Viterbo – (m.l.r.) – Muoiono di cancro al colon retto 80 persone all’anno. E solo nella Tuscia.
E’ un tumore aggressivo che non fa distinzioni di sesso, colpisce indistintamente uomini e donne. Bersaglio potenziale: 100mila adulti del viterbese.
Per cercare di arginare questa patologia la Ausl di viterbo questa mattina ha presentato, in conferenza stampa alla Cittadella della Salute, l’avvio del programma di prevenzione dei tumore al colon retto. A illustrarlo nel dettaglio il commissario straordinario della Ausl Luigi Macchitella, il direttore sanitario Patrizia Chierchini, il coordinatore dei programmi di screening Silvia Brezzi e il referente del programma Roberto Faggiani.
“Finalmente parte anche l’ultimo programma di screening della Asl. Dopo quello al collo dell’utero e alla mammella ora abbiamo anche quello per il colon retto – dice il commissario straordinario della Asl di Viterbo, Luigi Macchitella -. Nella nostra regione il 30% delle liste d’attesa è occupato dalle richieste per indagini diagnostiche, se tutti gli screening fossero fatti con correttezza e cognizione, anche da chi viene chiamato ad eseguire gli esami, avremo sicuramente un 20-25% in meno di richieste diagnostiche”.
Dal lunedì 31 marzo partierà il programma con la spedizione di 5 mila invita per eseguire l’esame. Che sarà gratuito, semplice e per niente invasivo. L’esame è gratuito e semplice da effettuare. Ogni mese 5mila inviti saranno spediti nelle case dei cittadini. In due anni in tutto il territorio provinciale saranno contattate 99mila persone di età compresa tra i 50 e i 74 anni.
La realizzazione del programma ha richiesto un importante sforzo organizzativo da parte dell’azienda sanitaria che permetterà di raggiungere capillarmente, sul territorio, gli uomini e le donne di età compresa tra i 50 e i 74 anni a cui lo screening è indirizzato. E i numeri lo testimoniano: 99mila sono le persone che verranno contattate in due anni, 5mila sono gli inviti recapitati ogni mese nelle case dei cittadini, 80 sono i centri di distribuzione delle provette presenti nel Viterbese, mentre 90 sono gli operatori volontari, già adeguatamente formati, che collaboreranno con la Ausl. Tra questi un medico di medicina generale e un sindaco: il primo cittadino di Piansano.
Ma cosa viene richiesto agli uomini e alle donne tra i 50 e i 74 anni residenti in provincia?
Semplicemente la raccolta di un campione delle feci da far analizzare. Le informazioni per aderire al programma saranno contenute nella lettera d’invito.
Al suo interno, oltre a una nota che spiega i vantaggi di aderire allo screening, gli utenti troveranno tutte le modalità organizzative e l’elenco degli 80 centri di distribuzione delle provette da riconsegnare dopo aver raccolto il campione a casa. Le provette saranno poi ritirate dal servizio trasporti aziendali e consegnate al centro di lettura dove verrà eseguita la ricerca del sangue occulto, esame che consente di identificare i soggetti a rischio di tumore.
Se l’esito è negativo verrà spedita a casa la risposta. Nei casi di positività (circa il 6%) gli utenti verranno contattati telefonicamente e invitati a eseguire la colonscopia in uno dei tre centri del programma:. Belcolle, Civita Castellana o Tarquinia.
“Il tumore del colon retto – ha spiegato Roberto Faggiani – è la seconda causa di morte per tumore negli uomini e la seconda per le donne. Eseguendo il test di screening ogni due anni lo si può scoprire addirittura prima che diventi tumore o in fase iniziale e intervenire per eliminarlo e guarire. Abbiamo riscontrato 80 casi di tumore ogni 100mila abitanti, nella Tuscia sono colpite circa 240 persone. La mortalità è alta in un anno nel Viterbese ci sono stati 80 casi”.
“Per favorire al massimo l’adesione – ha aggiunto Silvia Brezzi -, nella fase organizzativa del programma abbiamo chiesto la collaborazione degli operatori sanitari, del volontariato, delle farmacie e delle amministrazioni comunali per realizzare tanti centri di distribuzione e riconsegna delle provette, in modo da renderli il più vicino possibile alle case degli utenti. Siamo rimasti molto colpiti dalla risposta ottenuta. A oggi, oltre alle strutture ambulatoriali, ai Cup e ai Centri prelievi della Ausl, abbiamo individuato come centri di distribuzione e di riconsegna 16 sezioni dell’Avis, una della Croce rossa italiana, un centro polivalente comunale, 42 Farmacie, lo studio di un medico di medicina generale e quello del sindaco di Piansano”.
Tutto è pronto, dunque, affinché il programma di prevenzione dei tumori del colon retto entri nella sua fase operativa. Da lunedì 31 marzo saranno spediti i primi inviti ai residenti di tutti i comuni dei distretti 1 e 2 e nei cinque comuni capofila dei distretti della Ausl. Da settembre, progressivamente, partiranno gli inviti nel resto del territorio provinciale. “La campagna di comunicazione che affiancherà il programma – ha concluso il commissario straordinario Luigi Macchitella – si basa su un’esortazione semplice, ma efficace: Scegli un domani sereno. Effettivamente, aderire al programma di screening del tumore del colon-retto è una grande opportunità . E’ garanzia di un intero percorso gratuito, multiprofessionale e sottoposto a controlli di qualità ed è un reale beneficio di salute per gli utenti che si realizza grazie alla sinergia che si è formata tra gli operatori sanitari, il mondo del volontariato e la società civile. Tutto questo con un unico fine: trasmettere e rafforzare la cultura della prevenzione”.
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