Viterbo – L’aula magna del rettorato intitolata a Tommaso Scarascia Mugnozza, il primo rettore dell’Università della Tuscia.
L’ateneo viterbese festeggia i suoi primi trentacinque anni, era il 1979 quando fu fondato e il 12 febbraio a santa Maria in Gradi saranno ripercorsi questi tre decenni e mezzo, con la presentazione del volume di Maurizio Ridolfi “Per una storia dell’università della Tuscia”, l’intitolazione a Scarascia Mugnozza dell’aula e altre iniziative di una ancora giovane, ma intensa vita dell’ateneo.
Alessandro Ruggieri è da tre mesi rettore e con la prorettrice Anna Maria Fausto e Alessandra Moscatelli, direttore generale, sono il raccordo fra i primi 35 anni e il futuro dell’ateneo.
“Il volume – spiega il rettore – vuole essere un segnale della presenza dell’università sul territorio, per parlare di quanto è stato fatto. Mercoledì sarà una giornata in cui metteremo insieme un percorso storico da fine anni Settanta a oggi.
Inaugureremo l’aula magna intitolata a Scarascia Mugnozza e ripercorreremo l’attività svolta nel campo della ricerca scientifica e umanistica, i progetti all’orto botanico, i rapporti internazionali, la crescita economica del territorio e un richiamo alle visite che negli anni, presidenti della Repubblica e Papi hanno fatto”.
Nel tempo l’offerta formativa si è diversificata. Giurisprudenza e Ingegneria sono fra gli ultimi corsi, ma fra quelli che in qualche modo hanno fatto la fortuna dell’ateneo, c’è Beni culturali, con tutte le difficoltà legate agli sbocchi professionali.
“L’offerta formativa del dipartimento di Beni culturali – osserva Ruggieri – deve andare verso una modernizzazione, in cui il bene culturale deve essere valorizzato, ma va visto anche nell’ottica di produrre reddito, altrimenti creeremo disoccupati di un corso bellissimo, ma senza sbocchi.
Oltre agli insegnamenti classici va inserita anche l’economia, senza che si perda la parte scientifica. Su questo punto il dipartimento ha sposato la linea”.
Intanto un corso a numero chiuso da venticinque persone specializzate in restauro potrebbe essere una risposta alla concreta possibilità di garantirsi un’occupazione al termine del percorso formativo.
Sui 35 anni si traccia un bilancio, dal 36esimo entra in campo la progettazione, tracciare le linee su come dovrà essere, cambiare l’università.
“Dobbiamo essere indipendenti – dice Ruggieri – un piccolo ateneo con specifiche aree di competenza e le sue eccellenze.
Va rafforzato lo spirito internazionale, grazie ai rapporti che abbiamo e ai progetti europei. Su fronte della didattica, occorre accrescere il numero di studenti, ma pure la qualità, aiutandoli a sostenere più esami e nei tempi previsti”.
Quindi un lavoro più a stretto contatto con le scuole, un’offerta formativa attrattiva e la ricerca: “Siamo un ateneo virtuoso – spiega Ruggieri – siamo al decimo-dodicesimo posto in Italia, posizione da mantenere e incrementare investendo nei giovani ricercatori, individuando le giuste risorse”.
Poi, riportare al centro dell’attenzione gli studenti: “Senza di loro non saremmo università – dice ancora il rettore – ma faremmo solo ricerca.
Vogliamo che non siano solo fruitori della didattica, ma che attraverso le assemblee studentesche possano essere coinvolti nella gestione, limitatamente alle loro competenze”.
Sul fronte amministrativo: “Abbiamo messo in atto tutta una serie di servizi a supporto dei dipartimenti – osserva Alessandra Moscatelli – con l’obiettivo d’avere un sistema di qualità in linea con quelle che sono le linee ministeriali.
Abbiamo deliberato documenti di programmazione per la legalità e la trasparenza e per migliorare i servizi, andando verso la dematerializzazione, favorendo gli studenti nell’utilizzo dell’online, eliminando il cartaceo”.
Il rettorato a santa Maria in Gradi, è un luogo storicamente importante. Cui non vanno le attenzioni che meriterebbe, a cominciar dalla chiesa i cui lavori sono da troppo tempo fermi.
“Purtroppo – dice Alessandra Moscatelli – non appartiene all’ateneo, ma è di competenza della Sovrintendenza.
Abbiamo già fatto solleciti, senza riscontri. Altri ne faremo, perché a nostro avviso si configura un possibile danno erariale per lo Stato, materia da Corte dei Conti, dal momento che sono stati eseguiti lavori, stucchi, ma non avendoli portati a compimento e quindi lasciando aperto, sta andando tutto in malora, vanificando quanto fatto.
Dove è di nostra competenza interveniamo, altrove purtroppo non possiamo”.
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