Viterbo – (g.f.) – Sarà un trasporto straordinario. Quello del tre settembre.
In comune se ne parla da dicembre, non appena ottenuto il riconoscimento Unesco. Da allora sono passati più di due mesi, senza grossi passi in avanti.
Perché nel frattempo è stato deciso d’invitare papa Francesco. Visti i tempi stretti, in comune hanno pensato bene di prendersela comoda. Invito partito l’altro ieri.
Si attende una risposta. Negativa. Una richiesta a un pontefice con un così stretto preavviso, probabilmente per etichetta non sarebbe nemmeno dovuta partire.
L’agenda papale viene predisposta con mesi e mesi d’anticipo. Ecco perché a palazzo dei Priori, da grandi esperti nel metterci una pezza, hanno parlato nella missiva di un trasporto straordinario abbinato ai trent’anni dalla visita di papa Giovanni Paolo II, ma estendendo l’invito al tre settembre. I trent’anni, del resto, scadono a dicembre.
Papa Francesco a Viterbo il tre settembre a conti fatti sarebbe la soluzione migliore. Venuta per caso, in ossequio al nuovo modo d’amministrare a palazzo dei Priori. Alla giornata.
Quindi, salvo improbabili miracoli, a giugno niente papa e niente trasporto straordinario.
Tutto è bene ciò che finisce bene, per le casse comunali. L’idea del trasporto era nata da Baku per celebrare il riconoscimento Unesco.
Sindaco e assessori si erano subito entusiasmati all’idea, tanto che era arrivata pure la proposta di un referendum per decidere quale fra le ultime Macchine far uscire.
“Il trasporto si farà” era la parola d’ordine. Poi qualcuno deve avere fatto due conti. Il trasporto costa e l’entusiasmo si è lentamente smorzato.
Intanto è venuta l’idea d’invitare il pontefice. Giusto.
Passo successivo e definitivo: nella maggioranza non ci hanno messo molto a veicolare la tesi: senza papa il trasporto non ha senso. Argomento chiuso.
Di straordinario non rimangono che più di due mesi passati a parlare del nulla.
In attesa del miracolo, appuntamento al tre settembre.
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