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Politica - Il deputato del Pd Alessandro Mazzoli stigmatizza l’ostruzionismo dei colleghi grillini

“Dal M5S tanta propaganda per bloccare Parlamento e riforme”

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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Negli ultimi giorni il M5S ha scelto la strada di alzare la tensione e incendiare il clima politico. E’ stato un crescendo. Dagli insulti al capo dello Stato, definito “boia” dal deputato Sorial, al “boia chi molla” pronunciato in Parlamento; dagli insulti vergognosamente sessisti alle deputate del Pd, alla richiesta di messa in stato d’accusa per il presidente della Repubblica; fino al tentativo sconsiderato di bloccare i lavori dell’aula e delle commissioni parlamentari.

Hanno cercato di dire che si trattava di semplice battaglia politico-parlamentare che prevede anche l’ostruzionismo. Ma non è così. Sono andati molto oltre e ciò non è spiegabile con le loro contrarietà alle norme che riguardano Imu e Banca d’Italia. Anzi, è bene fare chiarezza”.

Sul decreto Imu-Bankitalia va detto come stanno le cose. La Banca d’Italia non è mai stata statale, ma proprietà degli istituti bancari e assicurativi. Nessun pericolo che i controllati (le banche) controllino il controllore (ovvero la Banca d’Italia, il cui ruolo è anche esercitare la vigilanza sui mercati del credito e delle assicurazioni). La Banca d’Italia è e resta un istituto di diritto pubblico e i soci proprietari delle azioni non hanno alcun potere sulla governance dell’istituto e sulla gestione delle attività istituzionali della Banca.

Con la riforma, nessuno potrà possedere più del 3 per cento delle azioni di Banca d’Italia. Gli azionisti che oggi ne possiedono di più dovranno vendere. Per quanto riguarda la rivalutazione, la nuova regola è che agli azionisti verrà riconosciuto un rendimento non superiore al 6 per cento del capitale investito (non più, quindi, delle riserve). Il valore del capitale viene portato a 7,5 miliardi. Quindi, il massimo dei dividendi attribuibili in futuro è di 450 milioni, una cifra inferiore al massimo oggi raggiungibile.

Un’operazione che crea un beneficio “di sistema”. Finora, le azioni di Banca d’Italia non potevano far parte del capitale di vigilanza dei soggetti che le possedevano, appunto perché non stavano sul mercato e non c’era un criterio univoco di valutazione. Grazie alla riforma, potranno essere inserite nel capitale di vigilanza. E non solo: I 7,5 miliardi derivanti dalla rivalutazione rafforzano il patrimonio del sistema bancario. Si ottiene questo risultato senza spendere neanche un euro del bilancio pubblico. I proprietari delle azioni rivalutate le venderanno sul mercato per scendere al 3 per cento: i soldi che andranno alle banche verranno dal mercato, non dallo Stato.

La riforma di Banca d’Italia è stata legata all’Imu perché la copertura finanziaria per l’abolizione della rata Imu prima casa di dicembre è stata messa a carico del settore creditizio, finanziario e assicurativo, nonché della stessa Banca d’Italia, con l’aumento degli acconti Ires e Irap e con un’addizionale straordinaria alle aliquote Ires, per un totale di 2,163 miliardi nel 2013 e 1,5 nel 2014. Mentre, da un lato, si chiede questo sforzo al settore, dall’altro gli si concede il beneficio indirettamente derivante dalla rivalutazione delle azioni della Banca centrale. Peraltro, dalla rivalutazione emergerà un introito fiscale aggiuntivo di circa un miliardo per il bilancio dello Stato.

Questi sono i fatti. Il resto è propaganda. L’attacco alle istituzioni democratiche va respinto con forza, impegnandoci ancor di più nel portare avanti le riforme. Perché questo è il problema vero per il M5S. Il fatto cioè che la politica si sia rimessa in movimento e che si sia riaperto il cantiere delle riforme. Legge elettorale, riforma del Titolo V e trasformazione del Senato. La fortuna politica ed elettorale del movimento di Grillo si è fondata sull’incapacità del sistema politico di riformare se stesso e di rispondere alle pressanti domande di cambiamento che, da troppo tempo, vengono dalla società italiana.

Se questo lavoro riprende è chiaro che i grillini non ci stanno. Perché la loro natura di movimento anti tutto gli fa preferire il peggio al bene del Paese. Questa spinta verso lo sfascio va combattuta con fermezza perché sono in gioco la democrazia e il futuro dell’Italia.

La strada delle riforme è difficile di per sé. Sono in discussione cambiamenti importanti e complessi, sicuramente migliorabili e da migliorare nel lavoro parlamentare. Ma appunto, migliorabili, nel rispetto delle istituzioni. Lo sfregio e il sabotaggio della democrazia no. Sono comportamenti inqualificabili e inaccettabili.

 Alessandro Mazzoli
Deputato del Partito democratico


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31 gennaio, 2014

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