Viterbo – Cosa hanno in comune Nando Gigli, Giuseppe Fioroni e Leonardo Michelini? Sono tutti e tre democristiani! Verrebbe da rispondere al volo a chi mastica un po’ di politica viterbese…
Ma non è questa la risposta giusta. O meglio, potrebbe anche esserlo, ma non basta. Perché, in questo caso, nello stesso gruppo c’è anche Vincenzo Ceniti, Bengasi Battisti, Pietro Bevilacqua, Sandro Zucchi, e ancora Antonio Castagnaro, Fausto Pace e il più giovane Raffaele Ascenzi.
Nulla a che vedere, insomma, con l’orientamento politico né con la professione. C’è chi sta a destra e chi a sinistra, chi fa il professore chi l’architetto e chi il giornalista.
L’unica cosa che tutti, ma proprio tutti, hanno in comune è la scuola che li ha ospitati in adolescenza: l’istituto Cardinal Ragonesi.
Quest’anno ricorre il primo centenario del liceo scientifico e in occasione della consueta festa degli ex alunni, verrà allestita anche una mostra documentaria per ripercorrere le tappe della propria memoria nella città che da sempre lo ha accolto e sostenuto.
La festa si svolgerà domenica 8 dicembre, a partire dalle 10. Prima una messa nella cappella della scuola, poi l’apertura della mostra. Alle 11,30 spazio agli ex alunni del Ragonesi che racconteranno al pubblico alcuni “spaccati di vita”. E chissà che tra di loro non ci siano proprio Beppe Fioroni, Leonardo Michelini, Nando Gigli o magari Giovanni Arena, Antonio Castagnaro, il medico Francesco Felici, Pietro Bevilacqua, Bengasi Battisti, sindaco di Corchiano, Piero Camilli, assessore provinciale e sindaco di Grotte di Castro, il celebre oculista senese Felice Menicacci, Cesare Pinzi o Sandro Scapellato, preside del liceo di San Miniato. A dir la verità, secondo indiscrezioni, l’ex ministro Fioroni, il sindaco Michelini e Nando Gigli hanno già dato la loro disponibilità a partecipare e saranno presenti.
Ognuno di loro, infatti, ha occupato uno dei banchi dello storico liceo Ragonesi, la struttura fondata nel 1913 dai fratelli Maristi, che ebbe come primissima sede il palazzo Ruspoli-Capizzucchi, in via della Pace, ora sede della stazione dei carabinieri di Viterbo.
I lavori di quello che tuttora è l’edificio del Ragonesi iniziarono dieci anni dopo, nel 1923, quando i Maristi acquistarono un terreno ai Capuccini, nell’odierno viale IV Novembre (allora Vialle della Rimembranza). La prima pietra fu posata nel 1924, alla presenza del cardinal Francesco Ragonesi, nativo di Bagnaia, al quale fu infine dedicata la scuola che venne inaugurata nel 1927.
Ma il Ragonesi non è stato soltanto una scuola in cui trascorrere le ore di lezione al mattino. C’è stato un periodo, infatti, in cui alcuni “fortunati” alunni soggiornavano all’interno della grande e accogliente struttura dove c’erano grandi dormitori, una sala che fungeva da refettorio e la cappella, voluta proprio dal cardinal Ragonesi e che fu inaugurata nel 1932.
Non mancava la palestra con gli attrezzi più comuni come le pertiche, le corde e i cavalli di legno, anche se per alcuni anni al suo posto venne allestita una sala cinematografica chiamata “Cinema San Giorgio” dove vennero proiettati i primi film in bianco e nero. Ma tutto questo durò giusto qualche decennio, poi tornò di nuovo la palestra che è tuttora a disposizione degli studenti.
La giornata commemorativa di domenica 8 dicembre proseguirà alle 12 con la consegna dei diplomi di maturità agli alunni dell’anno scolastico 2012/2013 e, infine, alle 13 si chiuderà con il saluto delle autorità e con un aperitivo.
Un contributo della coordinatrice della festa, la professoressa Grazia Ferrazzani
Viterbo festeggia il centenario del liceo scientifico “Cardinal Ragonesi” 1913-2013.
Festa degli ex alunni e mostra documentaria: alla ricerca del tempo perduto… o meglio ritrovato.
Una vita senza passioni vere ed affetti genuini è come un fiore che non emana profumo: bello a vedersi, appaga gli occhi, ma non lo spirito.
È strano scoprire che a rapirti con tanta energia possa essere proprio il tuo lavoro, il posto e le persone con le quali trascorri metà della giornata e soprattutto un “carisma” che magicamente ti avvolge e ti fa provare un profondo senso di appartenenza.
Muoversi all’interno del Ragonesi ha suscitato in me proprio questo, provare un senso di agio, serenità, sentire un strano calore di “famiglia”, sapientemente regolato da una giusta disciplina, garanzia per chiunque di una buona convivenza. Questo è il Ragonesi dall’ottica di un insegnante.
Ma ho scoperto che, pur cambiando il punto di osservazione e il periodo, i sentimenti legati a questa scuola sono rimasti i medesimi. Tutti a ricordare che essere stati ex alunni di questo istituto ha significato essere fortunati, mai “soli” in quel difficile cammino di formazione che è la vita.
Organizzare questo evento è forse un’impresa ambiziosa. Cento anni di storia fatta di registri, pagelle, fotografie, appunti, protocolli, posta, vecchi timbri, abiti e paramenti, affascinante e spaventoso allo stesso istante. Toccare con mano oggetti come vecchie “Olivetti”, calcolatrici, ciclostile, macchine fotografiche, giradischi corredati di polverosi vinili, apparecchi radio, insomma, tutto ciò che il Ragonesi ha gelosamente conservato in soffitte, botole, ripostigli, vecchie valige di cartone. Tutto si è magicamente destato da un lungo letargo ed ha riacquistato la voglia di narrare!
Tanti sono stati gli ex alunni da me contattati e, indipendentemente dalla loro età e carriera, tutti, e dico tutti, hanno risposto in un coro unanime all’appello con un “Eccomi!”
L’8 dicembre alle ore 10 varcheranno per una volta ancora quel cancello, percorreranno il viale, porgeranno un rispettoso saluto alla statua di Gesù e finalmente si sentiranno di nuovo i ragazzi del Ragonesi!
Nessun sentimentalismo… è solo “la memoria” che prepotentemente chiede di diventare protagonista di un mondo che corre troppo e spesso preferisce dimenticare.
Vi aspettiamo domenica 8 dicembre alle ore 10, con lo stesso calore che i fratelli Maristi decisero di portare qui nel 1913, in questa città che, sebbene dotata di una cinta muraria che intendeva scongiurare gli attacchi stranieri, accolse con gratitudine la loro opera evangelica, di formazione umana e didattica rivolta proprio ai più sofferenti e disagiati.
L’augurio è quello di poter suscitare e fare esperienza di quel magico “effetto madeileine” rievocato magari dal singolare odore di un vecchio registro polveroso, regalarvi quel sapore unico e irripetibile che solo i ricordi sanno produrre e, perché no, sentirsi ancora parte attiva e cuore pulsante di una secolare tradizione della nostra città.
Grazia Ferrazzani
professoressa coordinatrice della festa
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