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Roma - Si tratta di Mohamed Rmida che ha lasciato il carcere viterbese lo scorso 7 dicembre - A Ponte Galeria 13 ospiti del Centro hanno sigillato le proprie labbra con ago e filo

Ex detenuto di Mammagialla guida le “bocche cucite”

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla 

Roma – Ex detenuto di Mammagialla a capo delle “bocche cucite”.

Ago e filo, ma anche fil di ferro. Torna la protesta delle bocche cucite a Ponte Galeria nella periferia della Capitale, che già lo scorso 20 dicembre aveva coinvolto per circa una settimana una decina di immigrati detenuti nel Centro di identificazione ed espulsione.

Lo scorso 25 gennaio, tredici 13 ospiti del centro si sono nuovamente cuciti la bocca. Sono tutti marocchini, provenienti da Lampedusa. Sette di loro fanno parte del gruppo che cucì la bocca prima di Natale. A confermarlo è il direttore del Cie di Ponte Galeria Vincenzo Lutrelli.

A guidare la manifestazione, era stato, a dicembre, l’imam Mohamed Rmida, un tunisino che, da quanto si apprende, finito di scontare la sua pena detentiva il 7 dicembre, era stato scarcerato dal carcere Mammagialla di Viterbo. Appena uscito, però, Rmida era stato portato al Cie dove era rimasto “ristretto” per alcune settimane. Tra i motivi della protesta c’era anche la scomparsa dei soldi inviati alla sua famiglia in Tunisia mentre si trovava nel carcere di Civitavecchia.

I 13 che si sono cuciti la bocca avrebbero anche iniziato lo sciopero della fame, cioè non ritirano i pasti forniti dall’amministrazione.


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27 gennaio, 2014

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