Viterbo – “Viva Viterbo non si tocca”.
Il giorno dopo l’acceso consiglio comunale occupato dall’ordine del giorno sull’assessore Giacomo Barelli, il sindaco Michelini tira le somme. Intanto blindando il movimento di Filippo Rossi, nei confronti di chi, nel Pd lo vedrebbe volentieri fuori squadra.
“Viva Viterbo fa parte della maggioranza – spiega il primo cittadino – e non ci sono ragioni per cambiare l’assetto”.
Sul fronte assessorato alla Cultura, entro lunedì assegnerà la delega. Un cambio veloce, nessun rimpasto. “Riguarderà solo due componenti della giunta”. Ovvero, uno scambio di deleghe fra Barelli e un altro assessore.
“Barelli – spiega Michelini – ha messo a disposizione le sue deleghe, facendo un ragionamento comprensibile sotto il profilo umano e professionale.
Per l’attività che lui ricopre, visto che non campa di politica, questi continui attacchi lo stavano penalizzando, lui stesso mi ha spiegato di non potere più andare avanti così. Non posso che dargli ragione”.
Adesso che succede? “Mi sono già attivato per trovare una diversa soluzione su come assegnare le deleghe alla Cultura e ai Grandi eventi”.
L’assessore ha in carico pure il Turismo. “Ancora non so di preciso, bisogna capire, comunque è certo che si tratterà di uno scambio a due in giunta, non un rimpasto”.
Michelini non sembra avere in mente un assessore in particolare per lo scambio. “Sono sette, tanti quante le ipotesi possibili”.
Con Barelli in un altro settore, polemiche finite in zona Pd? “Il partito si è espresso anche su Viva Viterbo. Il partito ha fatto alcune affermazioni sui rifiuti e sul provvedimento che riguarda le piazze, esternazioni che sarebbe stato meglio non fare, ma non è in discussione la presenza nella coalizione.
La composizione della maggioranza non si può e non intendo cambiarla, salvo situazioni in cui dovesse venire meno la fiducia o altri seri problemi.
Del resto loro stessi hanno ribadito il sostegno e nei fatti hanno sempre votato in modo lineare”.
Su Barelli, il primo cittadino svela un retroscena del suo addio alla Cultura.
“Voleva farlo subito, ieri sera – spiega il primo cittadino – ma gli ho detto di no, perché sarebbe stato politicamente sbagliato.
Dodici o 48 ore in più non avrebbero cambiato nulla. Anche per fare tutti i passaggi politici”.
Critica, invece, il documento presentato dall’opposizione contro l’assessore: “Un ordine del giorno che andava troppo sul personale, non mi è piaciuto.
Voglio dire, una parte dell’opposizione mi viene a parlare di conflitto d’interesse, quando hanno da sempre minimizzato quella del loro leader nazionale Berlusconi.
Avrei capito di più una discussione incentrata sul lavoro dell’assessore e i risultati, positivi o negativi”.
Giuseppe Ferlicca
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