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Viterbo - Comune - Interviene la consigliera Chiara Frontini

Differenziata, raccogliere l’umido è possibile e fa risparmiare

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Chiara Frontini

Chiara Frontini 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In occasione del consiglio comunale straordinario sul tema della raccolta differenziata svoltosi il 14 novembre scorso, Viterbo 2020 ha presentato un ordine del giorno, respinto a maggioranza, con cui chiedeva al sindaco e alla giunta, tra le altre cose, di raggiungere quanto prima gli obiettivi fissati dal D.Lgs. 152/2006 (ottenere il 65% di raccolta differenziata) attraverso l’adesione alla Strategia rifiuti zero e l’attivazione dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani di natura organica che, ribadiamo, farebbe risparmiare al comune 4,2 milioni di euro.

L’amministrazione, attraverso l’assessore Saraconi, ci ha risposto che la raccolta dell’organico, d’altronde prevista nelle linee programmatiche della maggioranza, allo stato attuale non può essere attivata poiché il comune non possiede un impianto di stabilizzazione dell’organico.

Abbiamo così suggerito di utilizzare a tale scopo la struttura di Casale Bussi della Ecologia Viterbo, ma a questa proposta l’assessore ha evitato di rispondere, facendoci pensare d’aver detto una baggianata colossale. In realtà, dopo il “blitz” a sorpresa da noi effettuato il 3 dicembre scorso all’impianto, abbiamo avuto conferma che Casale Bussi ha tutte le carte in regola per effettuare la stabilizzazione dell’organico, operazione che già compie per trattare la parte di organico attualmente conferita con l’indifferenziato.

Quindi chiediamo nuovamente all’amministrazione: cosa impedisce oggi l’attivazione dei servizi di raccolta domiciliare e trasporto dei rifiuti urbani di natura organica (e degli scarti vegetali) e il risparmio di 4,2 milioni di euro?

Inoltre vorremmo sapere dall’amministrazione dove viene conferito il Cdr (Combustibile da rifiuti) prodotto dall’impianto di Casale Bussi con i rifiuti indifferenziati della città di Viterbo. Finisce nella discarica di Monterazzano oppure negli impianti di termovalorizzazione di Colleferro e San Vittore (Roma)? Poniamo la domanda perché se la seconda ipotesi fosse reale sarebbe molto grave per due motivi: perché la Provincia di Viterbo si è espressa contraria alla realizzazione di un termovalorizzatore sul proprio territorio come anche alla possibilità che i propri rifiuti vengano bruciati (anche per questioni di tutela ambientale); e perché lo smaltimento dei rifiuti fuori provincia rappresenta un ulteriore aggravio dei costi per i cittadini viterbesi.

Chiara Frontini
consigliera comunale Viterbo2020


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13 dicembre, 2013

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