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Arte - Il pittore viterbese alla prima biennale di Verona del 12 febbraio

L’attualità nel mito, il manierismo di Alessio Papa

di Stefania Moretti
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Alessio Papa

Alessio Papa

Alessio Papa
Alessio Papa

Il canto delle sirene numero 2

Il canto delle sirene numero 2

Il canto delle sirene

Il canto delle sirene

La bella maniera

La bella maniera

Viterbo – A 5 anni imbrattava i muri di casa con i gessetti colorati. A 36 partecipa alla Biennale di Venezia. Il 12 febbraio sarà a Verona per la prima biennale della creatività. Ma Alessio Papa e la sua arte nascono a Viterbo (fotogallery).

Classe 1977, vive da sempre a Vetralla e da sempre dipinge. Prima il liceo artistico Tuscia. Poi l’Accademia di Belle arti di Roma. Di lui la critica scrive che ha “l’innato talento donatogli da un’entità superiore”. Un istrione a metà strada tra classicismo e modernità, mischiati nel suo amato manierismo.

“Per me è l’arte per eccellenza. L’arte della rinascita, che nel Rinascimento affonda le radici. E’ da qui che tutto inizia. L’evoluzione della pittura italiana tra il Cinquecento e l’Ottocento è stata straordinaria. Dal Novecento in poi ha imperversato la banalità”.

Che intende per banalità?
“Banalità di contenuti. Prodotti che puntano solo all’effetto, come succede spesso con le avanguardie. In un certo senso, per l’epoca rinascimentale, anche il manierismo fu definito un’avanguardia, poi rivalutato nel senso di una grande rivoluzione pittorica. Ma la mia pittura è contro le avanguardie. Non che abbia qualcosa da ridire nei confronti dell’astrattismo o di altri generi di pittura ultramoderna, ma io cerco altre cose. Non solo il colore. La mia è soprattutto arte figurativa”.

Quindi privilegia il disegno?
“Il disegno e il messaggio. Il colore è uno dei tanti elementi dell’opera. Ma l’opera è un sentimento. Mostrando i miei sentimenti non punto solo sul cromatismo, ma anche sui soggetti disegnati. La figura umana, nelle mie tele, è la protagonista principale”.

Quando ha capito che voleva fare l’artista?
“Lo so da sempre. Da quando alle elementari impiastravo i muri di casa con i gessetti. Artisti si nasce. Facevo le elementari quando ho partecipato al primo concorso. Ho fatto arrivare prima la mia scuola e vinto una bicicletta. Toccavo il cielo con un dito”.

Quanto tempo impiega per completare un’opera?
“Anche un mese. Un quadro va innanzitutto pensato. Passo diversi giorni a riflettere su come voglio dipingere quello che sento. L’opera è un puzzle fatto di pezzi. Esattamente come un film: c’è la scenografia da comporre, gli attori da scegliere. L’idea è il punto di partenza, ma viene da sé con l’ispirazione”.

E l’ispirazione da dove arriva?
“Intanto non è detto che arrivi. Ci sono periodi morti, in cui sembra di non trovarla da nessuna parte. In realtà, il bello è che è sempre dietro l’angolo. Posso trovarla anche in una conversazione con qualcuno o guardando qualcosa. Viene da sola, senza bisogno di cercarla. Personalmente, trovo che un’importante fonte di ispirazione sia l’attualità”.

Per esempio?
“Le mie sirene. Alla biennale di Verona porterò due opere: una è “Il canto delle sirene numero 2″. Numero due, perché è il seguito di un’altra opera omonima. In entrambe le protagoniste sono le sirene. Un’allegoria della prostituzione e del circolo vizioso che innesca. La numero due mostra un uomo sedotto da una sirena-escort, con altre due sirene che, non a caso, formano un cerchio. Volevo disegnare il richiamo delle sirene inteso come il richiamo della lussuria. Del sesso a buon mercato. Una spirale del vizio, simboleggiata dal cerchio delle sirene. Nel numero uno ci sono le stesse sirene-prostitute che aspettano clienti e la nave-macchina che si avvicina”.

