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Cultura - L'artista che ha fatto la storia della pop-art americana, in vista nella città dei Papi sulle orme della madre Olga interprete principale del film Piume al vento girato nel 1950

Il fotografo Gianfranco Gorgoni a Viterbo

di Silvio Cappelli
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Gorgoni al mercatino

Gorgoni al mercatino

Gorgoni al mercatino

Gorgoni al mercatino

Gorgoni a pranzo in un ristorante di Viterbo

Gorgoni a pranzo in un ristorante di Viterbo

Gorgoni a via Cardinal La Fontaine

Gorgoni a via Cardinal La Fontaine

Gorgoni a Viterbo in via dei Pellegrini

Gorgoni a Viterbo in via dei Pellegrini

Gorgoni a Bomarzo

Gorgoni a Bomarzo

Viterbo –  Il ritrovamento della pellicola “Piume al vento”, avvenuto agli inizi di quest’tanno ha generato una serie di piacevoli conseguenze (gallery).

Oltre alla soddisfazione della città di Viterbo e dell’associazione nazionale dei bersaglieri, che entrambi hanno ritrovato così un’importante testimonianza del loro passato, Gianfranco Gorgoni, figlio dell’interprete principale Olga Gorgoni, considerato il più importante fotografo al mondo della pop art americana, ha voluto ripercorrere le orme di sua madre di quando era impegnata, nell’estate del 1950, a Viterbo nelle riprese del film. Il fatto acquista maggior significato se si pensa che la pellicola del film 16mm era introvabile anche per i familiari e per tutti gli esperti collezionisti di cinematografia.

Un’’attrice, Olga Gorgoni, bravissima e bellissima che, però, morì prematuramente a soli 32 anni, la notte del 28 febbraio 1954, per le esalazioni del monossido di carbonio emanate da una stufetta.

E da quel momento che per suo figlio Gianfranco, che al tempo aveva circa 12 anni, iniziò una vita avventurosa e piena di sorprese.

Originario di Bomba, simpatico paesino in provincia di Chieti, dopo l’’adolescenza, si trasferisce prima a Milano (1965) dove lavora come apprendista fotografo e poi a New York (1968), viaggiando in modo rocambolesco, con pochissimi soldi, a bordo di una nave cargo usata soltanto per trasporto merci.

E a New York iniziò a fare foto in diversi locali pubblici frequentati dagli artisti e a fare foto alle rappresentazioni dell’’Open Theatre e del Living Theatre con le quali iniziò la sua collaborazione con il settimanale italiano l’’Espresso.’

Nel 1969 scatta moltissime foto a Woodstock, al concerto più famoso del mondo, dove l’’ultima notte riesce addirittura a salire sul palco e fotografare da vicino Jimi Hendrix. Torna a New York e vende le foto al mensile tedesco Twen e, naturalmente, anche all’’Espresso che poi gli commissionerà un servizio sull’arte pop americana. Successivamente conosce il gallerista Leo Castelli che lo metterà in contatto con tutti gli artisti della sua galleria. Tra questi: Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Jhons, Roy Lichtenstein, Rosenquist e Chamberlain.

Quattro anni dopo, durante un viaggio in Cile, Gianfranco Gorgoni, fotografa gli accadimenti che portarono alla caduta del governo di Salvador Allende e le sue foto verranno pubblicate sul settimanale d’informazione Time.

Nel 1985 pubblica il libro fotografico “Cuba Mi Amor” con la prefazione di Gabriel Garcia Marquez ed il testo di Fidel Castro. Fotografò, conobbe e divenne amico di tanti artisti di fama internazionale. Tra gli altri sono: Joseph Beuys, Christo, Chuck Close, Dan Flavin, Keith Haring, Serra, Smithson, Flavin, Morris e Carl Andrè.

Oggi Gianfranco Gorgoni vive ancora a New York, ma ritorna spesso a Bomba, in provincia di Chieti, paese di origine della sua famiglia.

E lo scorso fine settimana da Bomba è arrivato a Viterbo dove, con me e la mia famiglia, ha voluto conoscere e fotografare tutti i luoghi dove sua mamma, l’’attrice Olga Gorgoni, ha girato le scene del suo ultimo film: piazza San Faustino, via Piana, via Fattungheri, via dei Pellegrini e via Cardinal La Fontaine. Sono stati momenti ricchi di sentimenti e molto commoventi.

Con l’’occasione il famoso fotografo, prima di spostarsi a fare altri scatti a Chia nei pressi della Torre di Pierpaolo Pasolini e nel Parco dei Mostri di Bomarzo, ha visitato e fotografato anche i principali monumenti della nostra città e chissà che qualcosa non finisca in qualche galleria di New York.

Silvio Cappelli 


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20 dicembre, 2013

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