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Vetralla - È quanto emerge dal libro di Giuseppe Grassi che sarà presentato domani 29 marzo nella sala consiliare

“Un castrum romano a Campo Giordano”

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Campo Giordano in una mappa del 1696

Campo Giordano in una mappa del 1696

Il castello di Campo Giordano

Il castello di Campo Giordano

Strutture scoperte all'interno del castello di Campo Giordano

Strutture scoperte all’interno del castello di Campo Giordano

Strutture scoperte all'interno del castello di Campo Giordano

Strutture scoperte all’interno del castello di Campo Giordano

Via Cassia nei pressi di Campo Giordano

Via Cassia nei pressi di Campo Giordano

Vetralla – “Un castrum utilizzato dai romani come avamposto per penetrare e conquistare le terre degli etruschi. Un luogo strategico da cui consolidare e proseguire la conquista dei territori etruschi. Una zona importante che aveva una funzione militare di controllo territoriale e di punto propulsivo. Un castrum romano sui cui resti è poi sorto il Castello di Campo Giordano a Vetralla”.

È quanto emerge dal libro di Giuseppe Grassi, “Storia e misteri del Castello di Campo Giordano. Castrum, Limes e luogo di culto” (Intermedia Edizioni) che verrà presentato a Vetralla sabato 29 marzo alle 16.30 nella sala consiliare del comune in piazza Umberto I.

Assieme all’autore, interverranno il sindaco di Vetralla, Sandrino Aquilani, e il delegato alla cultura del comune di Vetralla, Michele Vittori. Modererà l’incontro il giornalista Daniele Camilli.

“Un Castrum militare d’epoca romana – spiega Grassi nella sua pubblicazione – realizzato prima per conquistare, poi per controllare i territori etruschi”.

Tante le scoperte contenute nel libro. “Il Castello – prosegue infatti Giuseppe Grassi – ha continuato a svolgere un ruolo fondamentale anche nei secoli successivi all’epoca romana. Prima con una funzione militare, esigenza che ha portato infatti alla nascita del Castello di cui si rintracciano ancora i resti di due torri medievali. Poi con un ruolo di natura diplomatica, giocando una parte rilevante nelle trattative che porteranno alla conquista dei territori americani.

Infine come contea riconosciuta da Papa Benedetto XIII. Tante le famiglie nobili del passato che lo hanno abitato – conclude l’autore – dagli Orsini ai Conti Di Vico e Anguillara, da Papa Innocenzo VIII ai Farnese, dai Cybo ai Brugiotti fino alla famiglia Grassi”.

“Il Castello – sottolinea Gaetano Platania, direttore del dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università degli studi della Tuscia e autore di una delle prefazioni alla pubblicazione di Giuseppe Grassi – ha avuto una serie di ristrutturazioni, come si evince dalla lettura del testo, e ciò che colpisce è proprio il ruolo che ha avuto con il passare dei secoli e pur mutando nei suoi aspetti è stato sempre polo strategico del suo contesto territoriale”.

Tra le prefazioni, anche quella di Maria Gabriella Scapaticci della Soprintendenza ai Beni archeologici dell’Etruria Meridionale. “Segnalo l’estremo interesse, dal punto di vista dell’antropologia culturale – scrive la Scapaticci – delle notizie su di un culto moderno delle acque nei sotterranei del Castello, vicino al pozzo, dove sono state rinvenute delle uova di piccione sbriciolate ai piedi di una piccola immagine in rame della Vergine Maria.

Si tratta di una testimonianza inedita di una tradizione contadina associata alle proprietà curative delle sorgenti e testimoniata per altro dalla presenza di ex voto. Il volume – conclude la Scapaticci – è una memoria per il futuro, una miniera di notizie e curiosità che faranno piacere ad un pubblico variegato, anche scolastico”.


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28 marzo, 2014

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