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Due processi per appaltopoli

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La perquisizione negli uffici del Genio civile

“Genio e sregolatezza”, la perquisizione negli uffici del Genio civile

La perquisizione negli uffici del Genio civile

“Genio e sregolatezza”, la perquisizione negli uffici del Genio civile

La forestale al lavoro

“Genio e sregolatezza”, la forestale al lavoro

La forestale setaccia gli uffici

“Genio e sregolatezza”, la forestale setaccia gli uffici

Viterbo – (s.m.) – “Genio e sregolatezza” perde pezzi.

Il processo nato dalla maxioperazione della forestale sugli appalti truccati nel Viterbese arriverà alleggerito alla prossima udienza.

Dai 29 capi di imputazione per gli otto imputati, tra imprenditori, amministratori e funzionari del Genio civile, il tribunale di Viterbo ne ha stralciati cinque. 

Si tratta degli appalti riguardanti la ristrutturazione dell’ex chiesa di San Marco a Tarquinia, la manutenzione delle strade comunali a Soriano nel Cimino e nel Ternano, ad Alviano e Guardea, più una gara indetta dal comune di Lubriano nel 2010 e vinta dall’azienda di Celleno Gemma Srl, amministrata da uno degli indagati che hanno patteggiato.

Per questi fatti, sui quali gli indagati non furono interrogati all’epoca, il collegio dei giudici ha dichiarato nullo il decreto di giudizio immediato. Significa che se ieri i presunti appalti spartiti tra gli imputati erano 26, oggi diventano 21. Le cinque gare rimanenti fanno un passo indietro e tornano in procura ai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, che dovranno formare un fascicolo a parte per un processo a parte, con nuove accuse, niente giudizio immediato e la trafila ordinaria dell’udienza preliminare.

Un’unica inchiesta per corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio destinata a sdoppiarsi in aula, con due processi autonomi. Il secondo solo per gli imputati coinvolti in quelle cinque gare d’appalto escluse dal troncone principale: i funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi e gli imprenditori Giuliano Bilancini, Angelo Anselmi, Luca Amedeo Girotti e Fabrizio Giraldo. In pratica tutti, tranne il sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’assessore all’Urbanistica Luciano Cardoni.

Ritocchi e aggiustamenti a margine di un’udienza andata avanti per più di cinque ore, tra le richieste dei difensori e le lunghe camere di consiglio dei giudici. Cassata la maggior parte delle eccezioni degli avvocati, tutte su cavilli formali riguardanti la formazione del fascicolo del processo. 130 pagine di richieste dei difensori che andavano avanti dalla scorsa udienza del 30 novembre. Ma da oggi, il processo può lasciarsi la fase preliminare alle spalle e cominciare.

I magistrati hanno chiesto di ascoltare uno dei 63 indagati di “Genio e sregolatezza”: Enrico Fonti, consulente del comune di Graffignano per il settore ambientale. Un testimone che, secondo i pm, potrebbe avere molto da dire sulle modalità di selezione delle ditte da invitare alle gare e sui rapporti tra l’amministrazione comunale di Graffignano e alcuni imprenditori della raccolta rifiuti.

Tra gli appalti “incriminati” c’è quello per la pista rossa “pedonabile” di strada Bagni (Viterbo) e i lavori di urbanizzazione della zona industriale di Vignanello in località Centignano. Gara, solo quest’ultima, da 2 milioni di euro. Gli altri presunti appalti truccati interesserebbero i paesi di Celleno, Vasanello, Corchiano, Bolsena, Marta, Capranica, Vetralla, Farnese e Arlena di Castro.

Gare fatte gestire, nella quasi totalità dei casi, al Genio civile. Quindi con l’estraneità dei comuni interessati, a parte i casi di Graffignano e dell’ex sindaco di Vignanello Federico Grattarola, anche lui indagato. Lo stesso comune di Vignanello è parte civile al processo, insieme a Regione, Provincia e a una delle aziende tagliate fuori dall’oligarchia degli appalti, scoperta dalla forestale nell’autunno caldo del 2012: due blitz per 13 arresti e il processo che comincia, a distanza di due anni.


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