Viterbo – Chiuso il museo civico, chiuso il teatro dell’Unione, chiuso anche il bar del teatro Unione, chiusi e mai riaperti i locali dell’ex cinema Corso, chiusi e mai riaperti i locali dell’ex cinema Metropolitan, Gran Caffè Schenardi chiuso, chiusi molti negozi del centro storico per cessata attività o per trasferimento in altro sito, ora chiude anche la libreria del Teatro Unione (fotocronaca). Un vero peccato mortale.
La cultura e il commercio nella nostra città versano in gravi condizioni e gli assessori di riferimento farebbero bene a darsi una mossa anche se, è bene specificarlo, questo è un problema che viene da lontano e non può essere addebitato soltanto alle ultime amministrazioni comunali.
“Quando ci siamo trasferiti da via della Sapienza abbiamo riscontrato un calo di vendite - afferma la proprietaria della libreria del Teatro Unione, Giusy Altieri - ma credevamo che la vicinanza con il teatro comunale, e con la biblioteca degli Ardenti, ci portasse beneficio. Invece niente da fare. Qui non va. Il teatro ha chiuso e avevamo chiesto anche di mettere un’insegna per pubblicizzare la nostra attività e invece niente”. E pensare che a due passi c’è anche la Camera di commercio.
Se non s’interviene subito in modo determinante tra poco il centro storico della città di Viterbo farà concorrenza a Civita di Bagnoregio, la città che muore, o a Galeria, la città morta alle porte di Roma.
E a nessun amministratore viene in mente nulla. Tutto rimane invariato. Una lenta necrosi che sta uccidendo la città. E il sistema immunitario, cioè gli imprenditori viterbesi insieme alla pubblica amministrazione, fanno poco o nulla.
In altre città, per esempio, per raggiungere obiettivi significativi sono stati usati i cosiddetti social bond finalizzati alla raccolta, da parte del settore pubblico, di finanziamenti privati per il raggiungimento di un determinato risultato sociale. A Viterbo si potrebbero usare per riaprire cinema e teatri. Oppure per la manutenzione straordinaria di tanti beni che stanno andando in malora e ce ne sono tanti. A Milano, per esempio, è possibile, per i privati, adottare persino le guglie del Duomo.
Nella Viterbo morta niente, il destino è segnato.
Silvio Cappelli
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