Acquapendente – Mercoledì 18 dicembre al teatro Boni di Acquapendente, l’Iiss Leonardo da Vinci ha organizzato per i suoi alunni un incontro importante e formativo con uno dei pochi testimoni rimasti delle persecuzioni nazifasciste e delle leggi razziali del 1938: il rabbino capo della comunità ebraica di Roma Ugo Foà.
L’incontro ha avuto inizio con il professor Sergio Natali che ha presentato ai ragazzi l’ospite, introducendolo con una riflessione iniziale su una delle più tristi pagine della storia italiana. La parola è poi passata a un alunno del quinto anno, Luca Ceccolungo, che ha presentato brevemente la situazione del nostro paese al varo delle leggi razziali che avrebbero cambiato per sempre la storia di un popolo, dando inizio alla persecuzione ebraica.
Ugo Foà ha raccontato ai ragazzi che nel 1938, ad appena dieci anni, mentre viveva a Napoli con la sua famiglia e si preparava ad affrontare il ginnasio con i suoi fratelli, furono varate le leggi che gli avrebbero cambiato la vita per sempre. “Mi fu negato di andare a scuola e di vivere una parte importante della mia infanzia. La mia prima reazione fu il pianto. Non era infatti concesso a nessun ebreo frequentare le scuole pubbliche, né come insegnante, né come alunno. A Napoli a quel tempo c’erano circa 300 ebrei, decisi di organizzarmi con un altro mio coetaneo e iniziammo a studiare a casa, al termine di ogni anno facevamo gli esami da privatisti. Al momento dell’appello, il mio nome era accompagnato dall’apostrofe ‘di razza ebraica’. Non potevo sedermi dove volevo, dovevo sedermi in un banco da solo, in fondo all’aula, in disparte.”
Foà con le sue parole ha commosso e interessato l’intera platea di giovani, ricordando l’incontro con una professoressa che al momento dell’esame con una pacca sulla spalla lo aveva incoraggiato e gli aveva dato forza e sostegno morale in un momento di sofferenza.
All’incontro ha partecipato anche Elena Servi, invitata dall’Istituto per l’occasione. La signora Servi, che nel 1938 aveva otto anni, era un’ abitante della “Piccola Gerusalemme”, così è chiamata la comunità Ebraica di Pitigliano (Gr), e come Foà era stata sottoposta alle leggi razziali.
I due ospiti hanno confrontato le proprie esperienze, impressionando e incuriosendo i ragazzi che, al termine dell’incontro, hanno potuto porgere le loro domande.
Il messaggio che Foà ha voluto lanciare ai ragazzi alla fine dell’incontro è stato quello di essere tolleranti verso chi è diverso per cultura o religione, soprattutto in un momento storico come quello attuale, caratterizzato da una sempre crescente immigrazione verso l’Europa.
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