Perché le sirene-prostitute?
“La sirena è un essere mitologico. Il manierismo mi ha insegnato a prendere molto dalla mitologia. Qui lo spunto è l’Odissea. Ulisse sul punto di cedere alle sirene. La prostituzione è uno spaccato che mi piace rappresentare in quanto aspetto negativo della nostra società. L’attualità, purtroppo, fornisce molti spunti torbidi. E’ su questi che mi piace riflettere. Dipingere il vizio per dire, una volta in più, che è sbagliato e stimolare, di conseguenza, la riflessione in chi guarda”.

Qual è l’altra opera che porterà alla biennale di Verona?
“Si chiama “La bella maniera”. E’ un omaggio al manierismo che è la mia terra, dal punto di vista pittorico. Il Vasari diceva che i manieristi dipingevano “alla bella maniera”. Un’espressione che ha poi assunto una connotazione negativa. Solo col tempo la corrente da cui provengo è stata rivalutata come una grande rivoluzione pittorica, che ha stravolto la figura umana allungandola per renderla più bella”.

Ma quindi si definirebbe un pittore classico o moderno?
“A metà strada. Sono un contemporaneo che si aggrappa all’antichità per reinventarla e mischiarla all’attualità”.

Quanto è difficile fare l’artista nel 2014?
“Tanto. Ed è difficile in tutto. Lo stesso tentativo di far arrivare il proprio pensiero con un dipinto è difficile. Ma la passione vince su tutto. E’ chiaro: non si può essere sempre soddisfatti del risultato. Ma a volte succede anche che chi guarda l’opera capisce esattamente cosa vuoi dire. E’ speciale ed è la soddisfazione più grande”.

L’arte risente della crisi?
“Sì purtroppo. Fare l’artista è sempre stato difficile, perché il nostro è un mondo di nicchia, fatto di gallerie, collezionisti, intenditori. Non è semplice imboccare la strada giusta. Chi sceglie di comprare un’opera, raramente investe sugli emergenti. Punta a un prodotto che ha già un valore accertato. E comunque vendo molto più all’estero che in Italia”.

Dove ha esposto finora?
“All’estero a Chicago, Tallin, Parigi. Ora collaboro con una galleria di Spoleto dove sto esponendo le mie opere da sei mesi. Forse potrà essere un trampolino per altri lidi come Brasile, Montecarlo, Cina. In Italia ho fatto mostre un po’ dappertutto: Assisi, Roma, Firenze. Dal nord al sud del paese, in pratica”.

Un artista viaggia molto?
“Viaggiano le opere. Ed è già costoso spedirle… non posso spostarmi sempre, purtroppo”.

Quanto costa una sua tela?
“Dipende anche dalle dimensioni. Quelle più grandi, un metro e venti per un metro, anche ventimila euro. Le più piccole anche meno di mille”.

A cosa non si piegherebbe mai?
“A commercializzare le mie opere in televisione. Quella è svendita. Mercificazione. Non arte”.

E cos’è l’arte per lei?
“Ciò che c’è di bello nello spirito umano. Una miscela di storia, fantasia e senso della bellezza”.

Stefania Moretti


Chi è Alessio Papa

Alessio Papa nasce a Viterbo il 13/12/1977. Frequenta il liceo artistico “Tuscia” di Viterbo e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di pittura, dove Alessio inizia a studiare il manierismo rinascimentale e il neomanierismo.

Conclude la sua carriera accademica nel 2004 discutendo una tesi di anatomia artistica “L’anatomia nei dipinti del Parmigianino”.

Nei suoi dipinti l’artista stravolge l’anatomia della figura umana, allungandola a volte anche in modo innaturale, caratteristica propria dei Grandi Maestri tardo-rinascimentali, periodo noto per l’attribuzione data dal Vasari di “arte della maniera” o “manierismo”.

L’artista ha partecipato in diversi concorsi artistici in Italia e all’estero riscuotendo sempre molto interesse da parte della critica e del pubblico e distinguendosi sempre per la tecnica, la creatività e per come vengono elaborati culturalmente i suoi lavori.

Inoltre Alessio Papa ha svolto diverse mostre sia personali che collettive in varie parti del mondo ed è inserito in prestigiosi cataloghi d’arte.


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6 febbraio, 2014

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