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Viterbo - Le parole del soprintendente archivistico per il Lazio, Donato Tamblé durante il convegno che si è svolto ieri pomeriggio nella sala conferenze del palazzo Papale

“Gli archivi di Stato rappresentano la nostra storia”

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Luciano Osbat e Donato Tamblé

Luciano Osbat e Donato Tamblé

Donato Tamblé

Donato Tamblé

Donato Tamblé
 Donato Tamblé

Luciano Osbat

Luciano Osbat

Luciano Osbat

Alcuni documenti storici

Alcuni documenti storici

 Alcuni documenti storici

Viterbo – (e.c.) –  Gli archivi pubblici e privati dell’Alto Lazio tra tutela e valorizzazione.

Centri importanti per la conservazione della storia e della memoria che avrebbero bisogno di una maggiore salvaguardia.

Questo il tema del convegno che si è svolto ieri pomeriggio al Palazzo papale di Viterbo e che è stato organizzato dal centro diocesano di documentazione per la storia e la cultura religiosa di Viterbo e il Centro ricerche per la storia dell’Alto Lazio con il patrocinio del Dipartimento di scienze dei beni culturali dell’Università della Tuscia.

Protagonista dell’incontro il soprintendente archivistico per il Lazio, Donato Tamblé, accompagnato dal professore di archivistica all’Università della Tuscia, Luciano Osbat.

Un tema importante in un momento così difficile in Italia.

“I beni culturali – afferma Osbat – stanno vivendo una stagione difficile ecco perché è importante ricercare, fare rete e tutelare gli archivi privati e pubblici che abbiamo in Italia e nel Lazio.

C’è una grande mancanza di risorse e non è giusto che i beni culturali vengano sacrificati – spiega Osbat -, ma in un momento di crisi come questo c’è una scala gerarchica da rispettare.

Però non bisogna fermare le risorse in campo in questo settore, semplicemente andrebbero razionalizzate. Perché gli archivi storici – conclude – è un patrimonio che deve essere salvaguardato”.

Archivi importanti per la storia, importanti per la ricerca e per la documentazione. Una risorsa che non bisogna sottovalutare.

“Gli archivi sono come il centro del mondo, rappresentano la storia e ci rendono padroni di una macchina del tempo. Ci danno informazioni sulla vita che è stata, sulle azioni quotidiane – spiega Tamblé -. I documenti che maneggiamo ogni giorno entrano nella storia e grazie a loro noi stessi abbiamo una permanenza nella storia”.

Una competenza importante quella dell’archivista, che quasi va a compenetrare e a bilanciare quella dello storico.

La documentazione che viene raccolta negli archivi è un’eredità importante, è una trasmissione dei conseguimenti dell’uomo da un’epoca all’altra.

E dappertutto sono considerati tali e sono tutelati.

“Ovunque nel mondo c’è un’organizzazione statale che conserva e tutela gli archivi di Stato – prosegue Tamplé -. In Italia, in particolare, c’è una tradizione modello e la sovrintendenza del Lazio è forse quella più importante”.

Nonostante tutto agire sul territorio non è facile e servirebbe una forza maggiore.

“Siamo in pochi – sottolinea Tamplè – la spending review sta falcidiando i nostri istituti. Da anni non ci sono concorsi per gli archivi di Stato. Possiamo trasmettere le nostre conoscenze nelle scuole o nelle università, ma questa è solo una parte di quello che bisognerebbe sapere per essere funzionari o soprintendenti di archivi di Stato. Il vero lavoro lo si impara sul campo”.

Il soprintendente non ha dimenticato di rivolgere un plauso al lavoro degli inquirenti viterbesi. Da due anni la sezione di polizia giudiziaria coordinata dal procuratore capo Alberto Pazienti ha avviato una lotta senza quartiere allo sperpero del patrimonio artistico viterbese. Dai complessi monumentali abbandonati ai reperti di provenienza archivistica finiti, chissà come, all’asta su Internet o nella disponibilità di privati.

Un’operazione di recupero storico-artistico che ha dato i suoi frutti. Il ciclo degli affreschi di Palazzo Spreca ha inaugurato un filone di riscoperta di tesori viterbesi nascosti e ritrovati. Gli ultimi due ritrovamenti, in ordine di tempo, si collocano a Ronciglione e Sipicciano.

Nel centro cimino l’ispettore della polizia di Stato Felice Orlandini e il luogotenente della finanza Sandro Calista hanno recuperato un’antica collezione di documenti antichi dal 1600 all’epoca fascista. A distanza di pochi giorni, gli investigatori hanno scovato su Internet un libro dei conti del comune di Sipicciano, risalente al 1500-1600 e messo all’asta da una libreria di Pistoia. Volume recuperato prima che se ne perdessero le tracce.

Su entrambi gli episodi, le indagini proseguono anche a largo raggio, sul territorio nazionale.


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22 marzo, 2014

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