Viterbo – “Truffa allo Stato e ai lavoratori”. Sono questi i reati ipotizzati nell’esposto dei sindacati contro la direzione di Villa Rosa. Da qui deriva il blitz della finanza di venerdì nella casa di cura in via Baracca.
In quelle tre pagine scritte a più mani, i segretari di Uil Fpl, Fials, Usb e Ugl Sanità denunciano “la completa opacità” dei conti di Villa Rosa.
Il problema sorge dalla nota dell’8 aprile 2013, con cui la direzione minacciava “di licenziare 73 lavoratori in quanto eccedenti le necessità della struttura”. La dirigenza lamenta buchi milionari causati dalle spese del personale. I sindacati chiedono i bilanci, ma visionarli sembra impossibile.
Come si legge nell’esposto, “questa informazione era essenziale per comprendere la natura di quei debiti e l’origine della provvista per pagarli. Perché se fosse risultato – per mera ipotesi, sia chiaro – che si trattava di debiti della comunità religiosa (anche legittimi, in ipotesi) pagati con avanzi di esercizio, sarebbe stato dimostrato che il costo del personale non era affatto elevato e che i licenziamenti erano ingiustificati”.
I sindacati lamentano l’evanescenza della contabilità. “Non esiste alcun modo di conoscere pubblicamente i bilanci di una Congregazione che gestisce attività per milioni di euro!”. Il riferimento, ovviamente, è alla Provincia italiana della Congregazione delle suore ospedaliere, cui Villa Rosa fa capo.
Anche alla sede romana di via Urbisaglia, venerdì mattina, è scattato il blitz delle fiamme gialle. Perquisizione parallela a Roma e a Viterbo, su delega del pm Fabrizio Tucci, per acquisire tutti i documenti contabili della congregazione. Proprio come richiesto dai sindacati nell’esposto.
“Abbiamo chiesto al direttore Mario Sesana della Congregazione di ottenere copia dei bilanci – raccontano i segretari dei sindacati dei lavoratori nell’esposto -. Ci è stato risposto che gli enti religiosi non hanno alcun obbligo di trasparenza; e con spirito più o meno caritatevole ci è stata consegnata una situazione che corrisponde più o meno a un conto economico (senza stato patrimoniale) ma in nessun modo verificabile. Abbiamo verificato, peraltro, che gli enti religiosi sono comunque tenuti al rispetto degli obblighi di tenuta delle scritture contabili. Ma allo stato, senza alcuna trasparenza pubblica, almeno nel caso della Congregazione delle suore ospedaliere”.
Da quanto scrivono i sindacati invece non si può fuggire dalla trasparenza. Il contratto di solidarietà stipulato nel luglio 2013 “prevede l’erogazione di sussidi pubblici da parte della Regione. Che comportano, a maggior ragione, esigenze di estrema trasparenza”. Per non parlare di una questione di “diritti dei lavoratori”, a un passo dal licenziamento e accusati di costare troppo. Mentre l’ispezione della Asl, sempre secondo i sindacati, dice l’esatto contrario: non esistono esuberi. Tutt’altro.
Nel loro esposto, i sindacati accennano per ben due volte a un’altra situazione di dissesto economico-sanitario che interessa la Tuscia: il caso Idi. San Carlo a Roma e Villa Paola a Capranica. 14 milioni di euro sottratti alle casse delle strutture sanitarie che oggi languono e non hanno più nemmeno i fondi per pagare il personale. L’eccellenza della sanità vaticana spremuta come un limone, secondo i magistrati romani, che hanno ottenuto l’arresto ai domiciliari di padre Franco Decaminada, dal 2006 al 2011 ai vertici della provincia italiana della congregazione dei figli dell’Immacolata concezione. In carcere è finito, invece, Domenico Temperini, a lungo direttore generale dell’Idi durante la gestione Decaminada e amministratore unico delle società Elea scrl ed Elea Spa. Entrambe controllate dall’Idi, sono sotto inchiesta per aver emesso fatture false per operazioni inesistenti, creando un ricco bacino di risorse per Decaminada, Temperini e famiglia. A scapito della sanità.
In tal caso, c’è una maxiinchiesta in piedi da un anno per appropriazione indebita, bancarotta ed emissione di fatture false. Il nodo viterbese, invece, è ancora tutto da sciogliere. Se di nodo si tratta.
Per ora c’è un fascicolo della procura di Viterbo contro ignoti. Nessuna persona ascoltata e nessuna ipotesi di reato. Di truffa ne parlano i sindacati, ma il blitz della finanza era la primissima verifica dei baschi verdi che solo da oggi cominceranno a fare ordine tra la vasta mole di carte sequestrate.
Gli stessi sindacati avanzano la possibilità di uno spostamento delle indagini nella Capitale: “La nota di avvio della procedura (di licenziamento, ndr) e le fasi di concertazione si sono svolte a Roma, dove dunque si sarebbero perfezionati gli eventuali reati, con relativa competenza della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma”. Ma per ora il fascicolo non si muove da Viterbo.
Stefania Moretti




