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Caprarola - In una struggente lettera Ramona Peracchini, a otto mesi dalla drammatica morte del suo fidanzato, chiede con forza chiarezza e giustizia

“Dietro la morte del nostro Giuseppe ci sono dei colpevoli…”

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Giuseppe Totonelli

Giuseppe Totonelli

Giuseppe Totonelli

Giuseppe Totonelli

Ramona Peracchini con Giuseppe Totonelli

Ramona Peracchini con Giuseppe Totonelli

Ramona Peracchini con Giuseppe Totonelli

Ramona Peracchini con Giuseppe Totonelli

Il ristorante Re Scorpione

Il ristorante Re Scorpione

Il ristorante Re Scorpione

Il ristorante Re Scorpione

Giuseppe Totonelli

Giuseppe Totonelli 

Viterbo – Sono passati più di otto mesi dalla notte in cui Giuseppe è scomparso, per ritrovarlo morto, due giorni dopo, sotto un ripetitore telefonico nella campagne di Poggio Nibbio. Suicidio, c’hanno detto. Abbiamo fatto fatica ad accettare tutto questo. Perché mai il nostro Giuseppe avrebbe dovuto compiere un atto così estremo come quello di togliersi la vita?

Un ragazzo così felice e solare, pieno di progetti per il suo lavoro, il suo ristorante, la sua vita in generale. Aveva da poco messo a disposizione i nuovi menù del Re Scorpione, stava facendo le prove per mettere nuove tovaglie nel suo ristorante, “per un tocco di colore in più” ci diceva. Perché la vita di Giuseppe era così: piena di colori. Aveva da poco sistemato una casetta al centro del paese per una convinvenza con me. Perché mai gettarsi da un’antenna e spegnere il suo sorriso per sempre? Non lo so. Non lo sappiamo, e forse non lo sapremo mai.

Sono passati più di otto mesi, è stata fatta l’autopsia, sono state aperte delle indagini, ma io, i suoi fratelli e quei poveri genitori che si straziano e si strazieranno sempre per la perdita del proprio figlio, non sappiamo ancora e neanche l’ora precisa della sua morte, se ha sofferto o è morto sul colpo. “I tempi della giustizia sono lunghi, signora” così ha risposto il legale della famiglia Totonelli alla mamma. E’ bene, allora, che la giustizia si metta una mano sulla coscienza, perché ci sono due genitori, due fratelli e una fidanzata che ogni mattina da otto mesi a questa parte si svegliano non solo facendo i conti con la dolorosa realtà che Giuseppe non lo rivedranno mai più ma con il chiodo fisso del perché!? Cos’è successo?

L’ipotesi, secondo molti, è quella dei “debiti per droga”. Mi dispiace ma noi non ci stiamo. Non ci crediamo. Ce lo vogliono far passare per un drogato, ma noi Giuseppe lo abbiamo vissuto, era un ragazzo buono e onesto. Lavorava da quando aveva 16 anni, per coltivare il suo sogno, quello di diventare un grande chef, e c’era pure riuscito. Serio nel suo lavoro, non aveva paura di nulla. Ha sudato Giuseppe per costruirsi, sì, perché Giuseppe si era costruito da solo, senza chiedere mai nulla a nessuno nemmeno ai suoi genitori. Tutto quello che aveva: macchina, vacanze, il suo Re Scorpione erano frutto unicamente del suo sudore.

Un figlio sempre presente, un fratello affettuoso, un fidanzato amorevole, un genero, un amico sempre disponibile. Si faceva in quattro per tutti lui, ma nessuno, a quanto pare si è fatto in quattro per lui, nel momento del suo bisogno. E non ci crediamo, che chi lo frequentava al di fuori di noi, non conosce, non sa. Zitti sono stati prima e zitti continuano a restare.

Giuseppe era un ragazzo come tanti, e chissà (anche se io non l’ho mai visto farne uso) magari quel vizietto di quella serata goliardica lo aveva, come lo hanno tanti giovani, e non, in questa società malata. Ma da qui e fare dei debiti ce ne corre. Ma allora per quanti ne fanno uso, tutti fanno debiti, tutti si ammazzano? Dietro quel problema economico dietro quel problema di cui Giuseppe non c’ha voluto parlare, c’è dell’altro!

Dietro la morte del nostro Giuseppe c’è uno o più colpevoli che lo hanno spinto a compiere un atto insano come quello del suicidio! Di Giuseppe a noi resta solo un biglietto senza nessuna spiegazione: “Grazie alla mia famiglia e al mio amore Ramona, vi amo e continuerò a farlo anche da lassù”. Rimane il dolore di averlo perso senza un perché, e l’amarezza che non riusciremo mai ad avere né verità né giustizia. Porteremo sempre nel cuore il suo meraviglioso sorriso con la sperenza che qualcuno un giorno paghi per averlo spento quel sorriso. Giuseppe era un ragazzo dal cuore d’oro e né lui, né noi che lo amavamo tanto, meritavamo un finale del genere.

Ramona Peracchini e la famiglia Totonelli


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7 febbraio, 2014

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