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L'alambicco di Antoniozzi - Il cantante lirico si rivolge al sindaco Leonardo Michelini

Registro coppie di fatto, ma che ci sarà di così scandaloso?

di Alfonso Antoniozzi
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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi 

Viterbo – Mentre in molti Paesi del resto del mondo si sta ragionando di adozioni, in alcuni casi avendo già legiferato positivamente nel merito, nel nostro stiamo ancora lì a questionare se forse sia il caso, può darsi, incontriamoci e vediamo se, putacaso, fermo restando che non si turbi e si disturbi nessuno e previa consultazione del vescovo, si possa o meno istituire il registro per il riconoscimento delle coppie di fatto.

Ora, non vorrei passasse l’informazione che questo registro porti con sé chissà quale vantaggio pratico: chiariamo una volta per sempre che si tratta di una cosa che dal punto di vista giuridico e da quello dei diritti conquistati, non cambia un accidente di niente.

Voglio dire, non è che una volta riconosciuta la coppia di fatto questa possa, che so, avere un vantaggio fiscale o ereditario o pensionistico equiparato a quello di una coppia di coniugi uniti in matrimonio civile. No, no. Dunque quelle famiglie, o persone, che si indignano o si sentono minacciate dall’istituzione di questo registro dormano sonni tranquilli: fino a che lo Stato non decida di estendere il matrimonio a qualsiasi coppia innamorata voglia sposarsi, non dovranno dividere i loro diritti e i loro doveri con nessuno.

E’ un semplice “gesto”, ecco, o se volete “un passo avanti” come affermano i sostenitori di questa battaglia.

Una battaglia che non mi vede protagonista perché, per come la vedo io, non è più tempo di piccoli passi ma è tempo invece di puntare i piedi ed esigere quello che ci spetta di diritto in quanto esseri umani, in barba a qualsiasi dogma, convinzione religiosa o etica ottocentesca. Ovvero: non lotto per qualcosa che non cambierebbe di una virgola la mia situazione attuale, e che allo stesso tempo darebbe a chi gentilmente “concedesse” l’istituzione del registro in questione l’alibi di poter dire che han fatto quello che abbiamo chiesto, d’ora in avanti zitti però eh, cuccia lì.

Per essere chiari: io non lotto per un registro. Lotto per il matrimonio, o meglio per la possibilità di essere io e non altri quello che sceglie se voglio, posso o devo sposarmi o meno. Pari diritti a parità di doveri. Punto.

Eppure proprio in virtù di questa sostanziale inutilità dal punto di vista pratico e in ragione del fatto che istituire questo registro a nulla graverebbe sulle casse dei comuni, davvero non riesco a capire per quale motivo nella nostra città come altrove si tentenni, si facciano dei distinguo, si rimandino riunioni, si dica che non è un problema fondamentale, si rinvii, insomma si faccia di tutto per gettare sabbia nel meccanismo e si faccia assurgere al ruolo di “problema” qualcosa che problema non è. Ovvero lo capisco benissimo, e mi fa abbastanza orrore capirlo visto che ogni giorno mi sveglio, spulcio la costituzione e quella mi conferma che sì, dopotutto e malgrado ogni evidenza viviamo ancora in uno Stato non confessionale.

In fondo cosa si chiede di così scandaloso? Un “riconoscimento”, nulla di più. Si chiede che la comunità in cui si vive abbia la decenza di riconoscere che nel proprio territorio esistono coppie di esseri umani che si sono innamorati e che vivono insieme senza essere sposati: per scelta (nel caso di coppie eterosessuali) o perché non hanno altra alternativa (nel caso di coppie omosessuali). Non mi pare roba da stracciarsi le vesti e far cadere le colonne del tempio.

Si abbia dunque la dignità morale di riconoscere che, indipendentemente dalle proprie convinzioni personali, queste coppie esistono. Anche perché, indipendentemente dalle convinzioni personali, non solo esistono: sono sempre esistite e continueranno ad esistere.

Mi pare che ci si stia comportando come la santa inquisizione, che si è ingegnata talmente tanto a difendere le proprie posizioni malgrado cozzassero duramente con la realtà dei fatti, da costringere Galileo a dichiarare che era il Sole a girare intorno alla Terra perché nella Bibbia così era scritto. Ma la terra, indipendentemente dalla Bibbia e dal giudizio dell’inquisizione, girava intorno al sole prima, durante e dopo il processo a Galileo, infischiandosene bellamente dei dogmi inventati dagli esseri umani.

La Chiesa ci ha messo 359 anni, 4 mesi e nove giorni per rimangiarsi la condanna di Galileo e ammettere che l’inquisizione aveva torto.

Facciamo una bella cosa, signor sindaco: mettiamoci qualche giorno in meno a riconoscere che le cose stanno come stanno.

Solo questo le stanno chiedendo le associazioni e i singoli cittadini che le hanno sottoposto questa richiesta: che la comunità in cui vivono riconosca la loro esistenza. Le sembra una richiesta così surreale?

A me neanche un po’.

 Alfonso Antoniozzi


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7 gennaio, 2014

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