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Economia - Moda - La nuova creazione della designer Benedetta che inaugura la linea uomo della ditta dal nome "Bruzziches brothers"

Arriva “Massimo”… la borsa del postino

di Paola Pierdomenico
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Massimo, la borsa del postino della linea uomo di Benedetta Bruzziches

Massimo, la borsa del postino della linea uomo di Benedetta Bruzziches

Benedetta Bruzziches

Benedetta Bruzziches 

Viterbo – Arriva Massimo… la borsa del postino.

Che abbia la forma di un cabaret di paste, un libro o una lavagna non importa. L’importante è che ogni borsa  racconti una storia. Perché è la storia a farla bella. E lei, Benedetta Bruzziches, 28enne di Caprarola, ne ha fatto una filosofia per le sue creazioni. Borse richieste dalle donne di tutto il mondo. E ora dall’altro sesso, visto che con “Massimo”, la borsa del postino, si inaugura la linea uomo Bruzziches Brothers, già presentata a Firenze lo scorso gennaio.

“La borsa – dice Benedetta – si chiama Massimo, ovviamente, in riferimento al postino italiano che è Massimo Troisi. Fa parte di un nuovo percorso che abbiamo deciso di intraprendere. Ho sempre creato modelli per le donne, perché non amo gli uomini con la borsa”.

Per “digerire” l’immagine, Benedetta è partita da una figura professionale che fa della borsa una necessità. “Abbiamo scelto il postino perché vogliamo recuperare le artigianalità perdute, realizzando borse attraverso tecniche che nessuno usa più perché troppo complicate in un mondo in cui tutto è industrializzato”.

Massimo“, quindi, si inserisce nella cosiddetta filosofia degli Argonauti, termine coniato per definire il modus operandi della ditta. “Non siamo un’azienda istituzionale perché intendiamo recuperare arti e mestieri antichi”.

Il postino metteva in collegamento il mondo e faceva parlare le persone a chilometri di distanza, permettendo a storie e notizie di circolare. Ecco che ne nasce l’idea della borsa. “La figura del postino è sempre stata molto poetica, un aspetto che si è perso con il progresso. Prima si aspettava con trepidazione, perché ci consegnasse lettere, specie quelle d’amore. Ora, invece, quando lo vediamo, ci mettiamo le mani nei capelli, pensando che avrà sicuramente qualcosa che non vorremmo ricevere”.

Benedetta usa l’anima per creare e le collezioni diventano un pretesto per raccontare qualcosa e un supporto su cui farlo. “La borsa viene cucita su una forma di legno con la stessa tecnica degli anni ’50 e si vende con penne e punteruolo per essere scritta e disegnata proprio come fosse una lettera. Stiamo avviando delle collaborazioni con gli artisti per far sì che ognuno ci realizzi sopra la sua idea. La moda è una forma di comunicazione personale”.

Punto di riferimento, per la 28enne, resta sempre la sua terra. Quella terra che l’ha fatta nascere e che le ha dato tanto. “La borsa è completamente realizzata nella Tuscia, a partire dai suoi materiali messi a disposizione dalla conceria Moretti di Ronciglione, che esiste dai primi del ‘900, e che rifornisce grandi marchi, come Louis Vuitton. Vogliamo valorizzare il territorio ed è per questo che anche gli artisti che personalizzeranno le borse sono tutti personaggi che vedono in Viterbo un punto di partenza o un luogo in cui stare”.

Proprio la Tuscia resta un faro per Benedetta. “A breve realizzeremo un reportage per raccontare dei valori della società caprolatta, attraverso il lavoro di suoi uomini. Una cosa da brivido di cui, però, non svelo oltre”. E la borsa nasce in questa ottica. “Usiamo la borsa come pretesto per raccontare dei valori della nostra zona e della gente che ancora vede nel piccolo paese un punto di riferimento e tante possibilità di crescita”.

I piccoli valori muovono la sua ispirazione. “Tutto nasce dalla riscoperta dei valori del territorio e del recupero delle attività artigianali che vanno scomparendo. L’aspetto estetico ed economico vengono dopo”.

Ognuno, per Benedetta, ha a disposizione grandi potenzialità. Basta semplicemente saperle usare.”Artigianato, nella mia visione, diventa un modo per ricordarmi e ricordare che le cose si possono realizzare. Nel momento in cui nei centri storici sono scomparsi i laboratori artigianali nei centri storici è venuta meno nelle nuove generazioni la consapevolezza che, attraverso il lavoro manuale, si possono realizzare tante cose. Invece, tutti i progetti che abbiamo nella mente li possiamo rendere veri con le mani che sono la nostra grande risorsa. Io lo dico sempre e, con me, le mie borse – conclude Benedetta – bisogna sempre ricordarsi di sognare in grande”.

Paola Pierdomenico


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27 febbraio, 2014

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