello in visita all’ospizio di Mendicità sorianese

Rondone e Rondinella sul Corriere della sera

Rondone e Rondinella sul Corriere della sera

Soriano nel Cimino – Cento anni fa, per la precisione il 30 novembre del 1913, Pirandello pubblicava sul Corriere della Sera la novella “Rondone e Rondinella”, una delle 365 previste nel progetto editoriale “Novelle per un anno”, cioè una novella al giorno, che nel 1922 lo scrittore siciliano nel aveva deciso di realizzare.

“Rondone e Rondinella” è la dolce storia di due forestieri innamorati che s’incontravano segretamente ogni anno per andare a “fare il nido per tre mesi” a Soriano nel Cimino nella villetta del medico e sindaco del paese. Avevano i nomi e cognomi sconosciuti quasi alla totalità degli abitanti del paese.

Probabilmente Luigi Pirandello, al quale nel 1934 verrà assegnato il Premio Nobel per la letteratura, ha scritto questa bellissima novella durante una delle sue villeggiature, o in occasione di uno dei suoi viaggi di lavoro a Soriano nel Cimino per andare a trovare il suo amico professore filologo Ernesto Monaci oppure per incontrarsi con l’altro villeggiante illustre di quei tempi, il regista Rosso di San Secondo.

E i riferimenti pirandelliani a Soriano nel Cimino non affiorano soltanto nella novella “Rondone e Rondinella” ma anche nell’altra novella “Canta l’Epistola” (1911), nella poesia “Pian della Britta” (1909) e in alcune opere pittoriche raffiguranti scorci di paesaggi sorianesi eseguite dallo stesso Pirandello.

Tornando alla novella pubblicata cento anni fa Rondone è descritto da Pirandello come un signore straniero “…con un lungo farsetto nero di saia, dalle code svolazzanti, e in calzoni bianchi…” che aveva scelto per alcova “…la villetta del medico e sindaco del paese, piccola piccola, come un nido di rondine, su in cima al greppo detto della Bastia, tra i castagni”.

Rondinella invece “…era arrivata, il primo anno, circa quindici giorni dopo di lui, quand’egli aveva già trovato e apparecchiato il nido lassù, tra i castagni. Era arrivata improvvisamente, senza che egli ne sapesse nulla, e aveva molto stentato a far capire che cercava di quel signore straniero, e voleva esser guidata alla casa di lui

Ogni anno la Rondinella arrivava due o tre giorni dopo, e sempre così, all’improvviso. Un anno solo, arrivò un giorno prima di lui. Il che dimostra chiaramente che tra loro non c’era intesa, e che qualche grave ostacolo dovesse impedir loro d’aver notizia l’uno dell’altra.

Certo, come dai bolli postali su le lettere si ricavava, abitavano nel loro paese in due città diverse. Sorse sin da principio il sospetto ch’ella fosse maritata, e che ogni anno, lasciata libera per tre mesi, venisse là a trovar l’amante, a cui non poteva neanche dar l’annunzio del giorno preciso dell’arrivo”.

Lei – scrive Luigi Pirandello – era “… piccola e diafana, come fatta d’aria; con limpidi occhi azzurri, ombreggiati da lunghissime ciglia: occhi timidi e quasi sbigottiti, nel gracile visino. Pareva che un soffio la dovesse portar via, o che, a toccarla appena appena, si dovesse spezzare. A immaginarla tra le braccia di quel pezzo d’omone impetuoso, si provava quasi sgomento.

Ma tra le braccia di quell’omone, che nella villetta lassù l’attendeva impaziente, con un fremito di belva intenerita, ella, così piccola e gracile, correva ogni anno a gettarsi felice, senza nessuna paura, non che di spezzarsi, ma neppur di farsi male un pochino. Sapeva tutta la dolcezza di quella forza, tutta la leggerezza sicura e tenace di quell’impeto, e s’abbandonava a lui perdutamente.

Ogni anno, per il paese, l’arrivo di Rondinella era una festa. Così almeno credeva Rondinella. La festa, certo, era dentro di lei, e naturalmente la vedeva per tutto, fuori”. Anche in questa novella Luigi Pirandello descrive minuziosamente il paese. Ci racconta, infatti, che: “…Rondinella alzava gli occhi al monte ancora lontano, su cui i castagni, ove non batteva il sole, s’invaporavan d’azzurro, e forzava gli occhi a scoprire lassù lassù il puntino roseo della villetta.

