Bassano in Teverina – (p.p.) – “Vogliamo svincolare i cittadini da un balzello inutile”.
Accusato dalla minoranza di aver speso oltre quattromila euro in parcelle per l’avvocato invece di pagare una tassa di 24 euro, il sindaco di Bassano in Teverina Alessandro Romoli si difende. E rivendica l’azione politica di un provvedimento che, per lui, va a favore dei cittadini costretti a uno sperpero di denaro senza ricevere nulla in cambio.
“Il comune – spiega il primo cittadino – ha agito sul contratto a Tevere nera che è un consorzio di bonifica delle aree a ridosso della Valle del Tevere con sede a Terni e che vede gravare di tasse anche alcune terre del nostro comune”.
La storia ha inizio nel dicembre del 2010. “Il consorzio, istituito negli anni ’30, ha funzionato fino agli anni ’60 e ’70. Ora, sono almeno 20 anni che i cittadini si trovano a tirare fuori soldi per questa imposta, che dipende dall’estensione del terreno gravato dal vincolo, senza però ricevere servizi. Noi paghiamo 24 euro perché abbiamo solo un terreno che affaccia sulla valle. Il comune però non ha presentato ricorso alla società per i 24 euro, che sono una cifra irrisoria, ma per fare una causa pilota che svincolasse la cittadinanza”.
Soldi che per Romoli possono essere risparmiati. Da qui l’azione legale. “Abbiamo presentato il ricorso in primo grado di fronte alla commissione tributaria e abbiamo perso. Ora c’è l’appello che riteniamo necessario perché è giusto andare in fondo alla vicenda”.
Un percorso affrontato insieme ad altri comuni. “Insieme ai comuni di Attigliano e Orvieto, abbiamo presentato una lista per inserirci nel consiglio di amministrazione del consorzio e controllare la spesa in entrata. C’è stato però il blocco delle elezioni che ha fermato tutto. L’azione che stiamo facendo, comunque, non riguarda solo Bassano, ma è concordata con altri enti che hanno promosso attività della stessa natura. E’ un’azione che rivendichiamo perché fatta nell’esclusivo interesse della cittadinanza”.
I costi per intraprendere le azioni legali si aggirano sui quattromila euro. “La spesa di 4500 fa riferimento ai due gradi di giudizio che abbiamo affrontato. E’ una spesa nei limiti di quello che prevede il tariffario e al di sotto del limite per l’incarico diretto. Il pagamento di questa tassa non è giusto sia sotto il profilo giuridico che quello politico amministrativo”.
La minoranza ha presentato denuncia alla Corte dei conti. “Se l’opposizione, invece ricorrere alla magistratura, avesse chiesto spiegazioni al Comune, noi avremmo detto come stanno le cose. Ne prendo atto – conclude Romoli – e su questo vedrò anche io come muovermi. La nostra iniziativa è condivisa dalla maggioranza dei cittadini che devono essere svincolati da un balzello inutile”.
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