Viterbo – “Il nostro progetto è ambizioso, ma dobbiamo cominciare a pensare in grande”.
Lunedì l’ufficializzazione e oggi il debutto di Domenico Merlani, candidato alla presidenza della Camera di Commercio. Finora l’unico.
Presentazione alla sala Pavese del Consorzio biblioteche. Con il candidato, i rappresentanti delle associazioni che sostengono il patto su cui è maturata l’intesa: Cna, Unindustria, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative, Lega delle cooperative, Cgil, Cisl e Uil. Tutti seduti allo stesso tavolo, piuttosto ampio.
“Ci poniamo un obiettivo ambizioso – spiega Merlani – il rilancio e lo sviluppo competitivo della Tuscia, un territorio ricco di risorse e competenze tali da ottenere risultati”.
C’è da lavorare: “Partendo dall’internazionalizzazione. La regione investirà dieci milioni di euro nel settore. Penso al distretto ceramico di Civita Castellana, che ha speranze di ripresa legate all’export, ma dobbiamo fare in modo che queste risorse siano utilizzate al meglio.
Quindi, innovazione, semplificazione burocratica e amministraitiva – anticipa Merlani – migliorare l’efficienza nella gestione delle imprese, i temi dell’ambiente.
Tutto fa parte del patto che è stato sottoscritto, un progetto che non può non essere sposato, ma che chiede a tutti di collaborare, anche per migliorarlo attraverso le idee che ciascuno può portare”.
Da subito. “Non immagino un provvedimento specifico da cui partire – osserva Merlani – ma auspico che in giunta ognuno si faccia portavoce di progettualità, su cui lavorare senza perdere tempo.
Il ruolo del presidente è quello di condividere il lavoro della giunta ed essere da stimolo.
Il nostro è un progetto ambizioso, ma dobbiamo cominciare a pensare in grande”.
Il che vuol dire, ad esempio, cancellare lo storico isolamento della provincia: “In un’ottica di rinnovamento – precisa Merlani – che auspico anche all’interno dell’ente, oggi ultimo baluardo per le imprese.
La mia più grande soddisfazione sarà quando non sentirò più parlare gli imprenditori della Camera di commercio come l’ente cui ogni anno si deve pagare la tassa d’iscrizione obbligatoria, ma come reale strumento di crescita di tutti”.
Finora Merlani è il solo candidato, l’altra compagine non ha ancora ufficializzato una candidatura. “Al momento l’unica faccia è la mia – osserva Merlani – mi sono messo in gioco”.
Con Ascom e le altre sigle che non si riconoscono nel patto, un’intesa non è stata possibile. “Il mio tentativo – precisa Merlani – di far leggere il documento c’è stato verso tutti.
Io ho cercato tutti. Qualcuno non mi ha nemmeno risposto”.
Sarà stato Peparello, visto che ha dichiarato di non sapere chi fosse Merlani. Il diretto interessato, sollecitato, glissa.
“Io penso che dobbiamo superare i personalismi – continua Merlani – fare un salto di qualità nel cambio generazionale, superare le barriere quotidiane. Con questo tavolo e le persone che vi hanno aderito, penso d’averlo fatto.
Va superato il provincialismo che ci affligge”.
Per Mauro Pacifici (Coldiretti) il documento sottoscritto è stato accolto favorevolmente perché concreto, anche nella scelta del candidato: “L’impegno è far sì che la camera di commercio sia il mezzo con il quale rilanciare il diamante rappresentato dall’economia della Tuscia, il nostro paniere di produzioni che tutto il mondo c’invidia e non mi riferisco solo all’agroalimentare”.
Giuseppe Chiarini (Confagricoltura) ha visto nel patto possibilità di sviluppo importanti: “Come mondo agricolo ci siamo incontrati, ritrovandoci su una scelta che riteniamo capace d’importanti sviluppi futuri”.
Fabrizio Pini (Cia) vede bene Merlani anche per l’alternanza alla presidenza della camera di commercio, dei diversi settori. “Oggi tocca al mondo delle imprese. La nostra priorità è che le aziende siano facilitate nell’accesso al credito e che sia data visibilità nel promuovere prodotti tipici, cosa che oggi non sempre avviene”.
Fare sistema è importante, Rosita Pelecca (Cisl) spiega così la scelta dei sindacati di ritrovarsi nel patto. “Far uscire il territorio dall’isolamento, crediamo fermamente che la camera di commercio in questo momento complicato possa essere la cabina di regia da cui far partire idee e risposte al mondo delle imprese”.
Un progetto di sviluppo di cui la Tuscia ha bisogno, secondo Giancarlo Turchetti (Uil): “Le linee guida sono chiare e da sviluppare. Sulla formazione, ad esempio. Oggi non sfruttiamo i fondi europei, che invece potrebbero creare occupazione e l’ente camerale può fare di più”.
Sindacati e impresa allo stesso tavolo è il segno dei tempi, un’esigenza per fare fronte comune: “Ogni possibilità – spiega Miranda Perinelli (Cgil) – va colta e messa a frutto. Pure la camera di commercio è tempo che cambi il passo. Non perché prima abbia fatto male, ma perché oggi ci sono esigenze diverse”.
Quello che non serve, è dividersi: “Nel mondo della cooperazione – spiega Bruna Rossetti di Confcooperative e in rappresentanza anche di Lega Coop – è più semplice condividere, mettere insieme i pezzi di realtà diverse.
Qui è stato meno semplice, ma ci siamo riusciti, per un patto che deve essere innovativo.
Va cambiato il passo, le divisioni non servono a nessuno ed è importante che del progetto facciano parte anche i sindacati”.
La Cna le ultime tre elezioni ha appoggiato il presidente uscente. “Sentiamo su di noi proprio per questo – spiega Angelo Pieri – una grande responsabilità, quella di lavorare per rafforzare l’alleanza espressa in questi anni.
Il territorio ha bisogno di un lavoro di squadra”.
Giuseppe Ferlicca
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