Non la scopriva ancora; ma ecco là il castello antico, ferrigno, che domina il borgo; ed ecco più giù l’ospizio dei vecchi mendicanti, che hanno accanto il cimitero, e stanno lì come a fare anticamera, in attesa che la signora morte li riceva. Appiè del borgo, incombente su lo stradone serpeggiante, il boschetto delle nere elci maestose dava a Rondinella, ogni volta che vi passava sotto, un senso di freddo e quasi di sgomento.

Ma durava poco. Subito dopo, passato quel boschetto, si scopriva su la Bastia la villetta. Come vivessero entrambi lassù, nessuno sapeva veramente; ma era facile immaginarlo. Una vecchia serva andava a far la pulizia, ogni mattina, quand’essi scappavan via dal nido e si davano a svolare, come portati da una gioia ebbra, di qua e di là, instancabili, o su al monte, o giù nella valle, per le campagne, per i paeselli vicini.

C’è chi dice d’aver veduto qualche volta Rondone regger su le braccia, come una bambina, la sua Rondinella. Tutti nel paese sorridevano lieti nel vederli passare in quella gioia viva d’amore, quando, stanchi delle lunghe corse, venivan per i pasti alla trattoria. S’eran già tutti abituati a vederli, e sentivano che un’attrattiva, un godimento sarebbero mancati al paese, se quel Rondone e quella Rondinella non fossero ritornati qualche estate al loro nido lassù.

Il medico non pensava ad affittare ad altri la villetta, sicuro ormai, dopo tanti anni, che quei due non sarebbero mancati. Sul finire del settembre, prima partiva lei; due o tre giorni dopo partiva lui. Ma gli ultimi giorni avanti la partenza, non uscivano più dal nido neppure per un momento. Si capiva che dovevan prepararsi al distacco per tutt’un anno, tenersi stretti così, a lungo, prima di separarsi per tutt’un anno. Si sarebbero riveduti?

Avrebbe potuto lei, così piccola e gracile, resistere al gelo di tanti mesi senza il fuoco di quell’amore, senza più il sostegno della grande forza di lui? Forse sarebbe morta, durante l’inverno; forse egli, l’estate ventura, ritornando al vecchio nido, l’avrebbe attesa invano”. E per tutto un inverno i sorianesi guardarono “…con pena la rosea villetta, il nido deserto, su in cima alla Bastìa, tra i castagni.

Passò il giugno, passò il luglio, stava per passare anche l’agosto, quando all’improvviso corse per tutto il paese la notizia: – Arrivano! arrivano! -Insieme, tutti e due, Rondone e Rondinella? – Insieme, tutti e due! Corse il medico, corsero tutti quelli che stavan seduti nella farmacia, e i villeggianti dal caffè su la piazza; ma fu una nuova delusione e più grande della prima. Nella vettura, venuta su da Orte a passo a passo, c’era sì la Rondinella (c’era, per modo di dire!), ma accanto a lei non c’era mica il Rondone. Un altro c’era, un omacciotto biondo, dalla faccia quadra, placido e duro. Forse il marito. Ma no, che forse! Non poteva essere che il marito, colui! (…) «E il Rondone? Il tuo Rondone?» chiedevano ansiosi a quegli occhi gli occhi della gente attorno alla vettura.

«Che ce n’è del tuo Rondone, che non è venuto? Non è venuto perché tu sei così? O tu sei così, perché egli è morto?» Gli occhi di Rondinella forse intendevano queste domande ansiose; ma le labbra non potevano rispondere. E gli occhi allora si chiudevano con pena. Con gli occhi chiusi, Rondinella pareva morta. Certo qualche cosa doveva essere accaduta; ma che cosa, nessuno lo sa. Supposizioni, se ne possono far tante, e si può anche facilmente inventare. Certo è questo: che Rondinella venne a morir sola nella villetta lassù; e di Rondone non si è saputo più nulla”.

Sarebbe bello ricordare e festeggiare in qualche modo, a Viterbo o Soriano nel Cimino, il centenario di questa bellissima novella.

Silvio Cappelli


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5 novembre, 2013

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