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Viterbo - Giornalista arrestato - Le motivazioni dell'ordinanza con la quale il tribunale del Riesame ha confermato i domiciliari per Gianlorenzo

“Atteggiamento professionale spregiudicato”

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

L'avvocato Carlo Taormina

L’avvocato Carlo Taormina

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo – “Atteggiamento professionale spregiudicato” e “personalità negativa”. Ma gli arresti domiciliari sono più che sufficienti.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’ordinanza del tribunale del Riesame su Paolo Gianlorenzo.

I giudici romani riassumono in cinque pagine i motivi che li hanno portati a disporre i domiciliari. Misura che lo stesso gip di Viterbo aveva applicato al giornalista dopo l’interrogatorio di garanzia. 

A conti fatti, la sostituzione del carcere con i domiciliari sembra essere l’unica differenza tra l’ordinanza di arresto del gip e la nuova pronuncia del Riesame. In sostanza, per il Riesame era eccessivo rinchiudere il giornalista a Mammagialla. Bastava la detenzione in casa a scongiurare il rischio che Gianlorenzo potesse commettere altri reati. Misura a parte, il collegio presieduto da Luca Della Casa si allinea in tutto il resto alle conclusioni del gip Francesco Rigato, che non era stato tenero nel provvedimento di arresto.

Sulla violenza privata a danno della moglie di Francesco Battistoni, definita dal gip un “episodio inquietante”, il Riesame riconosce “sussistenti” gli “indizi di colpevolezza”. La signora Battistoni ha denunciato il giornalista perché le avrebbe ostruito il passaggio, parandosi davanti a lei su una scalinata. Succedeva alla scuola Pietro Vanni, frequentata sia dai figli di Gianlorenzo che da quelli di Battistoni.

Quanto all’accusa di calunnia a un agente della polstrada, per il Riesame è “gravemente disdicevole che l’indagato avrebbe accusato falsamente il pubblico ufficiale”. Gli indizi di colpevolezza restano solidi anche per l’ipotesi di estorsione in concorso con l’ex avvocato di Gianlorenzo, Samuele De Santis. Il giornalista è accusato di averlo aiutato a procacciarsi clienti facendo leva sulla loro paura di finire invischiati nella maxi inchiesta “Genio e sregolatezza”, sugli appalti truccati a Viterbo e provincia. Ai due, il Riesame riconosce anche e soprattutto l’abilità di incutere nelle vittime il timore di una violenta campagna stampa ai loro danni.

Ma per l’estorsione Gianlorenzo era da tempo indagato a piede libero. La molla che fa scattare l’arresto è la violenza privata alla signora Battistoni, che il Riesame collega all’altra inchiesta che pende come una spada di Damocle sulla testa del giornalista. E’ il fascicolo macchina del fango-Vinitaly: undici indagati tra cui Gianlorenzo e l’ex assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli. Al giornalista si contesta la feroce campagna stampa orchestrata dal suo giornale proprio a danno di Battistoni. “Appare evidente – scrive il collegio – che i comportamenti tenuti nei confronti della moglie rimandino all’indagine per cui Gianlorenzo risulta indagato”.

Ma c’è di più: “le ipotesi di reato contestate in quest’ultimo procedimento fanno registrare un simile modus operandi dell’indagato, fondato su articoli o campagne di stampa denigratorie”. Da qui, la conclusione: “E’ dunque fondata la sussistenza di un pericolo di reaiterazione dei reati della medesima specie, perché anche gli ultimi episodi sono da riconnettersi all’atteggiamento professionale spregiudicato che impone l’adozione di una misura cautelare”. Non il carcere, ma i domiciliari.

Un’ordinanza che, del resto, non ha lasciato soddisfatta la difesa di Gianlorenzo. L’avvocato Taormina annuncia il ricorso per Cassazione. Mentre il collega Franco Taurchini lascia aperta la porta dell’istanza al gip. “Valuterò se presentarla – spiega -. In questo modo si potrebbero velocizzare i tempi per un’eventuale scarcerazione di Gianlorenzo. Per quanto mi riguarda la sola differenza tra l’ordinanza del Riesame e quella del gip è nella misura alleggerita nei domiciliari”. 

 


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24 dicembre, 2013

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