Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Premesso che piazza democratica nasce come esperienza nel partito democratico e per il partito democratico, ma anche come luogo di apertura ai contributi di tutti, specie tra coloro che hanno sostenuto Matteo Renzi, ciò premesso, sul tema che sta occupando lo spazio centrale del dibattito politico cittadino e provinciale crediamo ci si debba chiedere: ma i rifiuti sono davvero un problema?
A nostro parere, ciò dipende dall’angolazione visuale da cui si osserva il problema: se lo sguardo si orienta al nord Europa non si direbbe, e lo stesso potrebbe dirsi se la vista punta al nord Italia; mentre i rifiuti sono sicuramente una criticità nel sud Italia.
Qui da noi potrebbe ancora evitarsi una situazione seriamente critica, ma, per questo, serve un’azione tanto immediata quanto decisa.
La politica locale e quella regionale – al netto di una raccolta differenziata che oltre a rappresentare la strada maestra è anzitutto un elemento di civiltà da insegnare ai nostri figli – dovrebbe favorire una soluzione di chiusura del ciclo dei rifiuti moderna, tecnologicamente avanzata e a minor impatto ambientale. Ve ne sono diverse in circolazione.
Compito delle istituzioni è favorire la ricerca delle migliori soluzioni e verificare, al netto di una differenziata spinta, quali siano quelle più compatibili con le esigenze del singolo territorio.
Nella discussione politica viterbese abbiamo invece l’impressione che il tema dei rifiuti sia – almeno prevalentemente – l’ennesimo alibi all’ombra del quale consumare lo scontro tra chi sostiene la giunta regionale e chi la osteggia; tra chi sostiene l’amministrazione comunale di Michelini e i suoi avversari.
E allo stesso modo, leggendo il dibattito di questi giorni sulla stampa locale, è inaccettabile l’incomprensibile polemica sulla figura di un (singolo) assessore della giunta comunale di Viterbo.
Al di là di responsabilità o presunte colpe, la cui ricerca non ci appassiona, è inaccettabile che, in una situazione di sofferenza sociale come quella che viviamo, non riesca a prevalere quel minimo senso di responsabilità istituzionale che deve portare a produrre fatti e soluzioni concrete.
Si cercano invece capri espiatori ma soprattutto cambi di poltrone, e grande sarà la nostra meraviglia se la sostituzione di un assessore comporterà il tanto agognato cambio di marcia a Viterbo città.
I soliti scontri tra singoli, gruppi, correnti e fazioni, speculando sulle criticità reali della nostra terra, senza neppure la preoccupazione di salvare la forma, un distacco dalla realtà che non giova alla politica, e ancora meno alla comunità.
I cittadini non sono stanchi della politica; sono delusi da un certo modo di interpretarla. Ecco perché Piazza democratica è e deve rimanere un luogo aperto.
Peraltro, è come minimo improprio dover leggere che nella nostra provincia i “renziani” sarebbero divenuti alleati dei “popolari”; in realtà soltanto una parte di coloro che, come noi, ha sostenuto le candidature di Matteo Renzi – nella fase nazionale – e Alessio Trani – nella fase provinciale – ha fatto scelte diverse da quelle della maggioranza di noi, prima al congresso regionale, e continua a farne.
Non comprendendo, forse, che si è aperta una fase nuova, in cui Matteo Renzi è il segretario di tutto il partito democratico – di cui ha recuperato l’orgoglio che ha esibito nei dibattiti di questi giorni, e Fabio Melilli – renziano – è il segretario regionale (entrambi eletti da un suffragio ampio).
E proprio da questo punto di vista, dobbiamo ricordare a noi stessi, e precisare anche agli altri, se necessario, che tutte le esperienze maturate durante la fase congressuale sono patrimonio di tutti, compresa quella delle conferenze programmatiche della sala Gatti di Viterbo, chiamate in breve “mini Leopolda”.
E proprio perché sono patrimonio di tutti, non hanno diritto ad usarlo come cosa loro quei pochi di noi che, pur legittimamente, hanno fatto altre scelte.
Piazza Democratica
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