Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Per la passata stagione venatoria è stato ingiustamente e fortemente limitato il diritto dei cacciatori laziali ad esercitare l’esercizio venatorio nel rispetto delle norme generali. Il ricorso degli ambientalisti era del tutto infondato. Così dice il Tar, beffardamente, a stagione chiusa. Chiusa la stalla quando i buoi sono scappati. Ma, come troppo spesso avviene in questo paese, nessuno purtroppo pagherà per i danni procurati.
Tre brevissime considerazioni.
Primo, un ringraziamento all’Arci regionale ed unica tra le province, alla provincia di Latina, per aver concorso nelle sedi giudiziarie a sostenere le ragioni legittime dei cacciatori.
Poi l’amara constatazione che i tempi dei modi della giustizia, e soprattutto del Tar, con la stessa fanno a cazzotti. Perché, torti o ragioni vanno distribuiti per tempo. Sennò al danno s’aggiunge la beffa. Bene che si riveda radicalmente ruolo e funzione del Tar.
Infine: seppur fuori tempo massimo, l’articolata sentenza toglie alla Regione di Zingaretti ogni alibi per emanare d’ora in poi calendari rispettosi dei diritti dei cacciatori e non subire ricatti politici da verdi ed ambientalisti Ci aspettiamo quindi che, oltre alla coerenza con un quadro normativo generale che già di suo troppo comprime l’attività venatoria, non s’aggiungano più nel Lazio sorprese ed invenzioni solo per soddisfare estremismi ideologici .
Luigi Casarin
presidente comitato provinciale Arci caccia Viterbo
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