Viterbo – (m.l.r.) – Sale la febbre da lupi.
Nella vicina Maremma solo poche settimane fa sono stati massacrati otto esemplari di lupo. Le ultime due vittime sono state catturate con i lacci sulle colline di Scansano e poi uccisi a bastonate e a colpi di fucile. Altri due esemplari erano stati ammazzati a Manciano e a Saturnia.
In Maremma è scoppiata una rivolta contro i lupi, rei di uccidere interi greggi e di far perdere denaro agli allevatori della zona.
Anche nella Tuscia, terra prossima alla Maremma grossetana, è stato lanciato l’allarme. Nella zona Nord, tra Bagnoregio e Acquapendente alcuni allevatori hanno trovato capi di bestiame sbranati, a loro dire dai lupi. Anche se la cosa appare a dir poco strana.
Subito è stato convocato un tavolo in Prefettura per capire come muoversi. Proprio due giorni fa l’assessore all’agricoltura della provincia di Viterbo, Roberto Staccini ha annunciato che l’ente di palazzo Gentili ha acquistato delle telecamere per monitorare la presenza di lupi nel Viterbese.
Ma una volta accertata la presenza cosa si fa? Di certo pensare di abbattere quei pochi esemplari di lupo presenti in Italia è una pazzia, tanto più che oggi esistono diversi strumenti anti-predazione.
Lo stesso Fulco Pratesi, fondatore del Wwf, ha spiegato che “servono sistemi di prevenzione. Tra questi le recinzioni elettrificate e l’uso di cani da pastore – non a caso definiti “maremmani”, i migliori d’Europa per la difesa delle greggi- la cattura e la contenzione degli ibridi e dei cani inselvatichiti, il controllo sulla detenzione di esemplari potenzialmente pericolosi per il bestiame, lo snellimento e l’adeguatezza delle pratiche di indennizzo dei danni provocati dalla fauna protetta. E infine un’opera di monitoraggio e di assistenza nei confronti delle aziende pastorali oggi già in crisi per molte altre cause oltre che per la predazione dei veri lupi”.
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